Petrolio e sversamenti in iran tra petroliere ferme e soluzioni estreme

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Petrolio e sversamenti in iran tra petroliere ferme e soluzioni estreme

L’Iran sta affrontando una pressione crescente legata al petrolio invenduto, con livelli che vengono descritti come critici mentre le esportazioni restano bloccate e le possibilità di stoccaggio sono sempre più vicine alla saturazione. Teheran sta attivando misure di emergenza per evitare un arresto paralizzante della produzione, in un contesto in cui il blocco navale statunitense limita l’uscita del greggio e i negoziati per porre fine al conflitto procedono lentamente.

petrolio invenduto iraniano: stoccaggi quasi pieni e blocchi alle esportazioni

Secondo quanto riportato, il petrolio rimasto nei depositi e non esportato raggiunge soglie considerate critiche tra le restrizioni ai carichi e la disponibilità residua di spazi di conservazione. Teheran cerca soluzioni rapide per evitare che la produzione debba interrompersi, con il rischio di conseguenze economiche legate anche alle perdite di entrate.

Nel quadro descritto, la situazione si concentra nello Stretto di Hormuz, dove l’interruzione dei normali canali di spedizione crea un accumulo difficilmente gestibile con le infrastrutture tradizionali.

misure straordinarie per contenere l’eccesso di greggio

Per gestire il sovraccarico, Teheran sta adottando pratiche definite insolite, con l’obiettivo di ritardare l’emersione di una crisi infrastrutturale e ridurre la pressione esercitata da Washington durante una fase di stallo.

  • riattivazione di siti abbandonati per aumentare temporaneamente la capacità di gestione;
  • utilizzo di container improvvisati come soluzione di stoccaggio;
  • ricorso alla spedizione su rotaia verso la Cina, con l’intento di deviare i flussi quando le esportazioni via mare sono limitate.

blocco navale e mercato: come si inceppa l’export del greggio

La competizione descritta riguarda la durata della capacità produttiva iraniana rispetto alla disponibilità di sbocchi per il greggio. Ogni barile che non riesce a lasciare il Paese attraverso i canali consueti deve essere destinato ad alternative: serbatoi, navi, stoccaggi improvvisati o, in mancanza di alternative, depositi non convenzionali.

riduzione dei carichi e calo delle esportazioni osservate

Il blocco ha ridotto drasticamente la quantità caricata sulle petroliere, secondo i dati di Kpler. I carichi di greggio e condensati iraniani avrebbero mostrato una media di 2,1 milioni di barili al giorno tra il 1° e il 13 aprile, scendendo a 567.000 barili al giorno tra il 14 e il 23 aprile. Dopo l’introduzione del blocco, sarebbero stati osservati soltanto cinque carichi, mentre a febbraio, prima della guerra, l’Iran esportava mediamente 2 milioni di barili al giorno.

Il meccanismo di accumulo produce un effetto a catena: con capacità limitate di carico, la produzione tende a essere ridotta. Kpler sostiene che l’azienda petrolifera nazionale iraniana abbia avviato tagli per prevenire l’assenza di spazio nel sistema.

produzione a rischio: tagli anche prima del pieno tecnico

Secondo Kpler, i tagli alla produzione spesso iniziano prima che lo stoccaggio sia tecnicamente al limite, perché gli operatori devono conservare spazio utile e evitare colli di bottiglia pericolosi. Se il blocco dovesse proseguire, la produzione di greggio iraniano potrebbe scendere di oltre la metà, in un intervallo stimato tra 1,2 e 1,3 milioni di barili al giorno entro metà maggio.

scorte aumentate: capacità di stoccaggio e limiti operativi

Con il blocco, le scorte di petrolio iraniane sono aumentate di 4,6 milioni di barili, raggiungendo circa 49 milioni di barili, stando alle stime di Kpler. La capacità stimata del Paese risulterebbe pari a 86 milioni di barili; includendo diversi serbatoi di raffinerie al nord della nazione, la capacità potenziale arriverebbe a 90–95 milioni di barili.

La disponibilità teorica non si traduce automaticamente in utilizzo pieno: vincoli operativi, limiti di sicurezza e fattori geografici farebbero sì che una parte significativa della capacità non sia effettivamente impiegabile.

petroliere vuote e serbatoi nei poli petroliferi meridionali

Per contenere l’eccesso, l’Iran avrebbe utilizzato petroliere vuote come mezzi di stoccaggio al largo. Nel Golfo sarebbero ancora presenti diverse grandi petroliere, con una capacità complessiva indicata intorno a 15 milioni di barili.

Teheran avrebbe inoltre iniziato a impiegare container e serbatoi dismessi in poli petroliferi meridionali come Ahvaz e Asaluyeh. In questi casi, alcuni serbatoi sarebbero stati a lungo evitati per le loro cattive condizioni, mentre ora vengono reinseriti per aumentare la capacità di conservazione.

trasporto via ferrovia verso la cina

Parallelamente, l’Iran sta cercando di trasportare petrolio verso la Cina tramite la ferrovia. La linea infrastrutturale collegherebbe Teheran alle città cinesi di Yiwu e Xi’an. Tale scelta sarebbe finalizzata a mantenere flussi di esportazione quando il canale marittimo risulta limitato.

rischi di lungo periodo per i giacimenti: impatti di eventuali stop

Un’interruzione improvvisa della produzione, secondo quanto riportato, può compromettere giacimenti petroliferi più vecchi, in particolare quelli con bassa pressione o geologia fragile. La società di consulenza Rystad Energy avrebbe stimato che circa la metà dei giacimenti iraniani presenta bassa pressione, rendendoli vulnerabili a perdite produttive prolungate dopo eventuali stop.

figure citate e ruoli nella lettura della crisi energetica

  • Sanam Vakil, direttore del programma per il Medio Oriente e il Nord Africa presso Chatham House
  • Hamid Hosseini, portavoce dell’unione degli esportatori di petrolio iraniani

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