Iran Usa: Trump cancella la missione in Pakistan e la guerra riprende? Ultimi sviluppi

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Iran Usa: Trump cancella la missione in Pakistan e la guerra riprende? Ultimi sviluppi

La diplomazia tra Iran e Stati Uniti procede tra annunci e smentite, mentre sul fronte mediorientale cresce l’incertezza sul cessate il fuoco tra Israele e Libano. Il presidente Donald Trump ha cancellato una missione prevista in Pakistan per incontrare controparti iraniane, spiegando le ragioni della decisione e collegandola alla dinamica dei negoziati. In parallelo, Israele ha intensificato la pressione militare annunciando ordini mirati contro obiettivi collegati a Hezbollah, con nuovi attacchi segnalati in diverse località del sud libanese.

Trump annulla missione in Pakistan: Witkoff e Kushner non partono

Trump ha comunicato l’annullamento del viaggio dei suoi rappresentanti a Islamabad, indicando come motivazione la gestione dei negoziati con l’Iran. Nel messaggio pubblicato su Truth, il presidente ha affermato che si tratta di un tempo non impiegato in modo efficiente, criticando la presunta mancanza di chiarezza nella leadership iraniana, descritta come attraversata da contrasti interni e confusione.

La decisione riguarda la missione che avrebbe coinvolto Steve Witkoff e Jared Kushner. Trump ha sostenuto che, se la controparte desidera parlare, può contattare direttamente gli Stati Uniti, aggiungendo che non ha senso intraprendere un trasferimento lungo, soprattutto nella situazione negoziale corrente.

motivazioni: durata del viaggio e approcci negoziali

Alla domanda su una possibile ripresa della guerra, Trump ha escluso che l’annullamento equivalga automaticamente a un ritorno alle ostilità. Ha inoltre chiarito di non voler far compiere un volo di 18 ore in un contesto negoziale, sostenendo che la comunicazione possa avvenire anche per telefono, senza necessità di spostamenti prolungati.

Nel successivo confronto con i giornalisti, il presidente ha descritto il ruolo di documenti presentati dall’Iran. Secondo la sua ricostruzione, la delegazione iraniana avrebbe offerto un documento iniziale che, a suo giudizio, avrebbe potuto essere migliore; poco dopo l’annullamento della missione, sarebbe giunto un nuovo documento definito decisamente migliore. Trump ha però ribadito che l’offerta non sarebbe stata considerata sufficiente e ha sottolineato l’inutilità di viaggiare per 15-16 ore per incontrare interlocutori che non avrebbero un riconoscimento chiaro.

delegazione iraniana: rientro e nuove riunioni in Pakistan

Parallelamente alla cancellazione del viaggio statunitense, una parte della delegazione iraniana sarebbe rientrata a Teheran per consultazioni. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale Irna, la delegazione avrebbe seguito la missione del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Il rientro viene collegato a una ulteriore riunione: la delegazione, secondo la stessa fonte, si riunirà di nuovo con Araghchi oggi in Pakistan.

Araghchi, nel frattempo, risulterebbe impegnato in un tour diplomatico con tappe che includono già Islamabad e un’altra destinazione, indicata come Oman. La sequenza prevede un’ulteriore visita in Pakistan con una successiva tappa a Mosca.

Israele ordina: colpire con forza obiettivi Hezbollah

Sul fronte del Libano, l’instabilità cresce mentre proseguono i segnali incerti intorno al cessate il fuoco. L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha riferito che il capo di governo ha ordinato alle forze di difesa israeliane (Idf) di colpire con forza gli obiettivi di Hezbollah.

Secondo i media statali libanesi, dopo l’ordine sarebbero arrivati nuovi attacchi israeliani in almeno quattro diverse località nel sud del Paese. Questo quadro contribuisce ad alimentare il clima di allerta, con il cessate il fuoco descritto come sempre più in bilico.

war powers resolution e scadenza dei 60 giorni USA: nodo del Congresso

La cornice istituzionale statunitense introduce un elemento ulteriore di complessità. Una legge collegata alla War Powers Resolution limita l’uso della forza militare da parte del presidente senza autorizzazione del Congresso, fissando un termine di 60 giorni per le operazioni avviate senza un via libera parlamentare. Per il conflitto con l’Iran, avviato dall’Amministrazione Trump senza approvazione del Congresso, la scadenza viene indicata tra fine aprile e primo maggio, a seconda delle interpretazioni.

tre passaggi chiave della norma

La War Powers Resolution prevede tre fasi essenziali. La prima si attiva entro 48 ore: il presidente deve notificare al Congresso l’ingresso delle forze armate in stato di “ostilità”, includendo obiettivi, motivazioni e durata prevista. Nella comunicazione inviata sull’Iran, Trump avrebbe richiamato il proprio potere costituzionale nella gestione della politica estera.

Il secondo passaggio riguarda il cuore della disciplina: entro 60 giorni dalla notifica, il Congresso deve autorizzare l’uso della forza. In assenza di autorizzazione, il presidente dovrebbe interrompere le operazioni. È inoltre prevista una possibile estensione di 30 giorni invocabile per garantire la sicurezza delle truppe durante un eventuale ritiro.

Trump, secondo quanto riportato, avrebbe comunicato di non voler chiudere rapidamente il conflitto con un accordo ritenuto svantaggioso.

confusione su quando parte il conteggio e ruolo del cessate il fuoco

All’interno della discussione politica a Washington, la partenza del conteggio risulta controversa. Secondo alcuni, i 60 giorni decorrebbero dall’inizio delle ostilità, facendo quindi convergere la scadenza verso il 29 aprile. Altri ritengono che il termine inizi dalla data della notifica ufficiale al Congresso, spostando la deadline al primo maggio.

A complicare ulteriormente il quadro, il cessate il fuoco viene considerato da molti repubblicani, e anche da alcuni democratici, come un fattore che potrebbe essere escluso dal conteggio, modificando così la traiettoria della scadenza.

precedenti: interpretazioni flessibili e contestazioni costituzionali

La norma, secondo quanto riportato, non è mai stata usata con successo per fermare un’azione militare. Nel tempo, diversi presidenti hanno contestato la costituzionalità della legge, sostenendo che i limiti imposti all’esecutivo sarebbero eccessivi. Il vice presidente Jd Vance ha definito la War Powers Resolution “una legge fittizia e incostituzionale”, sostenendo che non cambierà le decisioni della Casa Bianca.

La storia politica mostra anche come le amministrazioni abbiano spesso aggirato il termine dei 60 giorni attraverso interpretazioni flessibili: Ronald Reagan nel 1983 evitò uno scontro frontale con un accordo con il Congresso per prolungare la missione dei Marines in Libano; Barack Obama nel 2011 sostenne che la campagna in Libia non rientrasse nella definizione di “ostilità”; Bill Clinton nel contesto del Kosovo giustificò il prolungamento della missione con fondi già approvati dal Congresso.

In linea con questi precedenti, viene indicata la possibilità che anche l’attuale amministrazione possa adottare strategie interpretative, facendo leva su elementi come l’esistenza di un cessate il fuoco per rimodulare l’idea di ostilità oppure sostenendo che la norma non si applichi al caso specifico.

Principali figure citate:

  • Donald Trump
  • Steve Witkoff
  • Jared Kushner
  • Benjamin Netanyahu
  • Abbas Araghchi
  • Jd Vance
  • Barak Ravid
  • Ronald Reagan
  • Barack Obama
  • Bill Clinton

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