Massacro usa a scuola in iran: quando contano i vecchi e perché è un crimine vergognoso
Amnesty International ha reso noti gli esiti di un’indagine su un attacco illegale compiuto dagli Stati Uniti il 28 febbraio contro la scuola elementare Shajarah Tayyebeh, a Minab, in Iran. L’episodio ha provocato 168 vittime, tra cui oltre 100 bambine e bambini che seguivano lezioni in classi separate. La scuola, pensata come spazio di apprendimento e sicurezza, è stata colpita insieme a 12 strutture di una base dei Corpi dei guardiani della rivoluzione islamica.
attacco alla scuola Shajarah Tayyebeh a Minab: bilancio delle vittime
L’indagine ricostruisce un evento in cui un luogo destinato all’educazione è stato colpito in modo letale. Tra le vittime risultano 168 persone, includendo più di 100 bambini che stavano frequentando le lezioni nei piani separati dell’istituto. Il colpimento non avrebbe riguardato soltanto la scuola, ma anche 12 strutture presenti nell’area di una base dei guardiani della rivoluzione islamica, evidenziando la portata dell’impatto in un contesto che avrebbe dovuto offrire tutela ai civili.
missile Tomahawk e indicazioni su un obiettivo militare
Amnesty International afferma che le proprie verifiche e l’analisi dei resti di un missile pubblicati dai mezzi d’informazione iraniani portano alla conclusione che la scuola sia stata colpita da un Tomahawk di fabbricazione statunitense. Il missile viene descritto come un’arma di precisione dotata di sistema di guida, utilizzata nel contesto del conflitto in corso esclusivamente dalle forze Usa.
Secondo le ricostruzioni, le autorità statunitensi avrebbero potuto e dovuto riconoscere che l’edificio colpito era una scuola. Inoltre, il fatto che l’istituto abbia fatto parte della base dei guardiani della rivoluzione fino a circa dieci anni prima, e che sia stato colpito direttamente, porta a ipotizzare che nelle scelte operative possano essere stati impiegati vecchi dati dell’intelligence, senza un adeguato rispetto dell’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per verificare la natura militare del bersaglio.
possibili responsabilità: fallimento dell’intelligence o attacco indiscriminato
La valutazione dell’organizzazione si articola su due scenari, entrambi considerati gravissimi. Nel primo caso, se chi ha lanciato l’attacco non è stato in grado di identificare il bersaglio come scuola e ha proseguito l’operazione, l’episodio viene descritto come un fallimento dell’intelligence e una violazione del diritto internazionale umanitario.
Nel secondo caso, se gli Stati Uniti avessero saputo che l’istituto era adiacente a una base dei guardiani della rivoluzione e avessero comunque avviato l’attacco senza prendere tutte le precauzioni possibili, la condotta viene collegata a un comportamento assimilabile a un attacco indiscriminato. Tra gli esempi di precauzioni indicati figurano l’esecuzione dell’operazione in un momento in cui la scuola sarebbe stata vuota, ad esempio di notte, oppure l’adozione di un preavviso effettivo ai civili che avrebbero potuto essere coinvolti.
uso dell’intelligenza artificiale e rischi nei processi decisionali
Ulteriore elemento considerato rilevante riguarda le operazioni di analisi dei dati militari. L’11 marzo il comandante Brad Cooper del Comando centrale Usa avrebbe confermato che per gestire grandi quantità di dati legati alle attività militari in Iran viene impiegata l’intelligenza artificiale. Secondo Amnesty International, questa circostanza contribuirebbe ad aumentare i rischi di fallimenti analoghi nel riconoscimento e nella valutazione dei bersagli.
indagine statunitense: requisiti di imparzialità e pubblicità degli esiti
Le autorità statunitensi avrebbero annunciato l’apertura di un’indagine. L’organizzazione richiede che il procedimento sia imparziale, indipendente e trasparente. L’attenzione dovrebbe concentrarsi su una serie di passaggi chiave, includendo le informazioni e le valutazioni dell’intelligence, le decisioni relative all’obiettivo e le precauzioni adottate. Un ulteriore punto riguarda l’accertamento della presenza dell’intelligenza artificiale nel processo.
Gli esiti dell’indagine dovrebbero essere resi pubblici. Qualora emergano prove sufficienti, i responsabili dovrebbero essere sottoposti a processo per garantire alle vittime e alle loro famiglie verità, giustizia e riparazione.
propaganda e coercizione: accuse contro le autorità iraniane
Amnesty International segnala che, nel periodo successivo all’attacco, le autorità iraniane avrebbero sfruttato la sofferenza delle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti a fini di propaganda. Vengono riportati episodi di coercizione e strumentalizzazione, considerati capaci di causare grave sofferenza mentale.
Tra le misure descritte, alcune famiglie, tra cui quelle di etnia baluci, sarebbero state costrette a partecipare a un unico funerale di stato organizzato con modalità opposte alle loro tradizioni. Inoltre, alcune bambine sopravvissute, nonostante le ferite e i traumi subiti, sarebbero state portate tra le macerie della scuola per essere intervistate.
Gli atti segnalati vengono definiti come coercizione, intimidazione e strumentalizzazione. Secondo Amnesty International, tali comportamenti potrebbero costituire una violazione del divieto assoluto di tortura e di altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti.
nomi citati nei riscontri dell’indagine
- Brad Cooper
