Consenso digitale: la campagna Libere anche qui arriva al Senato
La campagna nazionale “Libere anche qui” prende forma dopo l’approvazione definitiva, al Senato, del disegno di legge Valditara sul consenso informato in ambito scolastico per l’educazione sessuoaffettiva, presentandosi come iniziativa trasversale contro la violenza di genere online. Il lancio arriva tra le proteste delle opposizioni e si innesta in un dibattito più ampio che intreccia riconoscimento delle radici culturali, diritto al consenso e contrasto alle dinamiche digitali che alimentano molestie e abusi.
Nel contesto della conferenza a Palazzo Madama, è stato sottolineato che la campagna è aperta a un confronto allargato: l’impegno viene descritto come condivisibile con le forze di maggioranza, pur partendo da presupposti culturali differenti. La cornice delineata include anche i passaggi collegati ad altre proposte legislative citate come prima risposta e seconda risposta, mentre la delusione politica viene collegata al fatto che, nonostante la presenza di una premier donna, resterebbe complesso individuare alleanze su questo tema.
campagna nazionale “libere anche qui”: obiettivo e cornice politica
La rete di giovani amministratrici e attiviste progressiste, il giorno successivo all’approvazione definitiva del provvedimento, presenta “Libere anche qui” con un focus esplicito sul consenso digitale e sulla trasformazione dell’indignazione in un’azione collettiva e politica. L’iniziativa mira a collegare ciò che accade online con le dinamiche sociali più ampie, evidenziando che l’abuso nel digitale viene letto come una manifestazione concreta di rapporti di potere e stereotipi.
violenza digitale come violenza reale: il messaggio della conferenza
Un passaggio centrale riguarda l’idea che la violenza digitale sia una violenza reale, non un fenomeno marginale. Viene richiamata una cultura dello stupro ritenuta profondamente radicata, capace di violare consenso e reciprocità delle donne nella vita quotidiana. Secondo l’impostazione comunicata, il comportamento online viene interpretato come parte di un continuum che collega le relazioni nella sfera lavorativa, di studio e nelle occasioni di socialità alla persistenza di dinamiche patriarcali nella società.
nesso con la cultura del consenso e le conseguenze nei contesti quotidiani
La campagna colloca quindi l’attenzione su come gli episodi digitali riflettano e amplifichino comportamenti che, anche fuori dalla rete, generano esclusione, paura e mancanza di tutela. Il punto comunicativo insiste sul valore del consenso come principio non negoziabile e sulla necessità di riconoscere la continuità tra ambiente digitale e contesti reali.
promotrici e testimonianze: esperienze di molestie e uso non autorizzato
Tra le figure promotrici compare la consigliera comunale Pd di Latina Valeria Campagna, componente della Direzione nazionale dem, che nel 2025 aveva denunciato l’utilizzo non autorizzato di alcune fotografie su phica.eu. Il forum veniva descritto come uno spazio che pubblicava scatti rubati o foto scattate di nascosto in luoghi pubblici e privati, all’insaputa delle dirette interessate, e poi chiuso. Questo elemento viene utilizzato per rendere concreto il tema del consenso nella sfera digitale e per evidenziare come la violazione della privacy possa trasformarsi in una forma di aggressione.
All’evento partecipano anche altre amministratrici e rappresentanti impegnate su questi temi, accomunate dalla presenza di esperienze personali o istituzionali legate a molestie, sessismo e violenza digitale. In base a quanto riportato, l’obiettivo dichiarato è convertire l’indignazione individuale in un lavoro politico condiviso, capace di incidere sulle condizioni che rendono possibile l’abuso.
figure coinvolte nella presentazione di “libere anche qui”
Durante la conferenza e nella presentazione dell’iniziativa risultano indicate queste figure:
- Valeria Campagna
- Anna Frattini
- Lucrezia Iurlaro
- Giulia Pelucchi
- Laura Sparavigna