Lucia borsellino bagarella diceva che paolo fosse diabolico: l’accusa che lo rendeva invincibile

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Lucia borsellino bagarella diceva che paolo fosse diabolico: l’accusa che lo rendeva invincibile

Lucia Borsellino, intervenendo all’evento organizzato alla Corte di Appello di Palermo per ricordare la strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992, ha ricostruito il senso della testimonianza familiare e il valore della ricerca della verità. Nel suo discorso sono emersi la dimensione pubblica della storia di suo padre Paolo Borsellino, la necessità di tramandare quanto accaduto alle giovani generazioni e la centralità di istituzioni impegnate, anche dopo anni, a ricomporre un quadro ancora incompleto.

lucia borsellino e la memoria di paolo borsellino

Lucia Borsellino ha aperto l’intervento richiamando un racconto del padre, legato alle parole di Leoluca Bagarella che, riferendosi a Paolo Borsellino, lo definiva “diabolico”. La figlia ha spiegato che l’espressione, derivata dal tardo latino diabolicus, rinvia letteralmente a ciò che appartiene al diavolo o a un’ispirazione diabolica. Rivolto da un carnefice, il termine assume un significato opposto: secondo il racconto riferito da Paolo, un’intelligenza così fine da riuscire a contrastare persino il male.

Nel prosieguo, Lucia Borsellino ha sottolineato quanto sia stato difficile convivere con la dimensione pubblica della storia familiare, misurandosi con un dovere civico che, quotidianamente, chiama alla testimonianza. Il racconto, secondo le parole pronunciate, supera l’esistenza della singola famiglia: l’urgenza diventa garantire che le nuove generazioni possano conoscere, tramite testimoni credibili, uomini e donne che hanno operato per contribuire a una società migliore, fino all’estremo sacrificio.

rigore, sacrifici e assenza: il discorso alla corte di appello

Lucia Borsellino ha espresso ringraziamenti al presidente della corte palermitana Antonio Balsamo e alla procuratrice generale di Palermo Lia Sava. Nel ricordare la figura del padre, ha richiamato il rigore e i sacrifici della carriera, condotta in soli 52 anni, insieme all’innata onestà e alla trasparenza riconosciute tanto come uomo quanto come magistrato.

La figlia ha parlato anche dell’assenza che cresce con il tempo, segnalando che vi sono stati momenti in cui la memoria non ha trovato condivisione, ma divisione. In tale contesto, ha affermato che la famiglia non intende sottrarsi al proprio compito, anche quando la propria voce può risultare insidiosa rispetto a un’esigenza fondamentale: non soltanto conoscere “una verità” in senso generico, ma il corso effettivo di come si sono svolti i fatti, sia prima sia dopo le stragi che hanno messo in ginocchio il paese.

agenda rossa e ricerca della verità

Lucia Borsellino ha richiamato il ruolo dei simboli, pur invitando ad andare oltre. Ha dichiarato di essere stata tra le testimoni che hanno avuto conoscenza dell’agenda rossa appartenuta a suo padre, indicando che la sottrazione dal luogo della strage non può arrestare la ricerca della verità. La sparizione di questo reperto, secondo il suo intervento, rischia di alimentare una caduta nella disperazione, intesa come perdita di speranza che la vicenda possa essere ricomposta.

Nel suo ragionamento, Lucia Borsellino ha collegato il problema anche agli sforzi delle istituzioni. Ha citato la procura di Palermo ospitante, guidata da Maurizio de Lucia, la procura di Caltanissetta, richiamando il procuratore De Luca, e la commissione nazionale antimafia che, a detta della figlia del magistrato, ha aperto le porte su richiesta dei familiari. Il messaggio centrale è che la ricerca della verità riguarda non solo le vittime e i loro parenti, ma l’intera collettività, e mira a colmare vuoti di conoscenza lasciati anche dall’indisponibilità del contenuto dell’agenda e di altri elementi ritenuti utili.

diatribe antimafia, appalti e ricostruzioni sui fatti

Nel discorso compare un riferimento alle recenti diatribe interne all’area antimafia, evidenziate come contrapposizione tra filoni d’indagine di Caltanissetta e la commissione parlamentare antimafia. Sono stati richiamati temi come mafia e appalti, la sparizione dell’agenda rossa, il ruolo degli ex colleghi di Borsellino e il cosiddetto “covo di vipere” nella procura di Palermo, indicata come guidata all’epoca da Pietro Giammanco. Lucia Borsellino ha menzionato anche l’ipotesi di una presunta partecipazione dell’eversione nera alla strage.

Dentro questo quadro, l’intervento ha ribadito che la ricerca della verità non può dipendere dalla presenza o dall’assenza di singoli elementi. In particolare, la famiglia richiama ulteriori possibili contributi alla ricostruzione: oltre all’agenda, Lucia Borsellino ha indicato le telefonate in ingresso del cellulare di suo padre e la memoria del suo computer.

vittime ricordate nell’evento

Nel ricordare la strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992, sono state richiamate le vittime indicate nel racconto.

  • Paolo Borsellino
  • Agostino Catalano
  • Emanuela Loi
  • Vincenzo Li Muli
  • Walter Eddie Cosina
  • Claudio Traina
Categorie: PoliticaCronaca

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