G8 Genova, morte di un ragazzo di 23 anni: come ha rovinato tutto e le verità emerse
Nel 2021 la vita tra Palestina/Israele, con base a Gerusalemme, si intrecciò con l’urgenza di tornare a Genova in occasione del G8. Il rientro nacque da un sentimento insistente legato a preparativi, equilibri di potere e dinamiche interne, accompagnato da un timore per tradimenti e per un colpo di Stato strisciante. L’aspettativa si trasformò in attenzione man mano che si delineava il clima politico e l’assetto del governo.
presenza del governo berlusconi e clima di “finta legalità”
Al governo veniva indicato Berlusconi, descritto come concentrato sui propri interessi e orientato ad abbellire Palazzo Ducale con elementi considerati artificiali, insieme alla facciata del palazzo di fronte. In parallelo veniva evocata l’immagine di un potere che, come riportato, mostrava mezzi scenografici mentre la realtà istituzionale restava sotto pressione.
Nella ricostruzione, un ruolo rilevante veniva assegnato a Gianfranco Fini, definito custode della “fiamma fascista”. Fino a quel momento considerato confinato nella XII disposizione della Costituzione, nella narrazione emergeva come vicepresidente del governo e ministro degli Esteri, co-regista a Genova della “stanza di regia”. Veniva inoltre citato che Carlo Azeglio Ciampi risultava “solo”.
genova sotto controllo militare e sospensione dei diritti
Dopo lo sbarco a Genova, la situazione cittadina veniva descritta come caratterizzata da occupazione manu militari. Il testo riporta che i diritti dei cittadini sarebbero stati sospesi, con un centro storico trasformato in una specie di prigione: vicoli chiusi e divieto assoluto di transito. L’idea espressa è che persino in un contesto bellico non si sarebbe mai verificato un equivalente “accorciamento” della Costituzione.
La finalità, nella descrizione fornita, sarebbe stata una prova generale per assoggettare il Paese, mantenendo intatte le forme esteriori di legalità, indicate come “cartonate”, mentre si sarebbe introdotto surrettiziamente uno Stato forte: uno Stato libero di agire secondo interessi di persone coinvolte. Da questa prospettiva, la democrazia risulterebbe progressivamente cancellata, fino alla costruzione della “demokratura” descritta come in conto terzi.
genova 2001: lo sparo da piazza alimonda e la morte di carlo giuliani
Il passaggio decisivo, secondo la narrazione, si verifica “all’improvviso” da piazza Alimonda. Viene riportato un sparo proveniente da una camionetta dei carabinieri, con conseguente uccisione di Carlo Giuliani, indicato come 23 anni. La morte viene collegata al contesto di protesta contro il G8 e il governo Berlusconi, con la presenza stimata di 100/150mila manifestanti.
Nel racconto, la svolta viene segnalata dal modo in cui gli eventi vengono commentati dalle auto-radio delle Forze coinvolte: partirono esultanze e sghignazzi. La narrazione richiama la presenza di materiale video/audio in un’ottica di prova giudiziaria, riportando anche un contenuto testuale in cui l’episodio viene interpretato come “uno a zero per noi”. Viene inoltre citato che Amnesty International parlò di “Più grande black-out dei diritti civili dopo la II Guerra mondiale”.
strategia di negazione, depistaggio e tortura: diaz e bolzaneto
La ricostruzione descrive una strategia attribuita al governo fatta di negare, depotenziare, depistare e rimuovere prove vere, con l’indicazione che ne sarebbero state costruite di false. Un riferimento centrale riguarda le molotov indicate come poste dalla Polizia alla Scuola Diaz, che nella narrazione viene descritta come trasformata in “macelleria messicana”.
Nel testo, viene affrontato anche il tema della tortura considerata usata come mezzo per ottenere confessioni: vengono citate donne denudate, vilipese, umiliate e derise, oltre all’indicazione che tutti sarebbero stati manganellati e “torturati”. La narrazione associa l’esecuzione a esultanza della Polizia e a complicità di alcuni medici. Vengono inoltre citati Bolzaneto e la Scuola Diaz come punti di avvio della “demokratura” attribuita al periodo successivo a Genova 2001.
Un passaggio riporta anche un’ammissione attribuita al prefetto Franco Gabrielli in un’intervista: “A Genova ci fu tortura. Tortura”.
carlo giuliani e la risposta dello stato di diritto
Nel racconto, la morte di Carlo Giuliani viene presentata come elemento capace di “chiamare le cose per nome” e di “svelare” il vero volto delle forze descritte come collegate alle istituzioni. Viene rimarcato che il corpo di Carlo Giuliani viene indicato come ancora presente sul “pavimento della Storia e della Coscienza civile” e che la sua morte avrebbe impedito quella che nel testo viene definita una “presa della Bastiglia Italia”.
La narrazione prosegue attribuendo allo stesso evento l’introduzione di accuse e colpe con funzione di protezione dei presunti colpevoli: torturatori e traditori descritti come promossi, in carriera e ancora presenti. Il testo collega questo scenario a un presente definito “tempo osceno”, citando Meloni, Salvini e Vannacci, con l’indicazione di celebrazioni legate a simboli e trofei nazifascisti.
La chiusura riafferma un richiamo alla Costituzione come “nostro fondamento e nostro obiettivo”, dichiarando l’impegno a resistere “ieri, oggi, domani” e con la formula “siam pronti alla morte”.
personaggi citati
- Berlusconi
- Gianfranco Fini
- Carlo Azeglio Ciampi
- Carlo Giuliani
- Franco Gabrielli
- Meloni
- Salvini
- Vannacci
