Palestina: accuse alla cultura italiana per complicità con israele

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Palestina: accuse alla cultura italiana per complicità con israele

La cornice culturale del MAXXI e, più in generale, di alcune istituzioni artistiche italiane è diventata teatro di contestazioni legate alla presenza di soggetti e finanziamenti ritenuti coerenti con propaganda, colonialismo e “economia di guerra”. Attorno a mostre, eventi e partnership, una rete di collettivi e assemblee ha contestato la gestione delle risorse pubbliche e la natura dei rapporti istituzionali, chiedendo che le scelte culturali si traducano in azioni concrete.

maxxi sotto contestazione per eventi legati a israele

All’inaugurazione di “Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal Secondo Novecento ad oggi”, il 1 aprile, volantini di “Galassia Antisionista” hanno richiamato un’idea centrale: il MAXXI sarebbe configurato come luogo di complicità tra sistema culturale, sionismo ed economia di guerra. La contestazione muove da una critica rivolta all’istituzione per non aver svolto, sin dalla sua apertura nel 2010, un ruolo di museo pubblico esemplificando invece gestione privata di risorse e denaro pubblico.

filantropia tossica e invito al boicottaggio

Nel mirino delle realtà politiche citate nei volantini rientrano finanziamenti provenienti da enti e aziende definite complici dell’economia di guerra, etichettati come “filantropia tossica”. Tra le realtà menzionate figurano “Giovani Palestinesi”, “Vogliamo tutt’altro”, “BDS Roma”, “AWI” e “ANGA”. L’invito al boicottaggio è rivolto a chi visita e collabora con il museo, con una richiesta esplicita: la cultura, secondo la denuncia, non sarebbe un ambito neutrale.

galassia antisionista: origini e obiettivi dichiarati

Galassia, indicata come “assemblea antisionista dellɜ lavoratorɜ dell’arte e della cultura”, nasce a dicembre 2023. L’obiettivo dichiarato è prendere posizione nel sistema culturale italiano denunciandone la natura coloniale e la complicità con il genocidio del popolo palestinese.

accuse di artwashing e normalizzazione tramite arte

Tra i bersagli principali viene indicato il MAXXI per l’ospitalità di eventi collegati allo Stato di Israele. La rete politica parla di artwashing, cioè di meccanismi attraverso cui l’arte contribuirebbe a normalizzare insediamenti coloniali e architetture israeliane in Palestina. In tale cornice vengono richiamati vari appuntamenti: “Tel Aviv, The White City” del maggio 2018, le celebrazioni per i 75 anni della nascita dello Stato di Israele del maggio 2023 e “Novantacinque percento paradiso, Cinque per cento inferno” del novembre 2023.

protesta del 7 ottobre 2023: allontanamento e segnalazioni

In occasione dell’evento “7 ottobre 2023: Israele Brucia”, una decina di lavoratrici e lavoratori della cultura avrebbe protestato ed è stata allontanata. Secondo quanto riportato, sarebbero stati identificati dalla polizia e aggrediti con insulti violenti e affermazioni sessiste da parte del pubblico presente. In quella circostanza, le persone coinvolte avrebbero dichiarato: “Non in nostro nome, non con i fondi pubblici. Il MAXXI deve essere un luogo di cultura libero dalla propaganda sionista”.

mostra mediterranea contestata per partnership e racconto

Il 16 maggio 2025 il museo ha inaugurato “Mediterranea. Visioni di un mare antico e complesso”, esposta fino al 31 agosto 2025. La contestazione si concentra sul modo in cui l’esposizione raccontava storia, bellezza, popoli e miti, includendo anche insidie e contrasti che minaccerebbero il Grande Mare. Nei rilievi viene indicato che tali contenuti sarebbero legati a finanziamenti di Med-Or Italian Foundation (Leonardo SpA), Agenzia Spaziale Italiana, Telespazio, Agenzia Spaziale Europea ed e-GEOS.

critiche al messaggio: assenza di migrazioni e temi di militarizzazione

Durante l’occupazione con alcune decine di persone del bar e della biblioteca del museo, l’assemblea avrebbe contestato il mancato riferimento a migrazioni, incluse quelle degli uccelli citate nel modo in cui sarebbe stato impostato il racconto. La critica aggiuntiva riguarda l’assenza di un collegamento a come tali aziende si impegnerebbero, secondo la comunicazione della campagna, in attività associate a droni, respingimenti e lager, mantenendo il Mediterraneo come spazio complesso e segnato da insidie.

