Schedata illegalmente dopo aver chiesto alla guardia costiera di soccorrere i migranti
Un’attivista per i diritti umani ha raccontato come, dopo anni di attività di monitoraggio e volontariato a favore dei migranti in Grecia, sia finita sotto indagine. La vicenda riguarda l’uso di dati personali, trasferimenti tra enti e l’esistenza di un presunto sistema informatico “ombra”, con una decisione del Garante europeo della protezione dei dati arrivata dopo un lungo iter.
nathalie gruber indagata per il monitoraggio dei diritti alle frontiere
Nathalie Gruber, attivista austriaca, è stata coinvolta in indagini per il lavoro di monitoraggio e volontariato svolto in Grecia, concentrato sulle violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere esterne dell’Unione europea. Secondo quanto riportato da inchieste giornalistiche, i dati di Gruber insieme a quelli di migliaia di altre persone sarebbero stati archiviati da Europol tramite un sistema basato su tecnologie illegali.
l’accusa collegata alla richiesta di soccorso alle persone in difficoltà
Secondo la ricostruzione fornita da Gruber, la sua attività rientrava in un gruppo di persone impegnate a documentare violazioni alle frontiere. A un certo punto, però, è emerso il coinvolgimento nella fase investigativa. La sua condizione viene descritta come il risultato di un’interpretazione del suo lavoro: il Garante europeo avrebbe accettato la spiegazione attribuita a Europol secondo cui il trattamento dei dati sarebbe stato giustificato dal fatto che il suo operato sarebbe stato finalizzato a “costringere” le autorità competenti di protezione delle frontiere a soccorso dei migranti.
In questa prospettiva, l’indagine sarebbe stata collegata al fatto che Gruber avrebbe chiesto alla guardia costiera di adempiere al dovere di soccorrere persone in difficoltà. Nel racconto dell’attivista, un simile comportamento non costituirebbe reato secondo le leggi richiamate.
trasferimento dei dati: da frontex a europol e sistema “ombra”
Gruber riferisce di essere stata prima assolte all’inizio del 2024, ma nonostante ciò i suoi dati personali sarebbero stati trasferiti illegalmente. La dinamica descritta prevede un passaggio da Frontex a Europol, seguito dall’archiviazione in un sistema informatico indicato come “ombra”.
la decisione del garante europeo dopo denunce senza risposta
L’attivista afferma che, nel corso degli anni, il Garante europeo della protezione dei dati non avrebbe risposto alle sue denunce. Il momento di svolta sarebbe arrivato la settimana precedente al racconto, quando Gruber dichiara di aver ricevuto la comunicazione della decisione.
Nella spiegazione riportata, il Garante avrebbe valutato accettabile la versione fornita da Europol in base alla quale i dati sarebbero stati trattati connessamente all’obiettivo di incidere sulle condotte delle autorità responsabili del soccorso ai migranti.
come è stato scoperto l’interesse investigativo: richieste di accesso e tempi di risposta
Per comprendere se la criminalizzazione in Grecia si fosse estesa oltre i confini nazionali, nel 2021 Gruber ha avviato richieste di accesso ai dati. Le domande sono state presentate alle autorità del Paese natale, l’Austria, e anche a Interpol ed Europol.
risposte di austria e interpol, rifiuto di europol
Secondo il racconto, Austria e Interpol avrebbero risposto rapidamente dichiarando di non possedere informazioni su di lei. Europol, invece, avrebbe fornito una risposta solo dopo la scadenza del termine legale, rifiutandosi di divulgare qualsiasi informazione e sostenendo che la divulgazione avrebbe potuto compromettere un’indagine di uno Stato membro.
reclamo al garante e attese per una decisione
Di fronte a questa situazione, Gruber avrebbe presentato un reclamo al Garante europeo della protezione dei dati nel novembre 2022. L’attivista descrive un’attesa molto lunga: tre anni e otto mesi prima di ricevere una decisione.
prove giornalistiche su un possibile trasferimento illegale
Nel periodo in cui il reclamo risultava ancora pendente, alcuni giornalisti investigativi avrebbero scoperto elementi che suggerivano un’ipotesi di trasferimento illegale di dati personali da parte di Frontex verso Europol. Nello stesso quadro, sarebbe stato indicato che Europol gestirebbe un sistema informatico ombra al di fuori del perimetro giuridico definito dal Regolamento Europol.
Alla luce di questi elementi e considerata la sua assoluzione, Gruber sostiene di aver avuto motivi per ritenere che i suoi dati potessero essere giunti a Europol anche tramite canali considerati illegali. Nel racconto, dopo l’assoluzione, Europol avrebbe finalmente concesso un accesso parziale ai suoi dati.
accesso parziale ai dati e reclami aggiuntivi contro frontex
La comunicazione descritta da Gruber indica che la divulgazione dei dati non avrebbe risposto a quasi nessuna delle domande formulate. Al contrario, avrebbe generato ulteriori interrogativi. Per verificare se anche Frontex avesse condiviso i suoi dati, Gruber avrebbe presentato reclami contro Frontex: uno sarebbe stato respinto, con rinvio a Europol; un altro, presentato dai suoi avvocati all’inizio di quest’anno, sarebbe stato semplicemente ignorato.
principali enti e soggetti citati nella vicenda
La ricostruzione menziona diversi soggetti coinvolti, a vario titolo, nella raccolta, gestione e contestazione dei dati. I passaggi descritti richiamano anche figure istituzionali e organizzazioni connesse al monitoraggio o all’accesso alle informazioni.
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- interpol
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