Chi uccise Mattei libro che punta il dito sulla Francia

• Pubblicato il • 7 min
Chi uccise Mattei libro che punta il dito sulla Francia

Un’indagine storica densa di carte e ricostruzioni torna a mettere al centro la notte del 27 ottobre 1962, quando il presidente dell’Eni Enrico Mattei, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista del Time William McHale persero la vita nei cieli di Bascapé. Il focus non riguarda soltanto l’evento in sé, ma soprattutto la cornice di depistaggi e complicità che, secondo la tesi presentata, avrebbe impedito l’affermazione di una verità coerente e documentata nel tempo. Tra indizi, omissioni e mancate indagini, emerge l’idea di una sequenza strutturata: un sabotaggio orchestrato e, subito dopo, un lavoro sistematico di inquinamento delle prove.

lampi sull’eni e l’ipotesi dell’uccisione di enrico mattei

Il saggio d’inchiesta storica “Lampi sull’Eni – Il piano per eliminare Enrico Mattei”, firmato da Vincenzo Calia e Giuseppe Oddo, collega l’attentato in volo alla tesi di una “trama nera” maturata prima di stragi di più ampia risonanza nella storia repubblicana. La ricostruzione muove dall’idea che l’omicidio di Mattei rappresenti una prova generale per operazioni di sabotaggio e per l’avvio di un depistaggio costante, in grado di resistere alle richieste di chiarimento che sarebbero emerse successivamente.

Secondo l’impostazione degli autori, l’ostilità sarebbe maturata nel momento in cui Mattei avrebbe “messo le mani” sull’industria italiana del gas e del petrolio, sottraendola a logiche considerate dominate dall’oligopolio e dalla presunta “finta libertà di mercato” del settore. In questa lettura, l’evento non è presentato come un incidente isolato, ma come un passaggio funzionale all’eliminazione di un ostacolo politico e industriale.

depistaggi e non indagini dopo la strage del 27 ottobre 1962

Nel ricostruire la fase immediatamente successiva alla tragedia, il testo concentra numerosi elementi che, nella prospettiva degli autori, descriverebbero una catena di condotte funzionali a impedire l’emersione dell’origine dolosa. Vengono citati dettagli e comportamenti che avrebbero interessato sia le prove materiali sia le testimonianze.

prove materiali e testimonianze tra alterazioni e pressioni

Tra le ricostruzioni richiamate figurano le modalità con cui sarebbero stati gestiti i rottami del velivolo, descritti come subito puliti con soda caustica. Nella stessa direzione vengono menzionati anche i “resti anatomici” delle vittime, presentati come sottoposti a operazioni di lavaggio. Un altro filone è costituito da decine di contadini che avrebbero osservato con chiarezza l’esplosione dell’aereo in cielo; questi testimoni, secondo la ricostruzione proposta, sarebbero stati spinti a cambiare la propria versione iniziale dei fatti resa ai Carabinieri.

indagini tecniche, segretezza e atteggiamento giudiziario

Il testo richiama inoltre il viavai di servizi segreti e la presenza di “figure misteriose” in prossimità dei resti del velivolo. Viene citato anche l’investigatore privato Tom Ponzi, indicato come operante entro poche ore dall’accaduto in un’area di diversi chilometri attorno al luogo della strage.

Un ulteriore elemento riguarda la commissione tecnica d’inchiesta istituita dal governo, descritta come non intenzionata ad ascoltare chi sosteneva logicamente l’ipotesi dell’esplosione. Sul piano dell’azione penale, viene riportata una critica rivolta al ruolo della magistratura, ritenuta incapace di esercitare l’iniziativa e di lasciare invece tutto agli accertamenti militari. Nel quadro descritto, la segretezza dell’Aeronautica su un aereo civile viene indicata come domanda aperta e come elemento che avrebbe contribuito a mantenere opacità.

orientamento mediatico dell’opinione pubblica

La ricostruzione menziona anche l’influenza esercitata sul dibattito pubblico attraverso un fare giornalistico considerato circospetto. L’esempio richiamato è Indro Montanelli, indicato come parte di un orientamento basato su testimonianze poi smentite, indirizzando l’opinione verso la tesi dell’incidente. Il testo interpreta questa dinamica come parte di un “muro di gomma” ante litteram rispetto a forme di violenza e stragismo che, negli anni successivi, avrebbero assunto un carattere più evidente e sistematico.

pista francese e coinvolgimento dell’intelligence secondo calia e oddo

Accanto alla denuncia dei depistaggi, la tesi centrale del saggio sposta l’attenzione su una presunta pista francese. Gli autori collegano la ricostruzione dell’attentato a una cornice di anticomunismo statunitense e a una matrice politico-militare francese, individuando come mandanti ed esecutori uomini dell’intelligence francese appartenenti alla Sdece, secondo la ricostruzione basata su documenti, fatti, testimonianze e indizi.

oc es e oa s: algeria, infiltrazioni e interessi industriali

La narrazione collega l’azione a quadri infiltrati dell’Oas, organizzazione paramilitare dell’estrema destra francese in Algeria. La motivazione, così come viene descritta nel testo, ruoterebbe attorno a un cambiamento di politica energetica: Mattei avrebbe allargato le attività oltre i confini considerati consueti, scegliendo una strategia di autonomia energetica italiana in Algeria.

