Rapina a casa Filippi: mi hanno puntato una pistola alla faccia
Una rapina nella villa di Arcugnano, sulle colline di Vicenza, si è trasformata in un sequestro carico di minacce e violenze. L’episodio raccontato dall’ex senatore leghista Alberto Filippi descrive un’azione lampo durata circa un’ora, con quattro malviventi che avrebbero portato via orologi di lusso, borse firmate e pellicce, per un valore indicato intorno a tre milioni di euro.
rapina e sequestro ad arcugnano: il racconto di alberto filippi
Secondo Filippi, l’aggressione è iniziata quando lui sarebbe tornato verso sera da un evento elettorale. Raggiunta la casa, avrebbe chiamato la moglie chiedendole di staccare l’allarme per permettere l’ingresso nel garage a bordo della sua Lamborghini.
In quel momento, i rapinatori sarebbero usciti da una siepe e avrebbero mostrato da subito un atteggiamento violento, come sarebbe visibile anche in un video delle telecamere. Il racconto parla di un’aggressione “da dietro”, con colpi che lo avrebbero lasciato con conseguenze fisiche descritte come un mal di schiena tremendo e un occhio nero.
minacce con pistola e violenze: dettagli sull’aggressione
Filippi afferma di aver tentato di reagire, ma di essere stato colpito “duro”. Nel racconto emerge che in pochi secondi avrebbe notato una pistola che gli schiacciava la guancia; l’impugnatura sarebbe stata usata da chi lui descrive come “quello che sembrava il capo”. La pistola, secondo la ricostruzione, sarebbe stata strusciata sulla pelle lasciando un segno, quindi caricata e infine puntata verso la faccia.
La banda, riferisce Filippi, parlava in italiano con un accento dell’est europa. L’azione avrebbe comportato il controllo della famiglia, con una dinamica di separazione e richieste legate al bottino.
sequestro della famiglia e richieste sugli orologi di lusso
La ricostruzione indica che i malviventi avrebbero preso la moglie e le figlie, di 10 e 13 anni, che stavano correndo incontro per salutarlo alla porta. Filippi racconta che la moglie Monica sarebbe stata separata dalle bambine e, dopo aver chiesto di poterle vedere, sarebbe stata colpita da uno degli sequestratori.
Nel racconto, gli aggressori avrebbero urlato una richiesta precisa: “Dove sono gli orologi di tuo marito?”. Al centro dell’interesse dei rapinatori sarebbero stati proprio gli orologi, con particolare riferimento ai Rolex e alla collezione di Patek Philippe.
la cassaforte al piano superiore: minaccia con cacciavite
Per individuare la merce richiesta, uno dei membri della banda avrebbe portato Filippi alla cassaforte posta al piano superiore. Filippi riferisce di essere stato trattenuto con un cacciavite lungo venti centimetri, percepito sull’addome, con una minaccia diretta: avrebbe perforato se non avesse ubbidito.
La cassaforte sarebbe risultata vuota, perché, secondo la spiegazione dell’ex senatore, gli orologi erano stati nascosti. Dopo circa un’ora, però, la consegna sarebbe avvenuta: la moglie avrebbe dovuti entregarli, secondo quanto riferito da Filippi.
conseguenze emotive e posizione politica: sicurezza e immigrazione
Filippi descrive l’esperienza come traumatica, dichiarando di non sapere se riuscirà a riprendersi pienamente. Nel racconto afferma che “niente sarà più come prima” e che dovrà convivere con la paura, con la necessità di controllare sempre l’allarme. Per lui, una situazione del genere sarebbe comprensibile solo “se la provi”.
Al termine della telefonata, Filippi parla anche della propria visione politica, riferendosi alla Lega. Sostiene che oggi sarebbe l’ultimo partito che voterebbe e che, tra i suoi temi centrali, la sicurezza occupa un posto tra i primi tre. Nel ragionamento riportato, afferma che osservando i detenuti nelle carceri italiane emergerebbe un legame tra sicurezza e immigrazione, definendo la politica come un ambito che “non interviene”.
personaggi coinvolti nel racconto
- Alberto Filippi
- Monica
- quattro malviventi
