Slopaganda Vannacci: il video con IA e la morte degli avversari

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Slopaganda Vannacci: il video con IA e la morte degli avversari

Un filmato generato con intelligenza artificiale ambientato nell’“arena di un’antica Roma” riaccende un tema delicato: la trasformazione della politica in una rappresentazione di violenza. Nel contenuto, un Vannacci ordina l’esecuzione fisica di avversari politici reali, presentati anche sotto forma di sosia, mentre a eseguire l’ordine è uno scagnozzo indicato con un nome e un cognome, senza che questi vengano riportati. Il video viene associato a un account che sarebbe riconducibile a Londra o alla Romania.

slopaganda con intelligenza artificiale e violenza politica simulata

Il punto centrale riguarda il tipo di contenuto: non viene qualificato come satira, bensì come propaganda politica. La dinamica descritta è quella di un messaggio costruito per essere visto e condiviso, con un’associazione esplicita tra dissenso e eliminazione fisica. L’ambientazione con falce e martello e la scena pubblica davanti alla folla vengono presentate come elementi che conferiscono alla narrazione un tono di minaccia.

Viene inoltre sottolineato che non si tratterebbe di un prodotto dello staff ufficiale, ma di un fan che realizza e diffonde il materiale. La sostanza del fenomeno, secondo la ricostruzione, rimane comunque politica: il contenuto agisce come messaggio e non come semplice provocazione.

personaggi indicati nel video: sosia ed esecuzione in scena

All’interno del filmato, Vannacci figura mentre impartisce un ordine di morte contro figure politiche italiane reali, rappresentate anche come sosia. L’esecuzione risulta affidata a un complice che appare con nome e cognome, senza la pubblicazione di tali dati. La scena include la volontà di mostrare l’atto violento in modo diretto, davanti a una folla che assiste.

Figure menzionate nel contenuto:

  • Vannacci
  • Elly Schlein
  • Giuseppe Conte
  • Romano Prodi
  • Laura Boldrini

precedenti storici: dal 1924 al clima che rende la violenza pensabile

Il racconto richiama un precedente storico legato alla violenza politica. Il 30 maggio 1924, alla Camera, Giacomo Matteotti denuncia brogli elettorali e violenze attribuite alle squadracce. Durante l’intervento, viene descritto un continuo interrompersi da parte dei deputati fascisti.

La testimonianza citata sostiene che Mussolini, in un momento di tensione, rivolga a un vicino un gesto plateale accompagnato dalla frase “cosa aspettate?”, come se qualcuno dovesse agire con maggiore decisione. Dieci giorni dopo, il 10 giugno 1924, Matteotti viene rapito e ucciso da una squadra guidata da Amerigo Dumini.

La ricostruzione evidenzia il punto sulla logica dell’azione: non sarebbe indispensabile un ordine esplicito perché il fascismo, descritto come metodo, costruisce un clima in cui la violenza contro l’avversario diventa pensabile, fino a essere percepita come quasi doverosa di fronte a una massa.

prompt, diffusione rapida e normalizzazione dell’eliminazione dell’avversario

Secondo la ricostruzione attuale, oggi la dinamica non richiede più l’interruzione di un discorso parlamentare o una squadra armata. Con un prompt, chiunque potrebbe produrre un video in cui gli avversari vengono giustiziati e diffonderlo rapidamente a migliaia di persone in poche ore.

Il contenuto viene interpretato come violenza anche quando è presentato come provocazione: immaginare pubblicamente la morte violenta di persone che fanno politica in Italia viene considerato un atto di violenza e non uno sfogo goliardico. In questa prospettiva, la valutazione non dipende dalle intenzioni dichiarate, ma dall’effetto generato sul pubblico.

Viene richiamata l’idea di una “slopaganda” intesa come contenuto generato con l’IA a basso costo, capace di non convincere attraverso argomentazioni ma di saturare il flusso con un’emozione: l’emozione centrale coincide con l’eliminazione fisica di chi dissente o non si allinea.

precedenti del fenomeno: Cittadino Zero e condivisioni politiche

Il testo collega il presente caso a un fenomeno già osservato. A febbraio, in occasione della campagna referendaria, viene citato il caso di “Cittadino Zero”, indicato come un avatar generato con l’IA comparso durante il referendum sulla giustizia. La fonte afferma che non fosse un account ufficiale, ma che il contenuto venisse condiviso dai profili del Comitato per il Sì e della Lega.

risposta politica e principio di non imitazione

Si affronta anche il tema della risposta politica. La conclusione esclude l’idea di replicare con un altro video di impostazione analoga: la posizione riportata è che la sinistra non debba rispondere con sbobbapropaganda. L’indicazione è orientata a un messaggio capace di parlare al cuore degli elettori, mantenendo coerenza e innalzando il livello del discorso.

La ricostruzione richiama la necessità di ricordare la storia e il passato, evidenziando che quanto accaduto potrebbe ripresentarsi anche “in altre forme”. La chiusura ribadisce l’urgenza di restare in guardia, con un richiamo collettivo alla responsabilità nel contrastare tali dinamiche.

Quella di Vannacci si chiama slopaganda e, usata così, è un metodo fascista

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