Peppe iodice confessione pensavo morissero solo gli altri per giorni e manifesti funebri

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Peppe iodice confessione pensavo morissero solo gli altri per giorni e manifesti funebri

Peppe Iodice affronta il tema della morte con un’espressione diretta e personale, dichiarando ai microfoni del De Core Podcast di aver maturato il pensiero della fine in modo insistente. L’intervista, condotta da Alessandro Pieravanti e Danilo da Fiumicino, attraversa oltre due ore di racconto, con un percorso che unisce paure, ricordi d’infanzia e scelte artistiche fino ai retroscena legati a progetti televisivi e radiofonici.

morte e paura: il pensiero fisso dopo i cinquant’anni

Il rapporto con la fine della vita diventa un tema pressante a partire dal compimento dei cinquant’anni. Iodice racconta di averci pensato in continuazione, descrivendo una vera e propria ossessione quotidiana: “Ci ho pensato incessantemente per giorni e più volte al giorno”. Il suo metodo di riflessione passa anche attraverso elementi concreti, come la lettura dei manifesti funebri e il tentativo di “farsi il calcolo”.

Questa fase mentale si collega a scelte precise per il suo recente progetto cinematografico. L’obiettivo non è costruire un prodotto basato su gag: “Volevo raccontare una storia”. Nel racconto emergono dettagli scenici forti, in cui l’artista mette al centro un’esperienza che richiama l’idea del proprio funerale: “Assisto al mio funerale, dentro una bara vera, in una chiesa vera”. Accanto a tale impostazione, viene specificato anche il desiderio di coinvolgere amici e parenti, trasformando la proposta in un evento relazionale oltre che narrativo.

La scelta di trattare l’argomento viene considerata delicata anche per il contesto culturale: Iodice sottolinea che affrontare la morte è “pericoloso” quando si rappresenta una città molto scaramantica.

peppe iodice e napoli: infanzia a barra e legame con la città

Il percorso personale parte dall’infanzia e dalla periferia orientale di Napoli. Il comico viene identificato anche come “Pinuccio” e ricorda un territorio che, negli anni Ottanta, viene descritto come un “bel triangolo” tra Barra, San Giovanni e Ponticelli, definito “scoppiettante”. Nel racconto compare anche la volontà di smontare l’idea di un’infanzia costruita su cliché: Iodice afferma che sarebbe stato bello poter raccontare un passato in stile più stereotipato, ma ribadisce di essere cresciuto in una famiglia normale.

Le immagini quotidiane includono il lavoro del padre all’Enel e il ruolo della madre come casalinga. Viene ricordata la possibilità di permettersi diverse cose, tra cui la villeggiatura: “prima non si chiamava vacanza”, e il periodo si realizza per un mese. I posti venivano scelti dai genitori; oggi, nel racconto, emerge un ribaltamento generazionale, con le figlie indicate come principali organizzatrici: “Oggi le mie figlie sono le mie tour operator”. Su un piano più leggero, Iodice commenta anche la propria socialità di allora, definendosi simpatico senza però essere “conquistante”.

Attualmente vive a Portici, definita con ironia “praticamente i Parioli”, mentre il nucleo identitario resta Napoli. La prima lingua indicata è il napoletano, descritto come “la lingua del cuore”. Il legame con il territorio viene collegato a un’ipotetica scelta politica: in caso di candidatura a sindaco, Iodice afferma che le priorità sarebbero le periferie. La passione cittadina si riflette anche sul calcio: non si considera sportivo, ma tifoso, con un’affermazione netta sull’intensità del tifo a Napoli, definito “malattia”.

il no alla rai e la libertà creativa: peppy night e scelte di controllo

Nel confronto emergono anche aspetti professionali e i passaggi che hanno portato alla nascita del format Peppy Night. L’idea prende forma durante la pandemia, dopo una promessa fatta al produttore Pino Oliva al momento in cui questi viene dimesso dalla rianimazione. La promessa viene riportata con chiarezza: se sopravvive, “dobbiamo fare uno spettacolo il primo gennaio”.

La prima edizione viene descritta con un contesto particolare: teatro vuoto e solo amici. Nonostante l’assenza di pubblico numeroso, gli ascolti vengono indicati come “pazzeschi”. La crescita del progetto porta poi alla televisione, con la proposta di trasferire il format in Rai. La proposta viene rifiutata: Iodice racconta di aver prima detto sì e poi di aver cambiato idea, motivando la decisione con il rischio di limiti editoriali. Il ragionamento centrale è che il modo di realizzare Peppy Night non potrebbe essere replicato in quel contesto: “Avrei troppi limiti”.

Secondo il racconto, anche l’età adulta ha contribuito a mantenere lucidità nel successo: “Forse se fosse successo prima mi sarei montato la testa”. Nel dialogo viene incluso anche un riferimento alla nuova generazione e, tra i colleghi citati, spicca un elogio a Stefano De Martino, definito “un top player” con un futuro descritto come incredibile. Viene inoltre indicato come uno dei pochissimi che non si atteggia mai.

autovalutazione e pagella: sesso, fame, atletismo e personalità

La stabilità personale, lontano dal palcoscenico, poggia sugli affetti. Iodice identifica la famiglia come il proprio luogo felice e la descrive con immagini precise: “La mia isola che non c’è” e una famiglia solida, quella di una volta.

Nella parte dedicata all’autocritica, durante il podcast viene riportata una sorta di pagella personale. Per il sesso indica un punteggio di “3”. Per la fame assegna un “5”. L’atletismo e il pollice verde ricevono un giudizio “0”, con una bocciatura totale. Sul piano del carattere, Iodice si descrive come poco invidioso con “2”, moderatamente egocentrico con un valore “3 tendente a 4” e ipocondriaco con “4”. Pur riconoscendo tali aspetti, respinge il pessimismo, associandolo a un punteggio “0”.

La chiusura sintetizza il suo sguardo complessivo sul mondo attraverso una frase che riassume le proprie condizioni: “Non mi sento mai bene”.

ospiti e voci coinvolte nel podcast

La conversazione al De Core Podcast vede il coinvolgimento delle seguenti figure nominate nel racconto:

  • Peppe Iodice
  • Alessandro Pieravanti
  • Danilo da Fiumicino
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