Territorio: shift verso nature-based solutions e benefici ambientali chiari
Le nature-based solutions non sono più confinate alla sfera delle sperimentazioni ambientali: in diversi contesti risultano già tecnicamente mature, efficaci e, se analizzate lungo l’intero ciclo di vita, anche competitive rispetto alle infrastrutture tradizionali. L’attenzione si sposta quindi su un passaggio decisivo: trasformare queste soluzioni in parte integrante della pianificazione urbana, ambientale e idrica, rendendole una scelta ordinaria e non un’eccezione legata a singoli progetti.
Una sintesi delle evidenze più rilevanti emerge da un nuovo lavoro di Shift focalizzato sulle nature-based solutions e sui sistemi di drenaggio sostenibile per la gestione delle acque. Il contributo descrive lo stato dell’arte e mette a fuoco condizioni, benefici e criticità che accompagnano la diffusione su scala più ampia.
nature-based solutions e drenaggio sostenibile: cosa emerge dal paper
Il paper di Shift analizza alcune esperienze avanzate in Italia e in Europa, con l’obiettivo di identificare i fattori che rendono le nature-based solutions replicabili e funzionali in modo continuativo. Lo studio è stato sviluppato all’interno di una piattaforma multi-stakeholder promossa da Gruppo Cap, incentrata sulla gestione delle acque e sul confronto tra attori diversi.
L’impostazione del lavoro segnala che la discussione non ruota più attorno all’effettiva capacità delle soluzioni di produrre risultati, ma soprattutto su come inserirle in modo strutturale nei processi di programmazione. In questo quadro diventa centrale la valutazione lungo il ciclo di vita, per stimare benefici e costi non solo nella fase iniziale, ma anche nel mantenimento nel tempo.
scalabilità: dalla buona pratica isolata alla pianificazione ordinaria
Secondo l’analisi, la trasformazione delle nature-based solutions da esperienze puntuali a standard richiede il superamento di due elementi: approccio episodico e finanziamenti una tantum. Quando la diffusione dipende da interventi scollegati e da risorse non ripetibili, la continuità operativa rischia di indebolirsi.
Poiché si tratta di infrastrutture definite come “vive”, con performance biologica e idraulica legate alla continuità della cura, la sostenibilità deve essere pensata in modo diverso. I modelli economici non possono limitarsi a coprire l’investimento iniziale: devono includere flussi di cassa adeguati per le spese operative (Opex) lungo l’intera durata.
finanziamento delle nature-based solutions: opex, tariffe e meccanismi stabili
Lo studio indica la necessità di meccanismi economici stabili e programmabili. Tra le opzioni considerate emergono strumenti capaci di distribuire nel tempo i costi necessari alla gestione:
- riconoscimento dei costi in tariffa nel servizio idrico integrato
- schemi di pagamento per i servizi ambientali (Pes)
- tributi vincolati commisurati al grado di impermeabilizzazione delle superfici
In questa prospettiva, la scalabilità delle nature-based solutions passa dalla capacità di ancorare la copertura economica alle attività di gestione nel lungo periodo, garantendo una base finanziaria coerente con la natura stessa delle opere.
sostenibilità economica e criticità da superare
Il lavoro evidenzia un punto specifico: le nature-based solutions sono presentate come una scelta ambientalmente virtuosa, ma non sempre pienamente sostenibile sul piano economico. Nel complesso, dai casi analizzati nei migliori scenari italiani ed europei emergono ostacoli concentrati su due direttrici.
La prima riguarda la sostenibilità finanziaria, la seconda l’integrazione delle soluzioni all’interno della pianificazione ordinaria. La possibilità di rendere queste infrastrutture pienamente scalabili dipende quindi dalla coerenza tra efficacia ambientale e struttura di gestione economica, oltre che dal loro inserimento stabile nelle decisioni di programmazione.
città spugna e casi in italia: efficacia e impatti operativi
In Italia, la capacità di superare la logica dell’intervento singolo isolato viene descritta come particolarmente significativa nel programma “Città Spugna”. La Città metropolitana di Milano viene richiamata come esperienza nazionale avanzata grazie a un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro da fondi Pnrr, destinati a 88 interventi diffusi in 32 Comuni.
L’efficacia multidimensionale viene ricondotta anche a ricadute economiche a livello locale, con effetti legati all’impiantistica e ai costi operativi. Un esempio indicato riguarda Merone (Como), dove una wetland aerata impiegata per trattare gli sfioratori di piena intercetta il doppio dei volumi d’acqua rispetto a un’opera grigia, con una riduzione sensibile dei costi operativi.
Ulteriori riferimenti descrivono il parco dell’acqua di Gorla Maggiore (Varese) e le infrastrutture verdi del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive nella Laguna di Venezia. In questi casi, la lettura fornita mette in evidenza come i benefici collettivi e i servizi ecosistemici generati vengano considerati superiori ai costi di realizzazione e gestione associati alle opere tradizionali.
località e strutture citate nei risultati
Nelle esperienze riportate nello studio compaiono riferimenti geografici e tipologie di intervento che contribuiscono a descrivere i risultati ottenuti:
- Merone (Como), wetland aerata per il trattamento degli sfioratori di piena
- Gorla Maggiore (Varese), parco dell’acqua
- Laguna di Venezia, infrastrutture verdi del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive
- Città metropolitana di Milano, nell’ambito del programma “Città Spugna”
attori coinvolti: shift, gruppo cap e programma città spugna
Il quadro delineato dallo studio mette in relazione entità e programmi con un ruolo nella promozione e nell’analisi delle soluzioni per la gestione delle acque:
- Shift
- Gruppo Cap
- programma “Città Spugna”
- Città metropolitana di Milano
- Consorzio di Bonifica Acque Risorgive
- Merone (Como)
- Gorla Maggiore (Varese)
- Laguna di Venezia