Mondo convenienza operai in picchetto contro il rinvio degli aumenti al 2028 patto al ribasso tra azienda e sindacati
Una nuova protesta del personale di Mondo Convenienza sta interessando diversi poli logistici, con presidi ai cancelli e rivendicazioni legate all’applicazione del contratto collettivo. Il nodo centrale riguarda l’accordo che rinvia ancora la piena entrata in vigore del ccnl della Logistica negli hub italiani, elemento contestato dalle rappresentanze sindacali coinvolte.
proteste Mondo Convenienza: presidi in quattro sedi logistiche
Giovedì il personale addetto alla consegna e al montaggio dei mobili, impiegato presso i magazzini di Settimo Torinese, Campi Bisenzio (Firenze), Bologna e Roma, ha dato vita a presidi davanti ai cancelli di tutti e quattro i siti. La mobilitazione è stata portata avanti in gran parte dal SI Cobas, con l’obiettivo di contestare l’intesa sottoscritta nell’ambito della trattativa tra aziende in appalto e sindacati confederali.
La contestazione riguarda un accordo che, secondo le ragioni sindacali, rimanda l’applicazione piena del ccnl della Logistica in tutti gli hub italiani. Il confronto si inserisce nella fase in cui, in vista della scadenza, le parti sono tornate a sedersi al tavolo con i vertici aziendali, definendo una soluzione basata su un periodo-ponte.
accordo: rinvio dell’applicazione completa del ccnl e periodo-ponte
Nel quadro delle trattative, i lavoratori avevano ottenuto in precedenza l’accantonamento del contratto Multiservizi, considerato più sfavorevole. A sostegno di tale risultato, erano stati avviati picchetti a oltranza che avevano bloccato per settimane l’ingresso dei furgoni. Successivamente, Cgil, Cisl, Uil e azienda avevano sottoscritto un accordo di “armonizzazione”, orientato a raggiungere l’obiettivo a tappe, con una finestra temporale indicata fino al 2026.
Rispetto al punto di arrivo previsto, l’intesa più recente prevede la continuazione del periodo-ponte e l’introduzione di leggeri aumenti distribuiti nel tempo fino al 2028. Questa impostazione è al centro delle critiche del SI Cobas, secondo cui il percorso definito comporta un arretramento sostanziale.
critiche del si cobas: “accordo al ribasso” e rischi sull’occupazione
Per il SI Cobas l’accordo viene descritto come “un accordo al ribasso sulla pelle dei lavoratori”. Secondo la ricostruzione sindacale, il rischio sarebbe quello di far sfumare l’applicazione del ccnl Logistica, oltre a favorire scelte aziendali orientate a licenziare lavoratori con maggiore anzianità per sostituirli con personale nuovo impiegato con salari più bassi.
Daniele Mallamaci del SI Cobas collega inoltre il contesto di peggioramento ai due anni successivi: sarebbero state segnalate condizioni d’impiego deteriorate, con lettere di contestazione inviate “a pioggia” e, in ogni caso, un livello retributivo indicato come inferiore a quanto previsto dal contratto nazionale della logistica.
premio di risultato collegato alle consegne: meccanismo contestato
Tra le clausole considerate più problematiche emerge l’introduzione di un premio di risultato legato al numero di consegne, descritto come un meccanismo simile a quello delle app di delivery. Il SI Cobas contesta la logica alla base del calcolo, sostenendo che l’organizzazione del lavoro e le criticità operative incidano sull’andamento delle consegne in modo non attribuibile ai lavoratori.
Secondo Mallamaci, la presenza di molte difficoltà lungo il ciclo di lavoro sarebbe connessa a fattori aziendali, non alle responsabilità del personale. Ne deriverebbe, nella lettura sindacale, la necessità di lavorare ancora di più per ottenere somme aggiuntive, nonostante i giri risultino già lunghi e aggravati da un’elevata fatica fisica e psicologica.
sciopero e legge 146: estensione ai servizi di logistica e conseguenze
Un ulteriore elemento di tensione riguarda la disciplina dello sciopero. Rispetto a due anni fa, sarebbe intervenuta la delibera di marzo con cui la Commissione di garanzia ha esteso anche alla logistica i paletti previsti dalla legge 146, quella che regola l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Il quadro descritto richiama l’interpretazione prevalente tra i giuristi: qualora nella filiera siano presenti beni essenziali, anche gli scioperi nei magazzini devono includere preavviso, procedure di raffreddamento, indicazione di modalità e durata e rispetto delle prestazioni indispensabili.
In sostanza, secondo la ricostruzione riportata, anche un picchetto in un singolo polo potrebbe diventare impossibile se l’attività svolta rientra nelle caratteristiche considerate essenziali.
diritto di sciopero e rispetto dei contratti collettivi
Il SI Cobas collega la lettura dei vincoli alla critica verso l’operato complessivo. Mallamaci afferma che si starebbe cercando di limitare il diritto di sciopero nonostante la presenza, nella narrazione sindacale, di datori di lavoro che non rispetterebbero il contratto collettivo nazionale. L’interpretazione riportata sottolinea che, in tali circostanze, lo sciopero viene considerato un diritto e che i contratti collettivi sarebbero percepiti come un ostacolo economico non sufficientemente tutelato, fino a rendere necessario l’intervento sindacale tramite il rifiuto degli accordi-bidone.
protagonisti della protesta e soggetti sindacali coinvolti
La mobilitazione ruota attorno alla protesta del personale di Mondo Convenienza nei magazzini indicati e alle posizioni espresse dalle sigle sindacali. Nel quadro delle dichiarazioni riportate compare anche il portavoce del SI Cobas.
- SI Cobas
- Daniele Mallamaci
- Cgil
- Cisl
- Uil
