Multe salatissime agli antifascisti di lecco per la protesta contro i nostalgici

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Multe salatissime agli antifascisti di lecco per la protesta contro i nostalgici

Lecco torna al centro del dibattito pubblico dopo una protesta collegata a una commemorazione autorizzata dalla questura. A distanza di poche settimane da una delibera comunale che esclude l’assegnazione di spazi a chi legittima o riabilita figure legate al regime fascista, una sessantina di persone si sarebbe radunata per disturbare la manifestazione dedicata ai repubblichini del battaglione “Leonessa” e del battaglione “Perugia”, uccisi nella battaglia di via Como nel 1945. Secondo quanto ricostruito, l’episodio non avrebbe previsto scontri né feriti, ma avrebbe portato a multe fino a centinaia di migliaia di euro per decine di partecipanti tramite verbali di accertamento e contestazione di illecito amministrativo.

protesta a lecco contro commemorazione fascista e sanzioni della questura

Il 27 aprile, una protesta civile avrebbe coinvolto circa sessanta persone in prossimità di un evento autorizzato dalla questura di Lecco. La commemorazione avrebbe richiamato i sedici “repubblichini” dei battaglioni “Leonessa” e “Perugia”, ricordati per quanto avvenne durante la battaglia di via Como, quando nel 1945 aprirono il fuoco contro i partigiani, uccidendone due, dopo aver esposto la bandiera bianca.

Le rivendicazioni associate alla protesta parlano di iniziativa svolta “senza violenza”, con slogan e cori a pochi metri di distanza da persone definite nostalgiche. Nel resoconto fornito, tra i contestati sarebbero comparsi anche esponenti politici locali. Il risultato indicato è l’emissione di numerosi verbali e l’applicazione di sanzioni amministrative che, complessivamente, avrebbero raggiunto importi elevati.

dispiegamento di forze di polizia e contestazioni sulla presenza di amministratori locali

La rete antifascista lecchese, secondo la denuncia riportata, afferma che quel giorno vi sarebbe stato un notevole dispiegamento di forze di polizia a tutela dei manifestanti considerati fascisti. Nel comunicato richiamato si sottolinea la presenza del sindaco di Casargo Antonio Pasquini e dell’assessore comunale di Calolziocorte Luca Caremi.

Dalla ricostruzione attribuita alla Digos, emergerebbe però che non si sarebbero verificati scontri. Le contestazioni avrebbero riguardato prevalentemente il disturbo tramite sistemi di amplificazione e strumenti rumorosi.

cassa amplificata, microfono e strumenti per disturbare la commemorazione

Nei verbali citati risulterebbe che, a partire dalle 18.30, circa sessanta soggetti si sarebbero radunati in via Don Pozzi, angolo via Pascoli, mettendo in atto una manifestazione di protesta e disturbo nei confronti dell’evento in corso. La descrizione indica che l’azione si sarebbe basata sull’uso di cassa amplificata e microfono per scandire slogan e frasi minatorie rivolte ai partecipanti della commemorazione, con la ripetizione da parte dei presenti.

Per aumentare il disturbo sarebbero stati utilizzati anche trombe da stadio, fischietti e pentole con coperchi, descritti come strumenti impiegati per ostacolare l’iniziativa. Nel racconto viene ribadito che non sarebbero emersi episodi di aggressione, tentativi di forzare il cordone o feriti.

multe per illecito amministrativo e richiamo al “decreto sicurezza”

Oltre alla protesta del 27 aprile, nella ricostruzione compare un riferimento alle denunce ricevute da 17 antifascisti connessi al corteo spontaneo del 28 aprile 2025, descritto come un tentativo di impedire lo stesso raduno fascista. Le sanzioni amministrative citate si collegherebbero alle norme introdotte dall’ultimo decreto sicurezza, che avrebbe modificato il Tulps.

Secondo la nota riportata, le sanzioni potrebbero essere maggiorate in caso di recidiva entro tre anni. L’azione attribuita alla questura di Lecco viene interpretata dagli organizzatori come intimidatoria, orientata a colpire e soffocare il movimento antifascista lecchese.

contestazione del quadro politico e richiesta di non considerare il dissenso un reato

Nel comunicato degli organizzatori si legge che lo scopo politico sarebbe “chiaro”: la finalità sarebbe criminalizzare e impedire l’antifascismo, in contrasto con la Costituzione e con l’ordine del giorno approvato dal comune di Lecco. La critica riguarda anche la natura delle commemorazioni, definite come apologia ed esaltazione del fascismo.

La protesta viene presentata come una forma di contestazione non interpretabile come crimine. Gli stessi firmatari ribadiscono che ogni intimidazione e ogni sanzione renderebbero l’antifascismo “più forte”, con l’idea di una presenza pubblica destinata a proseguire con corpi, voci e opposizione a tentativi di riscrivere la storia e ridurre il dissenso al silenzio.

impegno annunciato e risposta agli aumenti di sanzione in caso di recidiva

Nella parte finale della nota, viene indicata l’intenzione di non arretrare e di rafforzare la presenza nelle piazze, nelle strade e negli spazi pubblici. Il ragionamento riportato collega il rischio di nuove sanzioni aumentate del 50% a eventuali manifestazioni contro i fascisti entro tre anni, con l’accusa che un simile meccanismo impedirebbe di fatto qualunque forma di protesta contro fenomeni neofascisti organizzati.

paradosso denunciato: sanzioni anche per importi elevati e contestazioni sulla procedura

Uno degli aspetti sottolineati nella denuncia riguarda il “paradosso” percepito dai contestatori: chi avrebbe denunciato l’apologia del fascismo si troverebbe a dover pagare multe potenzialmente anche per ciascuna famiglia importi descritti come elevati, fino a 16mila euro. Nel verbale citato, l’identificazione del soggetto multato risulterebbe collegata alla visione delle immagini del Gabinetto provinciale di polizia scientifica di Lecco e alle immagini del sistema di videosorveglianza.

La contestazione aggiuntiva riguarda il presunto impatto costituzionale del meccanismo descritto. Secondo quanto riportato, i cittadini che si dichiarano contrari al fascismo sarebbero trattati come se fossero criminali, mentre l’elemento normativo richiamato nel “decreto sicurezza” impedirebbe di esercitare forme di protesta contro il neofascismo.

Persone menzionate

  • Antonio Pasquini, sindaco di Casargo
  • Luca Caremi, assessore comunale di Calolziocorte
Protestano contro una manifestazione organizzata da nostalgici del Ventennio: valanga di multe per la rete antifascista a Lecco
Multe salatissime agli antifascisti di lecco per la protesta contro i nostalgici
Categorie: PoliticaCronaca

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