Cani , migranti e ricchezza: come ogni civiltà sceglie confini e nemici
Una riflessione serrata mette in relazione emozioni, linguaggio e scelte politiche, facendo emergere un filo comune tra confini, paura e persecuzione. Il punto di partenza richiama un’immagine sorprendente: l’abbaiare dei cani, apparentemente innocente, diventa metafora di un meccanismo più profondo legato alla negazione dell’altro e al timore di perdere ciò che si possiede. Da qui si apre un quadro in cui la memoria storica e la politica contemporanea camminano insieme, intrecciando testimonianze, pratiche di gestione delle frontiere e il dolore di chi scompare nel Mediterraneo.
cani e paura politica: la metafora della negazione dell’altro
Le parole attribuite a Humberto Maturana, biologo e filosofo, riportano un’idea precisa: i cani, in quanto segnali del padrone, abbaiano indirizzando l’attenzione verso i nemici definiti da chi nega l’altro. Nel passaggio richiamato, il termine ricco viene usato per indicare una persona che nega l’altro perché teme di perdere ciò che possiede. In questa logica lo sguardo non si concentra sull’animale, ma su chi imposta l’identità del “nemico” e costruisce confini simbolici e pratici.
frontiere e memoria: dalla rotta balcanica ai confini della cortina di ferro
Durante un soggiorno nei pressi di Abano Terme, alla periferia di Padova, vengono descritti cartelli con la scritta “attenti al cane”, realizzati come deterrente per impedire visite indesiderate nelle ville dei vicini, presentate come ben difese elettronicamente. Il racconto collega questa impostazione locale a un’adesione più ampia della società occidentale, che avrebbe deciso chi considerare nemico e quali siano i confini del proprio spazio geopolitico.
Un esempio indicato è la cosiddetta “Rotta Balcanica”, legata a un percorso che incammina a Trieste e, in senso più generale, nell’area dell’Europa orientale. Il testo sottolinea che milioni di esuli provenienti da Afganistan, Pakistan, Bangladesh e Nepal attraversano rotte per sfuggire a condizioni di violenza e instabilità. Nei musei e nelle istituzioni dedicate alla memoria degli anni della “Cortina di Ferro” viene ricordata la figura del cane come unità cinofila collegata alle polizie di frontiera.
cani, campi e persecuzione: il legame evocato tra nazismo e caccia al povero
Il testo afferma che memoria e politica procedono insieme e richiama il legame con nazisti, cani, campi e la caccia al povero e al diverso. L’immagine del cane, in questa lettura, diventa un passaggio utile per descrivere dinamiche di esclusione e controllo.
violenza di frontiera e formazione canina: testimonianze e programmi
Nel quadro delle frontiere, un rapporto curato dal Border Violence Monitoring Network viene presentato come raccolta di testimonianze relative a brutali attacchi di cani verificatisi sul confine con la Bosnia-Erzegovina. La sequenza di eventi viene indicata come un susseguirsi di episodi nel tempo.
Sul versante europeo, il testo cita Frontex, descritta come gestione delle frontiere esteriori dell’Unione europea, che avrebbe eseguito programmi di formazione canina a Zagabria, in Croazia, durante l’estate del 2019. In Tunisia invece, secondo quanto riportato, non sarebbero stati impiegati cani: il testo utilizza il mare come ostaggio delle politiche esterne dell’Europa e degli accordi bilaterali.
associazione delle madri dei dispersi: il dolore e la ricerca di senso
Per una questione di giustizia, le madri dei giovani che scompaiono in mare avrebbero creato nel 2016 l’Associazione delle madri dei dispersi. L’obiettivo dichiarato è dare un senso al dolore di chi non ha più notizie dei figli partiti per cercare un futuro, mentre il Mediterraneo viene descritto come spesso incapace di restituire anche i corpi.
lotta di classe e responsabilità: chi definisce i nemici
Una precisazione fondamentale è che, nel testo, i cani non vengono considerati responsabili, poiché accompagnano le emozioni e le scelte del padrone. Lo sguardo dovrebbe invece concentrarsi sul “ricco” così come lo definisce Maturana: chi nega l’altro per paura di perdere ciò che possiede. Il passaggio mette inoltre in evidenza l’idea di un’adesione attuale alla cosiddetta lotta di classe, presentata come elemento trascurato che alcuni avrebbero interesse a trattare come residuo ideologico del passato.
Per rafforzare questo riferimento, viene citata un’intervista di oltre vent’anni prima nella quale compare la figura di Warren Buffett con la frase: “La lotta di classe esiste, ed è stata la mia classe, quella dei ricchi, a vincerla”.
don lorenzo milani e il testamento: l’attenzione ai figli dei contadini
Il testo colloca queste riflessioni pochi giorni dopo l’anniversario della morte di don Lorenzo Milani, priore di Barbiana. Viene ricordato che gli ultimi anni della vita, minata dalla leucemia, furono dedicati ai figli di contadini con l’aspirazione di vederli crescere e camminare come uomini liberi. Il testo aggiunge che, in punto di morte, don Milani si sarebbe preoccupato di aver forse voluto più bene a loro che a Dio.
Nel riferimento al testamento, viene riportata anche una giustificazione personale: “Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma spero che Lui non stia attento a queste sottigliezze”.
personalità citate
- humberto maturana
- warren buffett
- don lorenzo milani
