Patrimoniale: ecco le proposte degli economisti per tassare i grandi patrimoni

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Patrimoniale: ecco le proposte degli economisti per tassare i grandi patrimoni

Basta evocare la parola patrimoniale perché si accenda un acceso scontro politico, spesso ridotto a uno scontro tra slogan. Da un lato viene descritta come un tentativo di incidere sulle tasche degli italiani; dall’altro viene sostenuta l’esigenza di un sistema fiscale capace di correggere regressività e disuguaglianze. Al di fuori della polemica, l’idea di un’imposta sui grandi patrimoni non nasce come proposta isolata: è collegata a un lavoro tecnico che individua soglie, aliquote e obiettivi precisi, inserendoli in un disegno più ampio di riforma.

imposta sui grandi patrimoni: origini e obiettivi del progetto

Un’ampia coalizione di economisti ha sostenuto una proposta di riforma fiscale basata, nel breve periodo, su un prelievo progressivo riferito allo 0,1% più ricco dei contribuenti. La misura si inserisce in un pacchetto che prevede anche aumenti del prelievo su grandi successioni e donazioni e l’introduzione di nuovi scaglioni e aliquote Irpef. L’impostazione dichiarata punta a correggere l’attuale sistema percepito come regressivo, migliorare l’equità, rendere più sostenibili le finanze pubbliche e aumentare il gettito da destinare a investimenti nel welfare e nella transizione ecologica.

manifesto tax the rich per l’italia: come dovrebbe funzionare il nuovo prelievo

Il cuore del progetto è un’imposta progressiva sui grandi patrimoni applicabile ai contribuenti con ricchezza netta oltre 5,4 milioni di euro. La proposta stabilisce che il nuovo prelievo sostituirebbe le principali patrimoniali già esistenti, tra cui Imu sulle case di non residenza, imposta sui conti correnti e sui depositi titoli, e bollo auto. L’ambito soggettivo viene indicato come limitato: sarebbero colpiti soltanto i 50mila italiani più facoltosi.

patrimoniale e flat tax sui redditi da capitale: la questione centrale

Nel quadro delineato, la tassazione progressiva non si applicherebbe alle stesse categorie con cui viene spesso costruito il dibattito. Sono infatti citati come esclusi dalla progressività i redditi da capitale finanziario, tra cui interessi su titoli di Stato, dividendi e plusvalenze, così come i ricavi da affitto di immobili. Per queste voci vengono richiamate imposte sostitutive piatte considerate più basse rispetto alle aliquote ordinarie.

consenso pubblico: quota favorevoli e soglia oltre 5 milioni

Per misurare l’impatto comunicativo della proposta viene citata una rilevazione Eumetra per Piazza Pulita, con stima dei sostenitori al 57,1%. La percentuale cresce al 69,4% quando si specifica che il prelievo si applicherebbe oltre 5 milioni.

aliquote, gettito e strumenti contro l’uscita: i dettagli economici

La struttura delle aliquote ipotizzata prevede: 1,7% per patrimoni tra 5,4 e 8 milioni, 2,1% tra 8 e 20,9 milioni, e 3,5% oltre 20,9 milioni. Con queste fasce, il gettito stimato viene indicato in 15,7 miliardi di euro all’anno.

Per ridurre il rischio di una fuga all’estero dei contribuenti più ricchi, il testo richiama la possibilità di far leva sullo scambio automatico di informazioni già attivo tra oltre cento giurisdizioni. Viene inoltre menzionata, secondo un rapporto dell’economista Gabriel Zucman per il G20, l’introduzione di exit tax insieme a meccanismi in grado di consentire, per un periodo, di continuare a tassare anche chi sposta la residenza.

oltre la patrimoniale: riforma complessiva di imposte, catasto e mercati

La proposta non viene descritta come una misura singola. La cornice di riforma include un intervento sulla tassazione di eredità e donazioni, dove vengono segnalate franchigie e mancanza di progressività che, secondo il testo, renderebbero l’Italia un contesto favorevole per gli eredi. La riforma comprende anche l’introduzione di nuovi scaglioni Irpef per i redditi più elevati.

progressività e carichi differenziati: evidenze richiamate nel documento

Nel quadro della proposta si cita che il 7% di italiani con redditi più alti avrebbe un’aliquota media inferiore rispetto a quella applicata ai contribuenti nelle fasce più basse. Il riferimento è collegato a studi condotti da Roventini e Santoro, con la partecipazione di Demetrio Guzzardi ed Elisa Palagi della Sant’Anna.

ampliamento base imponibile e superamento dei regimi sostitutivi

Tra gli obiettivi di medio periodo viene richiesto l’ampliamento della base imponibile dell’imposta sui redditi delle persone fisiche a tutti i redditi da lavoro e ai redditi da capitale finanziario, con l’abolizione dei regimi sostitutivi. È indicata anche una revisione radicale del prelievo sui patrimoni immobiliari e sui redditi collegati agli immobili, con finalità di maggiore equità.

Per l’impostazione fiscale legata agli immobili viene richiesta anche l’esigenza di aggiornare il catasto, dato che viene riportato che il valore di mercato non corrisponde ai valori catastali considerati superati. La riforma include inoltre interventi finalizzati a prevenire iniquità prima ancora della tassazione, attraverso rafforzamento della concorrenza, aiuti per chi proviene da contesti svantaggiati, politiche industriali orientate a innovazione e buona occupazione invece che a salari bassi, oltre a misure per rafforzare il potere contrattuale e limitare il ricorso a forme di occupazione non standard.

disuguaglianze e dinamiche patrimoniali: il quadro statistico richiamato

Nel contesto descritto, la questione della patrimoniale viene presentata come risposta a squilibri sociali sempre più marcati. Secondo le rilevazioni di Bankitalia, a fine 2025 il 10% più ricco possederebbe il 60,6% della ricchezza totale, contro il 7,2% nelle mani della metà meno abbiente. L’andamento dell’indice di Gini, utilizzato per misurare l’iniquità della distribuzione delle fortune, viene indicato in aumento: 0,69 nel 2018 e 0,72 l’anno precedente rispetto al dato citato.

Il testo richiama anche la crescente configurazione del sistema in chiave di eredità, descrivendo una società definita sempre più ereditocratica. Nel quadro politico richiamato, viene affermato che il governo in carica preferirebbe spostare l’attenzione su altri temi.

firmatari e promotori del manifesto tax the rich

  • Andrea Roventini (Scuola superiore Sant’Anna di Pisa)
  • Alessandro Santoro (Università Milano Bicocca)
  • Guido Alfani (Università Bocconi)
  • Fabrizio Barca (Forum Disuguaglianze e Diversità)
  • Maurizio Franzini (La Sapienza)
  • Elena Granaglia (Roma Tre)
  • Mario Pianta (Normale)
  • Michele Raitano (Sapienza)
Patrimoniale, dietro la polemica politica la proposta degli economisti che chiedono di tassare i ricchi per rendere equo il sistema fiscale

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