La descrizione fa riferimento a un confronto che avrebbe coinvolto, da un lato, logiche economiche legate alle cosiddette “sette sorelle” e all’isteria ideologica anticomunista statunitense; dall’altro, lo scenario algerino dei francesi “d’oltralpe”, rappresentati come figure con alle spalle precedenti esperienze in ambienti politici e militari. Nel quadro indicato, viene ricordato l’appoggio italiano a questi ambienti tramite strutture come Sifar e Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, con un passaggio dedicato alla presenza di nomi francesi citati nel testo.

accordi energetici e percentuali di ricaduta

La ricostruzione economica presenta un confronto tra offerte e spartizioni. Da un lato vengono richiamati industriali francesi che avrebbero sostenuto un accordo “fifty-fifty” con il governo algerino per l’estrazione di petrolio e gas nel deserto. Dall’altro, Mattei e l’Eni vengono descritti come orientati a garantire una quota più ampia all’Italia, con un’indicazione specifica: 75% lasciato in favore di Libia, Marocco ed Egitto, e con l’intenzione di replicare un’impostazione simile anche ad Algeri per i proventi derivanti dall’estrazione.

francesi mandanti e italiani depistaggi secondo i documenti

Gli autori affermano che francesi sarebbero stati mandanti dell’azione delittuosa e italiani avrebbero avuto un ruolo centrale nei depistaggi. La tesi viene sostenuta attraverso l’idea di una convergenza tra documenti, fatti, testimonianze, dichiarazioni e molteplici indizi. In questa prospettiva, il sabotaggio non sarebbe stato possibile senza una collaborazione interna all’Eni, descritta come conoscenza delle mosse di Mattei.

Il testo attribuisce un ruolo a Sifar e a Ufficio Affari Riservati nel “depistaggio e nell’inquinamento delle prove”, presentando l’intera sequenza come riconoscibile nella sua regia.

mattei, democrazia cristiana e la cornice politico-istituzionale

Un passaggio del saggio collega la figura di Mattei a una fase storica in cui le scelte politiche e industriali sarebbero state influenzate da equilibri più ampi. Il riferimento riguarda la doppia lealtà tra Costituzione italiana e Nato, indicata con preferenza verso quest’ultima. Nel testo, la scena politica viene associata alla Democrazia Cristiana, partito a cui Mattei risulterebbe appartenere, come deputato Dc nel primo dopoguerra, oltre che come ex partigiano combattente “bianco”.

Viene inoltre richiamata una struttura interna alla Dc indicata come “Base”, con riferimenti a una vicinanza ai socialisti, e parallelamente figure come Antonio Segni e Giulio Andreotti. La ricostruzione inserisce questi elementi in un quadro di contatti e abbraccio con ambienti legati all’eversione nera, con richiami a nostalgie del Movimento Sociale Italiano, e a componenti come Cia e Gladio. In questa chiave, l’uccisione di Mattei viene rappresentata come una “prova generale” rispetto a tragedie future.

francesco rosi, mauro de mauro e la vicenda della nota briatico

Il testo collega la ricostruzione storica anche all’opera cinematografica di Francesco Rosi. Viene ricordato che Rosi, dopo aver scavato nell’omicidio di Salvatore Giuliano, avrebbe realizzato un film su Mattei con Gian Maria Volonté come protagonista. La narrazione attribuisce al regista una condizione di vulnerabilità, con minacce di morte rivolte a lui e alla sua famiglia, e racconta che avrebbe delegato a Mauro De Mauro una sorta di soggetto inerente alle ultime 48 ore di Mattei in Sicilia prima della strage in volo.

Nel racconto, De Mauro sarebbe poi scomparso e il suo corpo non sarebbe stato mai più ritrovato. La storia viene ulteriormente collegata alla consegna delle scoperte al regista e alle procedure di scrittura e controllo del materiale: Rosi, nel proseguire, avrebbe mostrato lo script all’Ufficio Relazioni Esterne dell’Eni, dove la “Nota Briatico” avrebbe portato la richiesta di due interventi specifici: l’eliminazione di un’intervista a un politico algerino in cui emergerebbe il cambiamento repentino di politica industriale dell’Eni di Cefis rispetto a quella di Mattei; e la rimozione di un’intervista a una “superspia francese” che, secondo la ricostruzione nel testo, sosteneva un certo contenuto poi richiamato.

nomi citati nel quadro di rosi e della nota briatico

Francesco Rosi, Gian Maria Volonté, Mauro De Mauro, Salvatore Giuliano, Enrico Mattei, Eugenio Cefis.

Enrico Mattei, mandanti francesi e depistaggi italiani nel libro che riapre il caso dell’attentato al presidente Eni

Per te