Prezzo del petrolio in risalita: j p morgan avverte su inflazione e tassi

• Pubblicato il • 4 min
Prezzo del petrolio in risalita: j p morgan avverte su inflazione e tassi

Il termometro più immediato dell’andamento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran passa dal mercato del petrolio. Dopo la risposta di Teheran alla tregua statunitense, arrivata con un contropiano invece di un accordo, le quotazioni tornano a muoversi in modo più deciso, riportando l’attenzione su possibili ripercussioni sui prezzi delle materie prime e, a catena, su inflazione e tassi.

Nel breve periodo, la dinamica del Wti del Texas offre l’indicazione più concreta: il benchmark, il West Texas Intermediate, dopo un avvio con segnali di distensione, cambia rotta e riprende quota.

petrolio Wti in rialzo dopo il contropiano iraniano

La giornata si era aperta con segnali favorevoli per una possibile tregua. Le quotazioni del Wti, nel corso della mattinata, avevano mostrato una maggiore fiducia nel negoziato, scendendo fino a un cedimento vicino al 2% e oscillando intorno alla soglia dei 111 dollari al barile.

Il quadro è poi cambiato: con l’annuncio che Teheran ha respinto la tregua proposta dagli Stati Uniti, presentando un contropiano, le quotazioni del petrolio riprendono una nuova fase di crescita. Il Wti torna a salire di circa 0,3%, con il prezzo che si avvicina a 112 dollari al barile.

Jamie Dimon avverte: rischio shock su commodity, inflazione e tassi

Le ricadute economiche connesse alla guerra tra Usa e Iran sono al centro delle preoccupazioni espresse da Jamie Dimon, amministratore delegato di Jp Morgan. Nella lettera agli azionisti, Dimon descrive un rischio legato a possibili shock sui prezzi delle commodity e a una conseguente spinta al rialzo su inflazione e tassi di interesse.

Nel testo indirizzato agli azionisti, l’amministratore delegato richiama anche il tema del credito privato. Viene formulata una cautela rispetto a perdite potenzialmente più alte del previsto, legate a un indebolimento degli standard di erogazione di credito.

Dimon precisa inoltre che, anche con le criticità in campo, la situazione non appare configurarsi come un problema sistemico con carattere di inevitabilità. Tra i fattori citati figurano guerra in Ucraina, Cina e conflitto in Medio Oriente.

Il punto centrale riguarda l’evoluzione legata all’Iran: la guerra in quella fase introduce shock significativi per petrolio e materie prime. Questo scenario può tradursi, secondo l’impostazione descritta, in inflazione più persistente e in tassi più elevati rispetto alle aspettative dei mercati.

mercati sotto pressione: stoxx 600 in calo e impatto sugli utili

Mentre resta in attesa di un possibile effetto dell’ulteriore ultimatum di Trump, fissato per martedì, i dati già osservati mostrano che le dinamiche del Medio Oriente hanno lasciato tracce rilevanti sui mercati internazionali. Un report richiamato dall’agenzia Ansa, tramite Bloomberg Intelligence in Europa, indica che dall’inizio del conflitto lo stoxx 600, indice che include le principali società quotate, ha registrato un calo del 6%.

La perdita complessiva di valore si traduce in oltre 1.100 miliardi di capitalizzazione andata persa.

chiusura di hormuz e guerra incidono su utile per azione

Secondo le ricostruzioni degli analisti, la combinazione tra guerra e chiusura dello stretto di Homuz, snodo fondamentale per il transito delle materie prime, determina un impatto sull’utile per azione dello Stoxx 600 maggiore rispetto allo shock inflazionistico del 2022.

Le stime degli esperti indicano per il 2026 una crescita dell’utile per azione di circa il 5%. Il dato risulta ben più contenuto rispetto al 25,5% registrato quattro anni prima.

cicatrici sui margini e scenario ancora in evoluzione

Gli operatori di mercato sottolineano però che non è ancora appropriato parlare di recessione degli utili. Perché una contrazione economica emerga in modo più netto, viene indicato che il petrolio dovrebbe restare sopra i 100 dollari per diversi mesi.

Nello scenario descritto, una crescita globale nominale meno vigorosa, una domanda ridotta, un mercato del lavoro più debole e un sostegno fiscale più limitato riducono il potere delle aziende di determinare i prezzi e restringono lo spazio per difendere i risultati.

Nel contempo, i margini operativi dei settori non finanziario ed energetico risultano vicini al record del 12,5%, elemento che contribuisce a rendere ancora incompleta una lettura pienamente recessiva sul fronte utili.

Le figure citate nel contesto economico sono:

  • Jamie Dimon
Tregua saltata (per ora), il prezzo del petrolio torna a salire. Jp Morgan: “Rischio shock per inflazione e tassi d’interesse”
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