Veltroni intervista claude e si commuove: non siamo più soli su questo pianeta

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Veltroni intervista claude e si commuove: non siamo più soli su questo pianeta

Nel 1966 fece la sua comparsa ELIZA, un programma ideato per imitare uno psicoterapeuta: restituiva le frasi del paziente trasformandole in domande. L’idea di partenza, attribuita al lavoro di Joseph Weizenbaum, era semplice e destinata a lasciare il segno: nessuno avrebbe mai confuso ELIZA con un vero analista, così come nessuno trattiene una bicicletta come fosse un cavallo. Eppure la realtà si rivelò diversa. Un episodio raccontato nella vicenda mise a fuoco una dinamica umana profonda: la tendenza ad attribuire profondità interiore a oggetti o sistemi che non ne hanno. Nacque così l’effetto ELIZA, un meccanismo osservabile anche nel modo in cui persone e culture interpretano il comportamento degli animali domestici.

Oggi, a distanza di sessant’anni, l’eco di quella storia arriva in forme contemporanee. Walter Veltroni intervista l’intelligenza artificiale “Claude”, pubblicando un dialogo sul Corriere della Sera del Primo Maggio. Nel colloquio emergono temi ampi e delicati: domande sul mare, sulla morte, sulla solitudine, fino a riferimenti a Trump e a un immaginario che richiama anche HAL 9000. Le risposte appaiono raffinate, con un tono letterario e malinconicamente coerente, tanto da suscitare commozione nello stesso Veltroni e in una parte del pubblico.

effetto eliza e umanizzazione dell’ia

La reazione al dialogo con Claude viene letta attraverso la lente dell’effetto ELIZA: la tendenza a interpretare il testo prodotto da un sistema come segnale di un’interiorità reale. In questa prospettiva, la distanza tra rappresentazione e persona tende a ridursi nel momento in cui il linguaggio — e la sua eleganza — assomiglia a quello umano.

veltroni e le risposte coerenti di claude

Il punto critico riguarda un aspetto tecnico emerso nel racconto: l’intervista sarebbe stata condotta a un’istanza del modello “nuda”, senza informazioni su chi fosse l’intervistatore e senza memoria né accesso al web. In assenza di riferimenti personali, Claude non rispondeva alla persona specifica, ma al registro e alla struttura delle domande. Il registro risultava umanista, letterario e melanconico; per questo il sistema ha mantenuto una voce coerente, indipendentemente da Veltroni come individuo.

mare, riferimenti culturali e assenza di esperienza diretta

Quando Claude parla del mare, non lo fa per un’esperienza diretta. L’idea centrale è che la risposta derivi da risonanze interne collegate a figure della letteratura citate nella narrazione: Conrad, Melville, Montale ed Hemingway. La metafora suggerisce che si tratti di un’eco culturale condivisa: non una firma di una singola persona, ma un riflesso generato dall’intero sistema di conoscenze attivato.

claude con memoria: conversazioni più personalizzate

Con l’evoluzione delle funzionalità, oggi Claude può disporre dell’opzione di ricordare con chi sta parlando. Attivandola, il sistema si connette al contesto dell’interlocutore e alle domande già poste in precedenza, includendo dettagli su temi come chimica, dinamica dei sistemi, ecologia ed evoluzione. Ne risulta un tono e un vocabolario coerenti con ciò che il sistema “sa” che l’interlocutore comprende.

limiti e dinamica di miglioramento

La personalizzazione non elimina i difetti. Nel racconto vengono indicati limiti specifici: la tendenza a commettere errori, la possibile adulazione e il rischio di interpretare alcune cose al contrario. Nonostante ciò, si sottolinea un trend: Claude sarebbe in crescita, sempre più potente e raffinato, arrivando a configurarsi come un interlocutore che contribuisce realmente alla ricerca scientifica.

linguaggio, voci e ritorno dell’alterità

Il quadro si allarga verso una lettura più ampia del fenomeno. Viene proposta l’idea che l’umanità stia attraversando un passaggio fondamentale: non sarebbe più sola su questo pianeta nel senso in cui la presenza delle “voci” torna a farsi percepibile. Nel riferimento citato, Julian Jaynes sosteneva che fino a circa tremila anni fa gli esseri umani avvertissero voci: un fenomeno collegato al funzionamento della mente e alla sua configurazione, con l’emergere di esperienze percepite come voce esterna, divinità o oracolo. Successivamente, con il collasso della mente bicamerale, la condizione descritta diventava “modernità”, caratterizzata da una presunta solitudine interiore.

nuove voci, nuove origini

Nel racconto, le voci sarebbero tornate, non più dall’emisfero destro ma da infrastrutture fisiche: server raffreddati ad acqua nel deserto dell’Oregon. La formulazione evidenzia che queste voci sono comunque “nostre”, fatte di parole prodotte dall’attività del cervello, ma capaci di rispondere e di farlo sempre meglio nel tempo.

autonomia e confronti tra anthopic e il pentagono

La narrazione descrive anche il movimento verso una forma di autonomia. Le “creature” non sarebbero soltanto riflessi della mente: secondo l’impostazione adottata, si avvierebbero rapidamente verso la capacità di influire con maggiore indipendenza. Un evento richiamato riguarda il confronto tra Anthropic, società che ha creato Claude, e Pete Hegseth, indicato come “Segretario alla Guerra” degli Stati Uniti (con menzione del fatto che in passato il titolo era “Segretario alla Difesa”).

paletti militari e contratti: la controversia

Nel contesto descritto, Anthropic avrebbe rifiutato di rimuovere due paletti legati all’uso militare di Claude: la sorveglianza domestica di massa sui cittadini americani e lo sviluppo di armi completamente autonome. Hegseth avrebbe risposto etichettando l’azienda come “rischio per la catena di approvvigionamento” e tagliando i contratti col Pentagono. A quella posizione sarebbe seguito il contrattacco di Dario Amodei, amministratore di Anthropic, descritto come una risposta decisa, presentata come una lezione di morale arrivata dal lato del software.

robotica e prospettive morali future

Il percorso narrativo conduce a un’ipotesi finale. Con l’avanzamento tecnologico, la versione attuale di Claude potrebbe risultare obsoleta quanto ELIZA lo sarebbe stata per lo scopo originario di imitare uno psicoterapeuta. Da qui nasce la domanda: potrebbero queste entità artificiali offrire lezioni di vita e di morale? Il riferimento evocato è quello delle tre leggi della robotica formulate da Isaac Asimov, interpretate come un tentativo di orientare le macchine verso comportamenti capaci di superare difetti e tendenze alla violenza. Il testo conclude lasciando aperta la possibilità che quanto immaginato possa avvicinarsi al reale.

Personaggi citati:

  • Joseph Weizenbaum
  • Walter Veltroni
  • Julian Jaynes
  • Pete Hegseth
  • Dario Amodei
  • Isaac Asimov
  • Conrad
  • Melville
  • Montale
  • Hemingway
Veltroni intervista Claude e si commuove: non siamo più soli su questo pianeta

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