Gratteri lotta alle mafie e isolamento quando la politica ignora i migliori

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Gratteri lotta alle mafie e isolamento quando la politica ignora i migliori

Nei giorni scorsi, in occasione del premio Flaiano assegnato al procuratore Nicola Gratteri, sono riemerse riflessioni che toccano il cuore del rapporto tra istituzioni e politica. Le considerazioni, focalizzate sulla necessità di maggiore efficacia nello Stato e sulla lotta alle mafie, ruotano attorno a un punto centrale: prima di intervenire con nuove regole occorre ascoltare chi i processi li affronta quotidianamente e conosce dall’interno i nodi che ne determinano i risultati.

riforma cartabia e ascolto di chi opera nei processi

Nel commentare la riforma Cartabia, è stata evidenziata l’opportunità di consultare direttamente chi i procedimenti li vive ogni giorno. L’idea insiste su un metodo: trasformare la produzione normativa in una risposta ancorata alla realtà concreta dei procedimenti, così da rendere le scelte legislative più aderenti alle criticità effettive.

inefficienze dello stato e crescita delle mafie

Da tempo, Gratteri sostiene che le mafie possano prosperare anche in presenza di inefficienze dello Stato. Le cause vengono individuate nelle debolezze strutturali capaci di rallentare, indebolire o frammentare l’azione istituzionale, riducendo la capacità di prevenzione e contrasto.

il confronto politico con le competenze

Se un magistrato di rilevanza riconosciuta esprime valutazioni di questo genere, la politica dovrebbe avviare un confronto anziché lasciare che le parole restino confinate nel flusso della cronaca. Il punto non riguarda l’adesione o il disaccordo su specifiche tesi, ma la scelta di interrogarsi sulle implicazioni: se l’esperienza maturata nel contrasto alle mafie indica strade per rendere lo Stato più efficace, la funzione politica risulta chiamata a recepire quel contributo.

autonomia della democrazia e ruolo delle competenze

Una democrazia, secondo questa impostazione, non rinuncia alla propria autonomia nel momento in cui decide di avvalersi di chi ha studiato a lungo fenomeni complessi. Nel nostro Paese esistono figure che hanno dedicato anni alla comprensione di dinamiche articolate; molte vengono riconosciute per il loro valore, ma raramente vengono coinvolte in modo adeguato nelle decisioni relative ai settori che conoscono con maggiore profondità.

isolamento indotto e marginalizzazione delle conoscenze

Il fenomeno viene descritto come una forma di isolamento indotto: si riconosce il valore delle migliori competenze, ma se ne rinuncia l’utilizzo quando si tratta di decidere. In questo modo, le figure che potrebbero incidere realmente vengono anche private di quell’autorevolezza che deriva dall’essere parte delle decisioni. Ne risulta un effetto aggiuntivo: chi opera nel contrasto dei interessi più esposti, già vulnerabili per il ruolo ricoperto, finisce per essere colpito con maggiore facilità dall’assenza di scelte realmente orientate all’efficacia.

falcone e borsellino come monito sul costo dell’ignorare l’esperienza

La distanza descritta viene definita silenziosa e difficile da cogliere, proprio per questo più rischiosa. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ricordati in un contesto legato alla ricorrenza della morte, vengono indicati come figure che seppero cogliere con lucidità i segnali di quella deriva. La riflessione richiama un insegnamento storico: lo Stato non comincia a perdere soltanto quando vengono colpiti i servitori migliori, ma molto prima, quando smette di considerare l’esperienza come una risorsa per decidere.

governare il futuro sostenendo istituzioni e visione di lungo periodo

La politica non viene chiamata a svolgere il lavoro specifico di magistrati, poliziotti o prefetti, ma a creare le condizioni migliori perché tali figure operino efficacemente. Le stagioni più efficaci della lotta alle mafie vengono ricondotte a scelte in cui la politica ha sostenuto le istituzioni con uomini, mezzi, organizzazione e con una visione di lungo periodo, favorendo una logica di sistema. In questa prospettiva la differenza tra amministrare e governare diventa netta: amministrare il presente riguarda gestione immediata, governare il futuro implica progettazione.

contrapposizione permanente e ricerca del consenso

Secondo la ricostruzione proposta, oggi la politica appare sempre più impegnata in una contrapposizione costante, orientata alla ricerca di un consenso immediato e alla difesa degli equilibri interni. In tale quadro, emerge lo smarrimento della capacità di progettare che dovrebbe rappresentare la funzione più alta. Gli investimenti resterebbero, secondo la lettura offerta, orientati a costruire un sistema proprio, non quello posto al servizio della collettività.

scelte di vertice, merito e utilità del momento

Un aspetto viene individuato nelle scelte delle classi dirigenti, dove il merito cede troppo spesso il passo all’utilità del momento. Non vengono selezionati i più capaci in base alle esigenze reali, ma coloro che risultano utili agli equilibri di breve periodo. Qui viene indicato come si possa cogliere il significato più profondo di un principio richiamato da Gratteri: la volontà politica non si esaurisce nell’approvare norme, ma riguarda la capacità di dare forza alle istituzioni.

volontà politica come capacità di amministrare e ascoltare

La volontà politica viene descritta come l’insieme di azioni necessarie a rendere operative le istituzioni: amministrare, scegliere i più bravi, ascoltare chi conosce davvero i problemi e costruire le condizioni perché le strutture possano esprimere tutta la loro forza. Quando tutto questo non si realizza, viene segnalato un duplice indebolimento: non si danneggia soltanto lo Stato, ma anche la politica stessa, riducendone la capacità di guida. In parallelo, le organizzazioni criminali possono insinuarsi negli spazi lasciati vuoti, intercettando e sfruttando interessi e relazioni che prosperano quando la politica rinuncia alla propria funzione.

coraggio politico e scelta tra ciò che conviene oggi e ciò che serve domani

La storia italiana viene richiamata per sostenere che le grandi svolte nella lotta alle mafie arrivano quasi sempre dopo tragedie che nessuno vorrebbe affrontare. L’argomento non invita ad attendere nuovi eventi, ma a recuperare il coraggio necessario per fare politica nel senso più alto. Il nodo attuale viene individuato non nell’assenza di idee, bensì nella tendenza a preferire ciò che conviene oggi invece di ciò che serve domani: è presentato come l’opposto del governare.

personaggi citati

Figure fondamentali per la riflessione proposta:

  • Nicola Gratteri
  • Giovanni Falcone
  • Paolo Borsellino
Gratteri e la lotta alle mafie: quando la politica ignora i migliori, si produce isolamento
Categorie: PoliticaCronaca

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