Peter Gomez: Il Fatto cresce del 19% cosa non vogliono far sapere

• Pubblicato il • 5 min
Peter Gomez: Il Fatto cresce del 19% cosa non vogliono far sapere

Su Radio Cusano, Peter Gomez, direttore di ilfattoquotidiano.it e di Fq Millennium, delinea un quadro dettagliato dello stato della stampa italiana. L’analisi non si limita ai numeri di vendita: mette al centro pluralismo, libertà di critica e le condizioni che permettono a un giornale di esprimere posizioni differenti senza perdere autonomia e credibilità.

stampa italiana e pluralismo: l’analisi di peter gomez

Nel corso dell’intervento, il conduttore Savino Balzano manifesta stupore per la reazione di alcune testate e di alcuni giornalisti rispetto a una vicenda giudiziaria citata come “richiesta milionaria” collegata a Cipriani e Minetti. Gomez interpreta il clima come un segnale preoccupante: quando il mercato dei media arranca, l’ostilità verso una testata può crescere fino a trasformarsi in sostegno implicito a chiudere spazi editoriali.

Secondo Gomez, emergono due elementi centrali. Da un lato, il settore nel complesso mostra difficoltà; dall’altro, il caso del Fatto Quotidiano viene presentato come eccezione. Per aprile viene indicato un aumento del 19% delle copie, con la precisazione che sarebbe la sola testata in crescita insieme a il Giornale di Tommaso Cerno, riportato con +1,1%.

le due ragioni: mercato e dipendenza da politica o istituzioni

Gomez collega l’incremento di vendite anche al modo in cui la testata si colloca rispetto a larga parte del panorama informativo. La seconda ragione dell’astio viene ricondotta a una dinamica strutturale: quotidiani che, per “vari motivi”, finiscono per dipendere in misura più o meno diretta dalla politica o dalle istituzioni. Nelle parole del direttore, l’idea è che le critiche e la distanza assumano un costo nella percezione di chi preferirebbe l’allineamento.

crescita di copie e strategia editoriale: “dire qualcosa che non si sa”

Il direttore descrive il metodo che avrebbe permesso di aumentare le copie come “banale quanto rivoluzionario”. La crescita non sarebbe dovuta soltanto a scelte di carattere politico o culturale, ma soprattutto alla capacità di offrire contenuti percepiti come nuovi rispetto al discorso dominante. La formula riportata è netta: l’unico segreto per vendere i giornali sarebbe dire alle persone qualcosa che non sanno, cioè far emergere informazioni o prospettive che “qualcuno non vuole che si sappia”.

All’interno di questa logica, viene citata una specifica differenza editoriale: le prese di posizione del giornale su Palestina e sulla guerra tra Russia e Ucraina. L’idea è che la dissonanza rispetto a “generalmente tutti uguali” consenta alla testata di distinguersi in modo riconoscibile.

autonomia economica del fatto quotidiano: rifiuto dei sussidi

Gomez attribuisce una parte decisiva dell’autonomia editoriale anche a una scelta economica esplicita: la società rifiuta quello che definisce “cordone ombelicale dello Stato”. Pur ricordando un bilancio complesso legato all’aumento dei costi del personale, viene sottolineata la decisione di tutelare i dipendenti. La posizione viene descritta con precisione: non dichiarare lo stato di crisi, non mandare via nessuno e non ridurre l’orario di lavoro.

In un passaggio dedicato al sostegno previsto per legge, Gomez racconta che la testata aveva inizialmente inoltrato la richiesta per accedere al contributo di 10 centesimi a copia. Dopo l’approvazione ufficiale, arriva invece il rifiuto. Il motivo indicato è la coerenza: quando dai canali di Palazzo Chigi viene comunicato l’esito positivo, la risposta della redazione sarebbe stata “no”.

neoliberismo e sussidi: “liberali alle vongole” secondo gomez

La scelta di non accettare il contributo porta Gomez a una critica rivolta a chi, nel dibattito pubblico, sostiene posizioni legate al libero mercato. Nel suo racconto, alcuni presunti difensori del neoliberismo vivrebbero invece grazie a fondi pubblici, fondazioni o cooperative. La formula utilizzata è corrosiva: “Sono tutti liberali alle vongole”.

La replica di Gomez definisce l’impostazione del Fatto Quotidiano: la testata sarebbe “liberale”, ma non “alle vongole”. In questa contrapposizione, l’autore del discorso collega coerenza economica e coerenza identitaria alla possibilità di mantenere indipendenza.

prezzo del dissenso e delegittimazione: le critiche e gli attacchi

Il dissenso, nella lettura del direttore, genera conseguenze. Balzano richiama con sarcasmo inchieste ritenute “risibili” mirate a dimostrare presunti finanziamenti putiniani dietro posizioni del giornale sulla guerra in Ucraina. Gomez ribadisce che il clima si è fatto “tossico”: non viene accettato che esistano persone con opinioni diverse. La causa attribuita è una presunta presenza di soggetti “pagati” per orientare il dibattito.

attacchi sul racconto di gaza e accusa di essere “filo-hamas”

Un ulteriore terreno di scontro riguarda la narrazione dei massacri a Gaza. Gomez riconosce il diritto di Israele a reagire dopo l’orrore del 7 ottobre, ma sostiene che la risposta avrebbe superato limiti umanitari. Viene indicato come punto di svolta un mese: dopo quel periodo, la reazione sarebbe risultata sproporzionata e non più riconducibile a “giustizia”, bensì a “vendetta”.

Per questa linea, Gomez dichiara di essere stato marchiato come “filo-Hamas”. La motivazione addotta è l’associazione automatica a “terroristi” o “dittatori” quando emergono opinioni diverse basate su analisi differenti. In questo impianto, la democrazia sarebbe invece fondata sul confronto.

crisi d’identità professionale: giornalisti e portavoce politici

Nella parte conclusiva, Gomez sposta l’attenzione sul ruolo della professione. La denuncia riguarda una crisi d’identità legata al passaggio, descritto come frequente, dal giornalismo a incarichi di portavoce politico. Il punto centrale viene formulato in modo diretto: i giornalisti, oltre a essere indipendenti, dovrebbero anche apparire tali.

citazione finale: “quando non puoi attaccare il ragionamento…”

La chiusura richiama il monito di Paul Valéry, riportato come una fotografia del dibattito pubblico: quando non si riesce a contestare il ragionamento, si finisce per attaccare il ragionatore. L’immagine viene utilizzata per riassumere il meccanismo di delegittimazione che, secondo l’impostazione del direttore, accompagna le discussioni più controverse.

Figure citate nell’intervento:

  • Peter Gomez
  • Savino Balzano
  • Cipriani
  • Minetti
  • Tommaso Cerno
  • Paul Valéry

Per te