Riforma Schillaci, servirebbero circa 4mila pediatri in più secondo Gimbe

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Riforma Schillaci, servirebbero circa 4mila pediatri in più secondo Gimbe

La riforma sull’assistenza pediatrica delineata nella bozza del ministero della Salute punta ad aumentare ruolo e presenza dei pediatri di libera scelta nelle strutture territoriali, estendendo l’assistenza fino al compimento dei 18 anni. L’obiettivo dichiarato è garantire continuità lungo l’età evolutiva e ridurre il rischio di interruzioni nei percorsi di cura. Sul piano numerico, però, emergono criticità legate alle carenze di organico già esistenti e ai tempi di reclutamento necessari per rendere sostenibile il nuovo assetto.

estensione dell’assistenza pediatrica fino a 18 anni: i nodi dell’organico

La bozza prevede un ampliamento dell’assistenza pediatrica che ribalterebbe lo schema attuale: oggi il pediatra è obbligatorio fino a 6 anni, tra 7 e 14 anni i genitori possono scegliere tra pediatra e medico di medicina generale, mentre dopo tale fascia il passaggio al medico di famiglia diventa automatico, con eventuali proroghe fino ai 16 anni per patologie croniche o disabilità.

Nel nuovo impianto, il pediatra diventerebbe il riferimento fino alla maggiore età. Per il ministro della Salute la misura rappresenta un passaggio “strategico”, finalizzato a sostenere la continuità assistenziale e a evitare interruzioni “in una fase delicata della crescita”.

Secondo la Fondazione Gimbe, invece, la proposta non si confronta con le dimensioni della mancanza di professionisti: mantenendo il rapporto ottimale di 850 bambini assistiti per pediatra, l’estensione fino ai 18 anni richiederebbe oltre 3500 pediatri aggiuntivi. La stima include 811 pediatri necessari per la presa in carico dei circa 690mila minori tra 6 e 13 anni oggi seguiti dai medici di medicina generale e altri 2721 per la fascia 14-17 anni, a cui si aggiungono i quasi 500 pediatri già mancanti.

Con tali numeri, la posizione evidenzia che l’ipotesi di estendere l’assistenza pediatrica alla maggiore età risulterebbe non realistica. Il nodo centrale ruota attorno alla disponibilità di pediatri in grado di garantire copertura, accessibilità e continuità delle cure.

rapporti di saturazione e critica sulla libera scelta delle famiglie

Per rendere “sostenibile” l’estensione, la bozza prova a intervenire aumentando il limite massimo di assistiti per pediatra fino a 1500, rendendolo analogo a quello dei medici di famiglia. In base alle critiche, questa impostazione rischierebbe di scaricare l’onere della riforma sui professionisti già in servizio, con conseguenze su sovraccarico e possibile indebolimento di qualità e prossimità, oltre a compromettere la reale libertà di scelta per le famiglie.

Il quadro descrive anche una saturazione già elevata: al 1° gennaio 2025 risultavano 6284 pediatri di libera scelta con quasi 5,8 milioni di assistiti. La media nazionale è di 917 bambini e ragazzi per pediatra, ma in alcune aree il carico cresce: in Piemonte si arriva a 1126, nella Provincia autonoma di Bolzano a 1114, in Veneto a 1018. In questo contesto, viene osservato che il principio della libera scelta finirebbe per restare solo “sulla carta”.

La carenza attualmente stimata dalla Fondazione Gimbe ammonta a 497 pediatri, con forti squilibri territoriali: 186 in Lombardia, 109 in Piemonte e 96 in Veneto. Insieme, queste tre Regioni coprono il 78,7% del fabbisogno mancante.

diminuzione delle nascite e riduzione dei pediatri: impatto sul servizio territoriale

Nel quadro delineato, il problema si colloca in un momento in cui le nascite continuano a scendere. Tra il 2019 e il 2025, i bambini tra 0 e 5 anni (fascia per la quale l’iscrizione al pediatra è obbligatoria) sono calati di circa 420mila unità. Nello stesso periodo, però, anche i pediatri di famiglia risultano in diminuzione: -15%.

La lettura presentata sottolinea che la riduzione dei professionisti supera gli effetti prodotti dal calo delle nascite, determinando difficoltà crescenti nel reperire un pediatra disponibile in molte aree.

La prospettiva dei prossimi anni aggraverebbe ulteriormente il quadro: nei cinque anni considerati è indicata l’uscita dal servizio per pensionamento di oltre 1500 pediatri.

costi, stima del fabbisogno e maggiore presenza nelle case della comunità

Oltre all’impatto sulla continuità assistenziale, la bozza include elementi tecnico-economici: l’innalzamento dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni comporterebbe un maggiore costo annuo stimato in circa 523 milioni di euro e richiederebbe l’inserimento di 1300 pediatri in più. Questa stima risulta più contenuta rispetto all’elaborazione della Fondazione Gimbe, che tiene conto della situazione attuale della professione.

La proposta prevede anche un incremento del coinvolgimento dei pediatri nella rete dell’assistenza territoriale prevista dal Dm 77: almeno sei ore settimanali per 48 settimane l’anno nelle Case della Comunità previste dal Pnrr, con possibilità per le Regioni di aumentare la quota in base ai bisogni locali.

Secondo le criticità riportate, senza organici adeguati, risorse specifiche e criteri omogenei di applicazione, il rischio sarebbe quello di trasformare la riforma in un incremento di obblighi senza un reale miglioramento della capacità di cura.

personaggi e figure citate

  • Nino Cartabellotta
  • Schillaci
  • Fondazione Gimbe
Carenza pediatri, per far partire la riforma Schillaci ne servono 4mila: “Irrealistico”
Categorie: PoliticaSalute

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