boicottaggi e richieste al maxxi e agli organizzatori

Le contestazioni avrebbero riguardato anche altre esposizioni. In relazione a “1+1. L’arte relazionale”, vengono richiamati rifiuti di partecipazione attribuiti a Phil Collins, Siniša Mitrović, Tania Bruguera, Alessandra Saviotti, Gemma Medina e Dora Garcia. Per “Tragicomica”, si indica invece un boicottaggio associato a Sagg Napoli, Grossi Maglioni e Alice Visentin, con la mostra ora rappresentata in mostra.

lettera del 7 aprile dal comitato scientifico

Il 7 aprile, diversi membri del Comitato Scientifico dell’esibizione curata da Andrea Bellini e Francesco Stocchi avrebbero pubblicato una lettera intitolata “MAXXI: Basta sottrarsi al dibattito sul genocidio in Palestina”. Nel testo si sostiene che non sarebbe più eludibile una presa di posizione del MAXXI su trasparenza delle relazioni istituzionali ed economiche e sulla natura dei partenariati. Galassia Antisionista chiede che le posizioni espresse si trasformino in azioni concrete.

risposta dell’ufficio stampa del maxxi alle accuse

Interpellato tramite l’ufficio stampa del museo, il MAXXI avrebbe definito le contestazioni affermazioni pretestuose. Secondo la dichiarazione attribuita all’ufficio stampa, il museo risponderebbe nei fatti tramite la propria programmazione, il lavoro quotidiano dello staff e la creatività degli artisti e intellettuali che troverebbero al MAXXI uno spazio libero per far emergere le proprie idee.

altre contestazioni culturali in italia: triennale e teatro franco parenti

Le contestazioni, nel tempo, avrebbero riguardato anche Palazzo delle Esposizioni a Roma, la Triennale e il Teatro Franco Parenti di Milano. Un riferimento specifico riguarda la 24ª Esposizione Internazionale “Inequalities”, inaugurata alla Triennale di Milano il 13 maggio, con direzione generale di Stefano Boeri. L’evento, finanziato in gran parte con fondi pubblici, sarebbe stato contestato per la superficialità nel trattare temi drammatici, tra cui il genocidio a Gaza.

inequalities: critica all’approccio e assenza di riferimenti

La questione palestinese, secondo la contestazione, sarebbe affrontata esclusivamente attraverso un’installazione realizzata da un economista italiano specializzato in giornalismo visivo, “471 Days” di Filippo Teoldi. Nella descrizione dell’opera, il genocidio non verrebbe menzionato e sarebbe definito una “catastrofe umanitaria a Gaza” con riferimenti alle date dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e del fragile cessate il fuoco del 19 gennaio 2025, con indicazione di circa 48.500 persone decedute. In una presentazione video, Teoldi parlerebbe inoltre della “guerra tra Israele e Hamas a Gaza”. La campagna muove una critica focalizzata sull’esclusione delle voci palestinesi e sull’assenza di riferimenti a genocidio e colonizzazione della Palestina, con l’accusa di un allineamento alla propaganda sionista e di una legittimazione di politiche associate ad apartheid e violenza strutturale.

partner privati e legami con economia militare

Le contraddizioni evidenziate dalla campagna coinvolgerebbero anche i partner privati di Triennale Inequalities, tra cui Deloitte, Lavazza, Lundbeck e Idealista. Vengono citati report annuali della campagna BDS come base per sostenere legami stretti con l’economia e il sistema militare israeliano. Dall’inaugurazione, diversi gruppi di operatori del settore artistico e culturale avrebbero avviato una campagna di controinformazione e richieste di repliche e correzioni alla direzione del museo, indicate come non avvenute.

contestazioni anche alla biennale di venezia e campagne internazionali

Anche alla Biennale di Venezia si sarebbero svolte contestazioni. Sotto il nome di Art Not Genocide Alliance (ANGA), 203 artisti, curatori e lavoratori dell’arte avrebbero contestato la normalizzazione della presenza del Padiglione Israeliano.

campagne oltre l’italia: tate modern e moMa

Le campagne contro l’artwashing di Israele sarebbero state descritte come non limitate al contesto italiano. Collettivi in tutto il mondo avrebbero contestato la propaganda sionista nel settore culturale, citando iniziative che coinvolgono istituzioni come la Tate Modern di Londra e il MoMA di New York, con campagne denominate “Tate cut your ties with genocidal Israel” e “Strike MoMA”.

personaggi citati nelle contestazioni e nei boicottaggi

  • Phil Collins
  • Siniša Mitrović
  • Tania Bruguera
  • Alessandra Saviotti
  • Gemma Medina
  • Dora Garcia
  • Sagg Napoli
  • Grossi Maglioni
  • Alice Visentin
  • Andrea Bellini
  • Francesco Stocchi
  • Stefano Boeri
  • Filippo Teoldi
Roma, il MaXXI epicentro italiano delle proteste pro-Palestina: “Il sistema culturale non sia complice del genocidio”
Categorie: PoliticaCronaca

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