Mi sono operato agli occhi: addio occhiali che scivolano mentre ballo e ora dormo sul divano senza paura
Ballare con libertà totale, muoversi senza vincoli e tornare a concentrarsi sull’energia della musica: Carlos Díaz Gandía racconta come un intervento di chirurgia refrattiva abbia cambiato il modo in cui affronta la quotidianità e il lavoro. Dopo anni di convivenza con miopia e astigmatismo, la correzione laser effettuata lo scorso 27 febbraio apre un nuovo capitolo, fatto di gesti più fluidi, prova più comoda e una visione diversa del rapporto con il palcoscenico.
chirurgia refrattiva per correggere miopia e astigmatismo
Lo scorso 27 febbraio Carlos Díaz Gandía si è sottoposto a un intervento di chirurgia refrattiva presso la clinica oculistica Baviera. L’operazione era finalizzata alla correzione dei difetti con cui conviveva fin da piccolo, in particolare miopia e astigmatismo. La trasformazione, secondo quanto dichiarato, riguarda soprattutto la possibilità di muoversi con maggiore naturalezza, eliminando l’ingombro delle montature durante l’attività fisica.
Il coreografo ha spiegato che gli occhiali rappresentavano un limite nella danza: durante i movimenti tendevano a cadere e, una volta rimossi, rimaneva il problema dell’assenza di vista nitida. Per Gandía, la danza è un linguaggio in cui musica e impulso si incontrano, ma la ricezione passa anche attraverso gli occhi: lo sguardo, in una performance, diventa un elemento centrale della comunicazione.
occhi e sguardo nella performance
Nel racconto dell’intervento emerge un punto chiave del suo modo di intendere lo spettacolo: lo sguardo in scena è tutto. L’occhio è descritto come capace di trasmettere sentimenti che lo spettatore può cogliere con facilità, collegando così la tecnica coreografica alla componente visiva del messaggio.
laser e prove: più comodità e meno problemi durante la danza
Con la correzione effettuata, il laser gli ha consentito di riporre gli occhiali nella custodia. Gandía però non si limita a celebrare il risultato: mantiene un margine di valutazione sul cambiamento, precisando che potrà capire l’effetto pieno tra un anno. Nel frattempo, i benefici attesi sono concreti, soprattutto in sala prove.
Lo scenario precedente era legato alla dinamica delle sessioni: lo sforzo è intenso e il suo stile viene definito aggressivo, con sudorazione che in passato faceva scivolare le lenti. In più occasioni gli occhiali sono stati anche pestati durante la pratica. Per questo motivo, l’intervento viene presentato come una scelta anche di tipo pratico: spostare l’attenzione su movimenti più liberi senza doversi preoccupare di dettagli che interferiscono con il lavoro fisico.
un messaggio ai colleghi: un mestiere fisico
Gandía spiega di aver scelto di operarsi soprattutto per comodità. In parallelo, invita i colleghi a riflettere sul proprio caso, sottolineando che quello della danza è un lavoro fisico, svolto in molte varianti e condizioni di movimento.
palcoscenico più vicino al pubblico grazie alla vista
Tra gli elementi più motivanti c’è il rapporto con il luogo in cui interpretare la propria attività. Gandía afferma di non avere avuto dubbi: il palcoscenico. Per struttura del suo lavoro, di norma opera dietro le quinte, ma l’obiettivo dichiarato è diventare presente anche in prima linea, con la possibilità di coinvolgere chi siede nelle quinta e sesta fila di un parterre.
La motivazione include la volontà di ottenere feedback del pubblico in modo più immediato e automatico. La vista, nella sua visione, funziona come strumento di contatto per trasmettere l’amore per la danza e per rendere più diretto il legame con le persone presenti.
effetti dell’operazione sulla vita quotidiana e sulle abitudini
L’intervento viene descritto come una procedura velocissima. Il disturbo indicato riguarda un bruciore avvertito solo nelle ore successive. Oltre al lavoro, Gandía evidenzia ricadute nella quotidianità: racconta di aver rimandato l’iter completo per mancanza di tempo, a causa degli impegni professionali.
Nel momento in cui l’operazione è stata possibile, vengono citati passaggi seguiti dal dottor Sergio Ares, che lo ha operato e ha spiegato le tappe di avvicinamento all’intervento. Con la correzione, Gandía prevede cambiamenti pratici: potrà sdraiarsi sul divano dal lato preferito senza rischiare di schiacciare gli occhiali, e potrà vedere film in 3D senza problemi legati alla sovrapposizione delle montature.
occhiali, stile e ritorno al viso senza lenti
Il rapporto con gli occhiali, per anni, non è stato percepito solo come necessità: Gandía racconta di averli sempre apprezzati e di non essersi mai vergognato di portarli. Li descrive come un bel accessorio e ora immagina un gioco diverso, con la possibilità di “fare Clark Kent”, cambiando cinque o sei paia senza essere legato all’uso quotidiano per vedere chiaramente.
crescita professionale e collaborazioni con artisti
Il percorso di Carlos Díaz Gandía è legato anche alla diffusione online delle sue coreografie. Nel racconto emergono riferimenti a lavori diventati virali sul web, come Chiamo io chiami tu e Tuta Gold a Sanremo 2025 e 2024. La sua danza ha quindi raggiunto attenzione oltre la scena, rafforzando la percezione del suo stile.
Riguardo ai rapporti con gli artisti, Gandía chiarisce che in passato aveva una lista di desideri per le collaborazioni. Con il tempo, il processo diventa variabile: dipende dalla connessione creata con la persona e con il suo management. Ha lavorato anche con cantanti che conosceva meno, costruendo con loro progetti che si sono rivelati importanti per la carriera.
affinità con l’Europa e visione del mercato
La riflessione finale riguarda il contesto internazionale: Gandía afferma che l’America non lo chiama. Con gli artisti europei, invece, si è sentito molto più connesso.
personaggi e professionisti citati
- Carlos Díaz Gandía
- Mahmood
- Gaia
- dottor Sergio Ares


