Neonata invalida per errore al parto: ospedale condannato a risarcire 700mila euro ai genitori
L’ospedale Maggiore di Bologna è stato condannato a versare 700mila euro di danni a una famiglia in relazione a un parto avvenuto circa dieci anni fa, il 5 novembre 2016. La decisione è stata adottata dalla giudice della seconda sezione civile del tribunale di Bologna, con l’esito favorevole alle ragioni dei genitori, che contestano la responsabilità sanitaria collegata all’evento e all’esito clinico della bambina, indicata come affetta da invalidità totale.
ospedale maggiore di bologna condannato per 700mila euro
Il procedimento ha portato a riconoscere una responsabilità attribuita all’ospedale per l’incidente verificatosi durante il parto e per le conseguenze sulla salute della neonata. Secondo quanto ricostruito, la vicenda giudiziaria si è conclusa dopo un percorso articolato, durato diversi anni, fino alla pronuncia che determina l’obbligo risarcitorio a carico della struttura sanitaria.
travaglio e decisione sul parto dopo sofferenza fetale
Durante il travaglio si era verificata una grave sofferenza fetale. Nonostante la condizione emersa, il personale sanitario avrebbe scelto di procedere con un parto naturale indotto. In tale contesto è stata richiamata la distocia di spalla, identificata come emergenza ostetrica che si manifesta quando, dopo l’uscita della testa del bambino, una o entrambe le spalle restano incastrate all’interno del bacino materno.
sofferenza anossico-ischemica e ipotesi di taglio cesareo
Nel corso del parto, la bambina avrebbe subito una importante sofferenza anossico-ischemica. La ricostruzione processuale attribuisce questo evento a una condizione che, secondo quanto sostenuto in giudizio, avrebbe potuto essere evitata ricorrendo a un taglio cesareo. Le argomentazioni dei genitori, accolte dal tribunale, collegano le scelte cliniche alla condizione successiva e al riconoscimento di misure di tutela, indicate come indennità e accompagnamento erogati dall’Inps.
iter della causa: richiesta 2019, pareri 2020 e trattative
Il percorso amministrativo e giudiziario prende avvio nel 2019. L’azione si sviluppa infatti a partire da una richiesta di risarcimento inviata all’ospedale, collegata a presunte responsabilità mediche dei sanitari coinvolti. Nel corso della gestione interna della pratica, viene adottata una decisione che prevede il coinvolgimento di organismi competenti per una valutazione preliminare.
comitato valutazione sinistri e nucleo regionale
Il 30 settembre 2020, viene riferito che il Comitato di valutazione sinistri dell’ospedale decide di trasmettere il fascicolo al Nucleo regionale per acquisire un parere. Il parere arriva nel novembre 2020: in quella fase il Nucleo regionale di valutazione autorizza l’ospedale ad avviare le trattative stragiudiziali finalizzate a definire il valore economico dell’incidente.
proposta stragiudiziale e importo di circa 687mila euro
Nel periodo successivo, nel dicembre 2020, l’ospedale autorizza le trattative per la definizione “bonaria” del sinistro, indicata con un costo di circa 687mila euro. La gestione del caso, però, non si conclude in quella fase e la trattativa evolve ulteriormente negli anni seguenti.
transazione e stop in giudice: revoca della proposta nel 2022 e nodo contrattuale
Nel 2022, i genitori formulano una proposta transattiva per definire la vertenza a saldo e stralcio. La somma prevista è di circa 700mila euro. La proposta viene presentata con l’indicazione di una rinuncia ad avviare ulteriori azioni in sede civile, penale e amministrativa.
accettazione e passaggi davanti al giudice tutelare
La proposta viene accettata. Nel racconto della procedura emerge però che la vicenda subisce uno stop legato ai passaggi richiesti davanti al giudice tutelare. Viene indicato un primo passaggio nel 2022 in cui il consenso viene negato, seguito da un secondo passaggio nel 2025, con esito successivo non compatibile con la revoca della proposta avvenuta nel frattempo.
revoca ospedaliera e vincolo contrattuale secondo i giudici
Nel frattempo, l’ospedale avrebbe revocato la proposta transattiva. La valutazione dei giudici porta a ritenere che una simile revoca non fosse consentita: attraverso lo scambio di proposta e accettazione scritta si sarebbe costituito un vincolo contrattuale. Da qui discende la conclusione che l’ospedale, una volta creato l’impegno, avrebbe dovuto procedere secondo gli effetti prodotti dalla scrittura e non interrompere la definizione.
giudice coinvolta: Paola Matteucci
Nel provvedimento viene citata la figura della giudice della seconda sezione civile del tribunale di Bologna, responsabile della decisione che riconosce l’obbligo risarcitorio.
- Paola Matteucci
