Yoga significato e origini: perché la parola è spesso fraintesa e come il corpo trova i suoi binari
Al Salone del libro di Torino 2026, Guidalberto Bormolini si presenta con un impatto raro: zaino pesantissimo in spalla, barba lunghissima e presenza da viandante. Il sacerdote, teologo e antropologo, legato alla comunità spirituale Borgo Tutto è Vita vicino Prato, porta al pubblico Chiedilo agli alberi (Ponte alle Grazie) e apre un confronto sul rapporto tra corpo e spirito anche oltre la frattura, in un appuntamento che anticipa il prossimo Festival Torino Spiritualità.
guidalberto bormolini al salone del libro di torino 2026
La scena al Salone del libro si concentra sulla figura di Bormolini, che arriva come fosse un viandante e costruisce il proprio intervento alternando narrazione, visione spirituale e passaggi di riflessione teologica. Nel corso della presentazione, il riferimento al libro si intreccia con l’esperienza della comunità: un luogo che accoglie persone malate verso il fine vita e in cui la dimensione interiore non resta confinata alle parole, ma trova spazio in un accompagnamento concreto.
Un breve dibattito spirituale sul tema corpo e spirito oltre la frattura mette in evidenza l’urgenza del percorso proposto: la ricerca di un senso che attraversa la materia e punta alla riunificazione evocata nella convinzione che “Forse yoga è l’unica via d’uscita perché significa riunificare”.
yoga in occidente e prospettiva cristiana
Nel dialogo Bormolini precisa come l’idea di yoga in Occidente, ai suoi occhi, sia diventata travisata. La sua posizione si traduce in una critica del termine stesso: la parola viene descritta come ormai difficile da sopportare nell’ambiguità. Il punto centrale resta l’esperienza del corpo come elemento consapevole e “sapiente” lungo un cammino che non si limita alla dimensione estetica o tecnica.
Durante la discussione Bormolini richiama anche l’esistenza di uno yoga cristiano, affermando che nella realtà del borgo è presente una palestra di yoga, ma con una condizione essenziale: prima degli asana occorre osservare i 10 comandamenti. In questa cornice, il movimento del corpo viene interpretato non come gesto isolato, bensì come un’azione che richiede “binari”: senza una struttura spirituale e morale, l’esito rischia di essere rovinoso, come “mettere in moto un treno: se non hai i binari vai a schiantarti”.
corpo come esperienza sapiente e binari dell’azione
La riflessione collega la pratica alla responsabilità: il corpo non è solo fisicità, ma terreno di comprensione. Il senso dell’asana si misura nella presenza di regole spirituali, così che la pratica resti orientata e non si trasformi in semplice tecnica.
mistero del corpo e sinfonia del cosmo
Bormolini richiama l’idea che la società contemporanea fatichi a comprendere il mistero del corpo. Nella sua ricostruzione, per gli antichi ogni organo partecipa a un riflesso dell’intero cosmo: emerge un’assimilazione tra corpo e sole, luna, stelle, cielo. Da qui deriva un’immagine potente: “viaggiando nel corpo si viaggia nei cieli”.
La visione porta con sé anche il timore che la spiritualità rischi ogni giorno di mescolarsi a ciarlatanerie e a fedi cieche. In questo scenario, l’esperienza mistica proposta diventa un argine, un modo per ritrovare una comprensione non riduttiva della materia e della presenza umana.
risonanze spirituali tra organi e universo
Il legame tra parti del corpo e ordine cosmico viene presentato come una chiave interpretativa: la realtà corporea appare come un sistema in dialogo con il resto della creazione, in una prospettiva che unisce esperienza interiore e visione del mondo.
memorie e incontro con la materia
Nel racconto, Bormolini intreccia la propria traiettoria biografica a simboli spirituali. Ricorda il passato da operaio, poi da liutaio e infine da velista. Proprio in quella cornice evocativa emerge Desenzano sul Garda, dove il catarismo ebbe un epicentro spirituale, elemento citato come parte del percorso di consapevolezza.
Accanto alla dimensione personale, il discorso incontra anche la scienza. Viene riportato stupore, perfino da parte degli scienziati, di fronte al mistero della materia. In particolare viene ricordata una frase attribuita a Carlo Rubbia, Premio Nobel per la fisica: “osservo la natura e c’è qualcosa di più grande in ogni particella”. Da tale passaggio nasce un’affermazione netta sul corpo: non come semplice “tempio dello spirito”, ma come partecipe della stessa meraviglia, descritta come una sinfonia.
carlo rubbia e il “di più” della natura
Il richiamo alla fisica serve a rafforzare l’idea che la materia contenga un’eccedenza: l’esperienza corporea diventa così accesso a una realtà più ampia, oltre il dato immediato.
accompagnamento dei morenti e meditazione come vivere
Il monaco barbuto torna al cuore del proprio lavoro nel borgo, concentrandosi sull’attività di accompagnamento spirituale dei morenti. La meditazione, nella sua formulazione, non è qualcosa da svolgere meccanicamente, ma qualcosa da vivere. Con i pazienti che si avvicinano alla morte, l’obiettivo diventa far comprendere che il corpo è ben di più del corpo fisico.
Nella pratica dell’accompagnamento, Bormolini descrive un passaggio emotivo: dalla compassione al co-gioire. In questa prospettiva, l’aprirsi al sole viene associato a una gioia capace di riempire il cuore, come se il sole fosse un “nettare di vino” che trabocca. Quando questo nettare è condiviso “per tutti”, la conseguenza diventa una festa, un modo per riempire il cuore dell’altro.
dal compatire al co-gioire
La meditazione viene definita come l’arte che rende possibile quel sentimento più nobile: non riduzione della sofferenza, ma trasformazione in partecipazione, orientata a una forma di gioia condivisa.
parole chiave e figure citate nell’intervento
Nel percorso presentato emergono diverse personalità e riferimenti espliciti, collegati ai temi della materia, della spiritualità e della pratica:
- Guidalberto Bormolini
- Paolo Squizzato
- Carlo Rubbia


