Nordio sul caso minetti non era contro di me volevano colpire mattarella
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio torna sul caso Nicole Minetti e sulla grazia concessa dal Quirinale, inquadrando l’intera vicenda come una contestazione politica che, a suo avviso, avrebbe finito per colpire impropriamente il Capo dello Stato. Nel corso di un intervento alla Festa dell’Innovazione organizzata dal Foglio a Venezia, Nordio collega la polemica alla chiusura dell’istruttoria e alla valutazione conclusiva degli uffici competenti.
carlo nordio: grazia a nicole minetti e focus sul capo dello stato
Nordio sostiene che l’attacco di cui si è parlato non sarebbe stato diretto esclusivamente alla sua figura, ma avrebbe preso di mira il presidente della Repubblica. Il ministro afferma che l’episodio contestato sarebbe stato indecoroso e intollerabile proprio perché riferito al Capo dello Stato.
Il ministro ricorda inoltre di aver letto gli atti e di aver ritenuto che la procedura fosse regolare. Secondo Nordio, il Quirinale avrebbe comunque operato correttamente chiedendo un supplemento di istruttoria, spiegando che le indagini si svolgono attraverso la procura generale e che, dopo un periodo di lavoro, sarebbero arrivati risultati coerenti con quanto emerso dagli accertamenti.
procedura e chiusura dell’istruttoria: niente revoca della grazia
La vicenda viene descritta come avviata e poi ricomposta attraverso verifiche specifiche. Il testo evidenzia che la grazia non verrà revocata perché, da un lato, la procura generale di Milano ha valutato di non avviare una rogatoria per approfondire ulteriormente gli elementi emersi; dall’altro, perché il Colle aveva richiesto in modo urgente ulteriori chiarimenti.
Nordio attribuisce all’esito degli accertamenti il valore di una chiusura complessiva della questione. A suo dire, la questione sarebbe ormai risolta, con la possibilità di eventuali sviluppi limitati sul piano istruttorio, ma senza mutamenti sostanziali del provvedimento.
parole contro il pd: accuse considerate infondate
Nel bilancio politico della vicenda, Nordio usa toni particolarmente duri nei confronti del Partito democratico, ricordando che il partito aveva chiesto le dimissioni del ministro collegandole alla gestione della pratica, anche dopo la richiesta di chiarimenti del Quirinale.
Secondo il ministro, la linea seguita sarebbe consistita nel cadere in un tranello costruito su accuse infondate, che a suo avviso avrebbero finito per generare un effetto di ridicolizzazione della posizione politica assunta.
genesi della vicenda: grazia nel febbraio scorso e dubbi emersi sulla stampa
La ricostruzione include l’origine amministrativa del provvedimento. La grazia a Nicole Minetti sarebbe stata concessa nel febbraio per ragioni umanitarie connesse alle condizioni di salute del figlio adottivo della ex consigliera regionale.
Successivamente, un’inchiesta del Fatto Quotidiano avrebbe sollevato dubbi su elementi contenuti nell’istanza di clemenza. Tra i punti segnalati figurano la procedura di adozione del minore in Uruguay e altri aspetti della situazione personale dell’ex collaboratrice di Silvio Berlusconi.
verifiche del quirinale e lavoro della procura generale di milano
Le rivelazioni avrebbero innescato una reazione istituzionale: il Quirinale avrebbe chiesto ulteriori verifiche al ministero della Giustizia e agli uffici competenti, con l’obiettivo di accertare se nella pratica fossero presenti falsità o omissioni.
Da quel momento la procura generale di Milano avrebbe svolto indagini difensive e approfondimenti, ritenendo di verificare in particolare: la regolarità dell’adozione, le condizioni sanitarie del bambino (indicate come affette da una patologia curabile in Italia) e l’assenza di procedimenti giudiziari all’estero nei confronti di Minetti.
Al termine degli accertamenti, i magistrati avrebbero concluso che non erano emersi elementi tali da mettere in discussione il provvedimento di clemenza. In base a tali conclusioni, il Quirinale avrebbe comunicato di non ravvisare motivi per una rivalutazione della grazia e di confermare la fiducia nell’operato della magistratura.
dalla chiusura dell’istruttoria alla polemica politica
Nel quadro finale, Nordio avrebbe scelto di trasformare la conclusione dell’istruttoria in una contrapposizione politica. Secondo il ministro, le accuse sulla gestione del dossier sarebbero risultate infondazioni e avrebbero finito per coinvolgere in modo improprio il presidente della Repubblica.
Il testo attribuisce un ruolo decisivo al fatto che, senza gli articoli e senza i dubbi sollevati dalla stampa, non sarebbero stati richiesti ulteriori accertamenti. In questa lettura, sarebbe stato Mattarella a ritenere necessario un supplemento di verifiche su una pratica recante la sua firma; verifiche che, pur confermando la correttezza formale, avrebbero trasformato una grazia con riserbo in un caso tra i più discussi del periodo.
Personaggi menzionati:
- Carlo Nordio
- Nicole Minetti
- Sergio Mattarella
- Silvio Berlusconi
