Diritto di scegliere la propria vita: rivoluzione silenziosa sulla disabilità nella bassa bresciana
Le rivoluzioni più profonde raramente si annunciano con grandi proclami: cambiano il modo in cui le persone vengono viste e, di conseguenza, trasformano anche il modo in cui un Paese organizza diritti, servizi e responsabilità. La riforma della disabilità introdotta dal decreto legislativo 62 del 2024 muove proprio in questa direzione, passando dall’assistenza all’autodeterminazione e ridefinendo il rapporto tra cittadini, istituzioni e sistema dei servizi. L’impatto riguarda, sulla carta, una platea molto ampia, ma la riuscita dipende dalla capacità dei territori di rendere concreto il cambiamento.
riforma della disabilità 2024: da assistenza ad autodeterminazione
Il decreto legislativo 62 del 2024 supera definitivamente un modello culturale centrato sull’assistenza, introducendo un’impostazione che mette al centro la persona e la possibilità di determinare la propria vita. La trasformazione ruota attorno al nuovo Progetto di Vita, pensato per ridisegnare il rapporto tra soggetti interessati, istituzioni e servizi.
Nel passaggio descritto, la logica operativa cambia radicalmente: il welfare smette di partire da servizi predefiniti ai quali le persone devono adattarsi, mentre diventa una costruzione guidata dai bisogni e dagli obiettivi individuali. Si parte dai desideri, dalle aspirazioni e dalle ambizioni della persona, poi si individuano gli strumenti necessari per rendere realizzabili quei progetti.
progetto di vita e welfare capacitante: la nuova logica dei servizi
La riforma ridefinisce il modo di intendere il funzionamento complessivo della persona: l’attenzione non si concentra più sulla singola prestazione da erogare, ma sugli esiti di partecipazione sociale che si intendono raggiungere. A illustrarlo è il dottor Giovanni Gillini, direttore della SC Governo e integrazione con il Sistema Sociale di ATS Brescia, che descrive un passaggio da welfare redistributivo a welfare capacitante. La finalità diventa non soltanto proteggere, ma creare condizioni di autonomia realmente praticabili.
ambito 9 della bassa bresciana centrale: esperienza pilota nel territorio
Tra i contesti che hanno attirato attenzione a livello nazionale rientra Ambito 9 della Bassa Bresciana Centrale. Il territorio è stato invitato a ExpoAid 2026 come esperienza pilota nell’attuazione del nuovo Progetto di Vita. L’impostazione non viene presentata come un avvio improvviso collegato alla riforma: la base affonda le radici in anni di lavoro e coordinamento tra diversi soggetti.
La direttrice di Ambito 9, dottoressa Claudia Pedercini, sottolinea che il Progetto di Vita non riguarda solo il livello individuale, ma costituisce un’innovazione profonda delle politiche sociali. L’Ambito 9 viene definito un’eccellenza per la capacità di costruire coordinamento, integrazione e governance tra le componenti presenti sul territorio.
termini personalizzato e partecipato: un diritto civile
Al centro dell’impostazione culturale ci sono i concetti di personalizzato e partecipato. La possibilità di decidere dove e con chi vivere viene indicata non come una concessione dei servizi, ma come un diritto civile attribuito a ogni adulto. La cesura con il passato viene descritta come il passaggio dal scegliere al posto al scegliere insieme alle persone.
christopher castellini e il progetto su misura: dalla diagnosi agli obiettivi
Il valore delle norme viene collegato all’incontro con le biografie. La storia di Christopher Castellini, illusionista della mente e formatore, racconta in modo concreto il cambio di paradigma. In precedenza, il percorso veniva descritto come una valutazione svolta in sede con l’assistente sociale, con l’obiettivo di verificare l’accesso alle misure disponibili. Con l’approccio di Ambito 9, invece, le persone vengono presentate come soggetti attivi: si siedono al fianco di chi lavora a fianco dei progetti, mettendo al centro necessità, desideri e obiettivi di vita.
Nel suo racconto emerge la costruzione di un progetto su misura, finalizzato a progettare l’autonomia senza adattarsi entro schemi prestabiliti. Per la sua situazione, non sarebbe stato sufficiente un solo assistente personale: vengono indicati due assistenti e, in aggiunta, interventi di domotica e sostegni per l’abitare indipendente. Viene inoltre ribadito che obiettivi simili non portano necessariamente a soluzioni identiche, poiché una stessa malattia può corrispondere a traguardi differenti. Da qui l’idea che si debba partire dal progetto di vita della persona e non dalla diagnosi.
modello bio-psico-sociale e valore sociale: produrre opportunità
Il senso della riforma viene collegato al modello bio-psico-sociale dell’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo la lettura riportata, ciò che limita una persona non coincide soltanto con la condizione individuale, ma anche con la capacità dell’ecosistema istituzionale e comunitario di costruire opportunità attorno a lei. In questa prospettiva il sistema non si limita a erogare servizi: deve produrre valore sociale, valutabile attraverso la reale possibilità delle persone di esercitare cittadinanza, autonomia e partecipazione.
Gillini definisce la direzione dei prossimi anni come principalmente culturale. Pur esistendo una cornice normativa avanzata, è necessario supportare i territori nella costruzione di ecosistemi collaborativi in cui enti pubblici, sanità, Terzo settore, famiglie e comunità lavorino insieme. L’inclusione non viene descritta come delegabile solo ai servizi, ma come responsabilità collettiva.
progetto di vita come viaggio: continuità di crescita e nuovi obiettivi
L’immagine finale della riforma viene associata al concetto di progetto di vita come percorso dinamico. Per Christopher Castellini, il Progetto di Vita non è presentato come un risultato unico e definitivo, perché la vita viene descritta come un viaggio: raggiunto un obiettivo, emergono nuovi sogni e nuove aspirazioni. La sfida indicata consiste nel costruire un sistema capace di consentire alle persone con disabilità di continuare a crescere, mantenendo la possibilità di evolvere nel tempo.
Figure citate:
- Giovanni Gillini, direttore della SC Governo e integrazione con il Sistema Sociale di ATS Brescia
- Claudia Pedercini, direttrice di Ambito 9
- Christopher Castellini, illusionista della mente e formatore
