La ragazza di vicolo Pandolfini Nando Chiesa omaggia la moglie Emilia Cestelli

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La ragazza di vicolo Pandolfini Nando  Chiesa omaggia la moglie Emilia Cestelli

Nei momenti in cui la vita impone una ferita difficile da nominare, spesso si cerca una via di fuga: scrivere, raccontare, prendere distanza attraverso percorsi di cura. In La ragazza di vicolo Pandolfini questa logica non domina. L’ultimo libro di Nando dalla Chiesa nasce piuttosto come omaggio e come riconoscimento, dedicato alla donna con cui ha condiviso una vita intensa e complessa, interrotta “per decisione del destino”. Un lavoro costruito negli anni, alimentato da condivisioni, pensieri, accadimenti, lotte, storie di famiglia e della società italiana, fino a diventare un dono da consegnare alla protagonista prima che fosse troppo tardi.

la ragazza di vicolo pandolfini e il senso del libro

La storia del libro si collega a un percorso di lunga durata: anni in cui Nando dalla Chiesa ha accumulato materiale umano, emotivo e storico, per poi trasformarlo in una narrazione capace di unire dimensione privata e memoria collettiva. L’idea avrebbe potuto assumere un titolo più esplicitamente poetico, come “A Emilia”, ma non sarebbe bastata a restituire l’intera portata di una personalità che ha scelto di costruire, fianco a fianco, un frammento della Storia culturale e sociale. La figura di Emilia, al centro del racconto, è descritta come capace di un dinamismo che si manifesta in un multi-multitasking tipico della sua forza femminile, sostenuto da una presenza che ha attraversato luce e buio.

un impianto narrativo tra pubblico e privato

La lettura porta a riconoscere un meccanismo preciso: la fusione di pubblico e privato. L’elemento di raccordo viene descritto attraverso un riferimento letterario che mette insieme più funzioni della voce narrante. La narrazione viene accostata al Cyrano, con la peculiarità che qui lo scrittore impersona insieme i ruoli di Cyrano e di Cristiano: voce narrante, suggestore, soggetto, amato e innamorato. Questo impianto risulta finalizzato a trattenere un nodo emotivo profondo, rappresentato come un urto trattenuto, reso “come colui che piange e dice” nel quinto canto dell’Inferno.

nando dalla chiesa, la memoria personale e l’origine del dolore

Il legame con Nando dalla Chiesa è presentato come una conoscenza che parte da lontano, con un cammino comune tra università e partecipazione politica. In quel percorso compare il riferimento a esperienze svolte insieme: il periodo al Pensionato Bocconi, lo studio presso il Centro San Ferdinando nella stessa università, la presenza nel Movimento Studentesco e poi nel Mls, fino al PdUP.

la svolta del 3 settembre 1982 a palermo

La vicinanza “da vicino” viene fatta coincidere con un evento che cambia per sempre la vita di Nando dalla Chiesa. La mafia uccide il Generale suo padre, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, il 3 settembre 1982, al culmine dei “100 giorni a Palermo”. In quella fase, viene richiamata anche la memoria di un’estate trascorsa insieme: la visione di Italia-Brasile e la discesa a festeggiare la vittoria in un corteo fino a piazza del Duomo a Milano.

il vicolo pandolfini come luogo della memoria

Il vicolo Pandolfini a Palermo viene descritto come uno spazio che ha cambiato significato nel tempo: non è più soltanto un vicolo, ma un luogo dove è “nato qualcosa” che non deve essere dimenticato. Nel racconto resta impressa l’immagine della ragazza dagli occhi di smalto turchese, ricordata come la donna che Nando dalla Chiesa ha avuto come ragazza e come moglie. La memoria del luogo e quella della persona risultano intrecciate, sostenute dalla promessa implicita di continuare a portare avanti ciò che rischia di perdersi con il passare del tempo.

figure menzionate nel racconto

  • Nando dalla Chiesa
  • Emilia
  • Emanuela Setti Carraro
  • Domenico Russo
  • Generale (padre di Nando dalla Chiesa)
‘La ragazza di vicolo Pandolfini’, così Nando dalla Chiesa omaggia la moglie Emilia Cestelli
Categorie: Cronaca

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