Proteste contro l immigrazione in sudafrica nessun bagno di sangue ma la strada della forza

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Proteste contro l immigrazione in sudafrica nessun bagno di sangue ma la strada della forza

Il 30 giugno in Sudafrica è stato accompagnato da un ultimatum dipinto sui muri di varie aree del Paese: entro quella data i migranti irregolari avrebbero dovuto lasciare il territorio, altrimenti avrebbero agito gruppi di iniziativa personale. La minaccia porta la firma di Operation Dudula e March and March, realtà che si presentano come vigilantes. Molti temevano manifestazioni segnate da violenza, mentre i resoconti ufficiali indicano che, nella maggior parte dei casi, le marce si sono svolte in modo pacifico: 108 su 120 secondo la polizia.

30 giugno in Sudafrica: proteste e episodi di violenza

Le proteste hanno comunque avuto luogo. A Johannesburg e a Durban si registrano casi in cui alcune persone sarebbero state colpite da colpi di arma da fuoco. In altri episodi, migranti sarebbero stati buttati fuori di casa dai manifestanti. Sul piano delle misure adottate dalle autorità, il numero degli arrestati si avvicina al migliaio: dentro questa cifra rientrano anche migranti irregolari, ma la ripartizione tra le diverse categorie non è stata chiarita pubblicamente.

Nel dibattito pubblico resta il richiamo a quanto accaduto nel 2008, quando la caccia allo straniero portò a conseguenze gravi e a una fuga precipitosa che coinvolse intere persone e famiglie. In quel contesto, la memoria collettiva funge da riferimento per descrivere le paure legate a nuove ondate di aggressioni.

March and March: ritorno in strada ogni giovedì fino a novembre

Prima ancora che le manifestazioni iniziali si esaurissero, è arrivato un annuncio che indica continuità nel calendario: March and March tornerà in strada ogni giovedì. L’indicazione è per il periodo che va dall’inizio dell’estate fino a novembre, mese in cui si terranno le elezioni amministrative nelle città più grandi. A comunicarlo è Jacinta Ngobese Zuma, leader di March and March, davanti a una folla: l’obiettivo dichiarato è il proseguimento delle iniziative finché non se ne saranno andati tutti.

prospettiva politica: appuntamenti fino al voto amministrativo

La strategia delineata aggancia la mobilitazione alle scadenze elettorali. Ogni giovedì, secondo quanto annunciato, il Sudafrica entrerà in un ritmo di piazza con l’intento di definire chi rientra e chi viene percepito come estraneo alla convivenza locale, fino a novembre.

il contesto sociale del Sudafrica: lavoro scarso e disuguaglianze profonde

Le accuse mosse contro i migranti irregolari si fondano sull’idea che siano gli africani neri arrivati da fuori a contendersi lavoro e servizi con i sudafricani più poveri. Tuttavia, nel quadro riportato, le proporzioni non giustificherebbero la narrazione secondo cui gli stranieri sarebbero la causa determinante di tutti i problemi. Nel 2023 gli stranieri censiti sarebbero 2,4 milioni su un Paese che conta 62 milioni. Sommando anche chi non sarebbe in regola con la documentazione, il totale massimo indicato arriverebbe a quattro milioni. Le provenienze elencate includono Zimbabwe, Mozambico, Lesotho, Malawi, Nigeria e Somalia.

La lettura proposta concentra l’origine delle criticità altrove rispetto alla questione migratoria. Il lavoro risulterebbe mancante a un adulto su tre. Tra i giovani sotto i 25 anni senza impiego, la percentuale indicata supera uno su due. In parallelo, la ricchezza sarebbe distribuita in modo estremamente diseguale: pochi avrebbero molto, mentre la maggioranza disporrebbe di risorse quasi nulle.

crisi energetica e sistemi sotto pressione

La situazione economica e sociale si intreccia con il funzionamento dei servizi essenziali. L’erogazione della corrente elettrica andrebbe e verrebbe interrottamente da anni: secondo la descrizione, Eskom, l’azienda pubblica incaricata della fornitura, sarebbe al collasso. Anche il sistema legato all’asilo sarebbe in difficoltà: oltre 160 mila pratiche risultano ferme in un arretrato che nessuno riesce a smaltire.

anc, corruzione e risposta del governo: controlli ed espulsioni

Sopra queste criticità, nel racconto riportato compare il ruolo dell’Anc, il partito guidato da Mandela che governa senza interruzioni dal 1994. Una pressione politica ulteriore sarebbe rappresentata dal fatto che, a cadenza regolare, il partito finisce in inchieste per corruzione. È su questo insieme di fragilità che, secondo la ricostruzione, molti movimenti anti-immigrazione indirizzano le colpe verso i migranti, anche se la spiegazione proposta sposta l’attenzione sul cedimento dello Stato.

cyril ramaphosa: condanna delle violenze e misure più rapide

Il presidente Cyril Ramaphosa avrebbe condannato le violenze e ribadito che i problemi del Paese non sarebbero spiegabili unicamente con la questione dell’immigrazione. Nello stesso intervento, però, ha annunciato un orientamento volto a espulsioni più veloci e a più controlli. La misura indicata prevede il dispiegamento di tremila militari in ogni provincia, con validità fino a fine luglio.

cooperazione africana e significato del 30 giugno

La linea del presidente include anche un’accusa rivolta oltre confine: i vertici africani dovrebbero, secondo le parole attribuitegli, cessare di depredare i propri Paesi e affrontare insieme la migrazione, all’interno dell’Unione Africana. Ai vertici citati tra Addis Abeba e Durban, la narrazione riporta che i leader riderebbero e si scambierebbero battute, discutendo soprattutto di interessi privati e convenienze, con scarsa attenzione a chi resta indietro.

scadenza fissata: ogni giovedì si decide “chi è di troppo e chi no”

Il 30 giugno, nel quadro complessivo descritto, non sarebbe stato interpretato come un inevitabile bagno di sangue. Sarebbe stato soprattutto il momento che ha imposto una scadenza precisa: ogni giovedì, fino a novembre, il Sudafrica scenderà in piazza per stabilire chi viene considerato inappropriato e chi invece viene percepito come accettabile nel contesto locale.

personaggi citati

  • Jacinta Ngobese Zuma
  • Cyril Ramaphosa
  • Mandela
Proteste contro l’immigrazione in Sudafrica: nessun bagno di sangue, ma così si segue la strada della forza

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