Morte della figlia neonata, dolore di Marina Piller e risarcimento dopo anni di attesa

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Morte della figlia neonata, dolore di Marina Piller e risarcimento dopo anni di attesa

La morte della piccola Viola durante il parto è tornata al centro di una vicenda giudiziaria e personale che, a distanza di anni, continua a far emergere responsabilità e interrogativi. Marina Piller, ex fondista della Nazionale italiana, ha raccontato il dramma vissuto insieme al marito sette anni dopo la tragedia, dopo che il Tribunale civile ha condannato l’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale a risarcire la famiglia con una somma oltre gli 800mila euro.

condanna del tribunale civile e risarcimento oltre 800mila euro

La decisione del Tribunale civile, emersa nei giorni scorsi, stabilisce che l’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale dovrà versare alla famiglia un risarcimento di oltre 800mila euro. Il nucleo familiare sta valutando come destinare l’importo, con l’obiettivo di trasformare l’esito della causa in iniziative utili per chi si trova in difficoltà.

Marina Piller ha inoltre chiarito un punto specifico relativo alla fase successiva della procedura: l’Azienda non ha presentato ricorso. La famiglia, di conseguenza, ha concentrato l’attenzione sulle possibili finalità benefiche della somma riconosciuta.

la tragedia del parto a tolmezzo: notte del 10 luglio 2019

La vicenda risale alla notte del 10 luglio 2019, quando la piccola Viola morì durante il parto all’ospedale di Tolmezzo, in provincia di Udine. A distanza di tempo, Piller ha ricostruito l’evento e ha collegato la tragedia a ciò che, secondo le consulenze tecniche depositate nel corso del procedimento civile, sarebbe potuto cambiare l’esito.

Nel racconto dell’ex atleta, il percorso dalla località di Sappada fino a Tolmezzo e la sequenza temporale del travaglio assumono un ruolo centrale. L’attenzione si concentra in particolare su un intervallo ritenuto determinante, che avrebbe consentito un intervento differente rispetto a quanto poi verificato.

perizie e tempi critici: segnali di sofferenza fetale e mancati interventi

Secondo quanto emerso dalle perizie, la differenza sarebbe stata possibile grazie a un’azione tempestiva. Piller sostiene che sarebbero bastati pochi minuti per eseguire un taglio cesareo, con la conseguenza che “oggi Viola sarebbe con noi”.

Le consulenze tecniche hanno indicato che tra i primi segnali di sofferenza fetale e il parto trascorsero 114 minuti. L’ex fondista ha descritto in modo puntuale la finestra temporale in cui la figlia avrebbe manifestato problemi: sofferenza respiratoria dalle 3.44 alle 5.38. In quel periodo, secondo la sua ricostruzione, nessuno sarebbe intervenuto.

monitoraggio cardiaco e peggioramento senza misure previste

Nella ricostruzione riportata, nella fase iniziale il monitoraggio cardiaco non avrebbe evidenziato anomalie. Successivamente, la situazione sarebbe peggiorata senza che venissero adottate le misure previste dalle linee guida. Questo passaggio è presentato come elemento centrale emerso nel processo civile.

quadro di sofferenza e conseguenze sul piano umano

Piller collega la vicenda a un’ipotesi di scenario alternativo: se tutto fosse andato diversamente, la famiglia si preparerebbe a festeggiare il suo settimo compleanno. Il racconto insiste sul peso del tempo perduto e sull’idea che, con strumenti e conoscenze disponibili nel 2019, l’esito potesse essere differente.

memoria personale di marina piller e gestione del lutto

L’ex sciatrice, oggi 42enne e originaria di Sappada, ha spiegato come, negli anni, sia stato necessario continuare senza smettere di ricordare Viola. Quando la figlia morì, Piller aveva già una bambina; in seguito nacquero altri due figli. Nella narrazione della mamma, i figli restano quattro, non tre: un dato che restituisce la continuità del legame anche dopo la tragedia.

La percezione del dolore viene ulteriormente descritta come rafforzata dall’idea che ci fosse spazio per un’assistenza più adeguata. Piller riferisce di essersi aspettata un supporto coerente con i tempi, ma di aver avuto la sensazione di ricevere cure che sarebbero state paragonabili a quelle disponibili ottant’anni prima.

assenza di confronto e mancanza di scuse o parole

Un’ulteriore ferita, secondo la testimonianza, riguarda l’assenza di confronto con il personale sanitario coinvolto. Piller indica che avrebbe avuto grande valore ricevere scuse o anche solo una parola da chi era presente quella notte. A suo dire, un contatto di questo tipo non sarebbe avvenuto.

Il personale sarebbe stato rivisto esclusivamente durante il processo, dove la posizione sostenuta sarebbe stata che si fosse trattato di una morte bianca.

conclusione penale e archiviazione disposta dal gip di udine

Sul piano penale, la vicenda si è chiusa con l’archiviazione. Piller riferisce che il gip di Udine ha disposto l’archiviazione e che, insieme al proprio avvocato, è stata presa la decisione di non opporsi. Rimane, secondo il racconto, un rammarico legato al fatto che sarebbe stato auspicato un ulteriore approfondimento da parte della Procura.

destinazione del risarcimento e ricerca di un senso per viola

Marina Piller ha dichiarato che la famiglia non ha ancora definito esattamente a chi destinare quei fondi, ma intende garantire che servano a aiutare chi ne ha bisogno. L’obiettivo dichiarato è trovare un senso alla morte di Viola e, in prospettiva, evitare che un evento simile colpisca altre famiglie.

Persone citate nella vicenda:

  • Marina Piller
  • Viola (la figlia di Marina Piller)
  • Marina Piller (marito citato come parte della coppia, senza nominativo)
“Bastavano pochi minuti e oggi Viola sarebbe con noi”: il dolore di Marina Piller, l’ex sciatrice risarcita con 800mila euro per la morte della figlia neonata
Categorie: SaluteCronaca

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