Ni una menos milei taglia i fondi mentre aumentano i femminicidi
Un anniversario che non porta tregua: l’Argentina torna a marciare contro la violenza di genere e i femminicidi a distanza di undici anni dalla prima manifestazione di Ni Una Menos. A Buenos Aires, centinaia di migliaia di persone raggiungono la piazza del Congresso dopo un cammino scandito dall’urgenza racchiusa nelle parole “ci vogliamo vive e libere”.
La ricorrenza del 3 giugno, data in cui ogni anno Ni Una Menos organizza iniziative in tutto il Paese, si intreccia con nuove morti che si aggiungono a una scia già ampia: nel 2026 si parla di oltre 80 femminicidi. Le indagini e le testimonianze riportate nelle ricostruzioni indicano per ciascun caso scenari di violenza estrema e la presenza, in diversi episodi, di ritardi e criticità nella risposta.
manifestazione ni una menos argentina: “ci vogliamo vive e libere”
La marcia a Buenos Aires concentra l’attenzione sull’urgenza di mantenere viva una mobilitazione annuale nata per contrastare la violenza patriarcale. Le organizzatrici e le partecipanti richiamano il valore simbolico della discesa in strada, descritta come un rito collettivo capace di rafforzare la connessione tra donne e la costruzione di supporto reciproco.
Durante l’iniziativa viene ricordato che la violenza di genere resta una ferita sociale profonda. Tra le testimonianze riportate, Catalina Escardó, docente tra le partecipanti, collega la mobilitazione alla memoria di casi passati: la docente richiama l’uccisione di Candela Sol Rodríguez e di Ángeles Rawson, presentati come esempi di un fenomeno che continua a segnare generazioni.
memoria dei casi e bisogno di protezione
Le parole raccolte mettono al centro la necessità di non abbassare la guardia. La presenza in strada viene descritta come un passaggio importante per non smarrire il senso di comunità e per contrastare un contesto considerato desolante, nel quale si percepisce un aumento della difficoltà nel cambiare le condizioni che rendono le donne vulnerabili.
femminicidi 2026: tre nuovi casi in argentina
Nelle ricostruzioni collegate alla situazione attuale emergono tre episodi che alimentano l’allarme: la morte della diciassettenne Dulce María Beatriz Candia, l’uccisione di Noelia Carolina Romero e l’assassinio di Agostina Vega.
dieceisette anni dulce maría beatriz candia: trovato in edificio abbandonato
La giovane, cercata dalla famiglia per due settimane, è stata trovata senza vita in un edificio abbandonato. Le indagini riportano un sospetto a carico di Mario Yung, tassista di 46 anni.
noelia carolina romero: chiamata alla polizia e accoltellamento
Nel caso di Noelia Carolina Romero, l’omicidio è attribuito al compagno Tomás Adrián Núñez. Secondo la ricostruzione, la giovane è riuscita a chiamare la polizia per chiedere aiuto, ma quando gli agenti sono arrivati, era già morta accoltellata.
agostina vega: 14 anni, resti in terreno abbandonato fuori città di córdoba
Agostina Vega aveva 14 anni. I resti del suo corpo sono stati ritrovati in un terreno abbandonato al di fuori della città di Córdoba. Le prime indagini indicano Claudio Barrelier, ex compagno della madre, come possibile responsabile: le accuse riportate riguardano violenza sessuale seguita da strangolamento.
Nel passato giudiziario di Barrelier viene menzionato un episodio risalente al 2025: era stato incarcerato per avere sequestrato una donna nella propria casa, evento da cui la vittima era riuscita a scappare. L’uomo sarebbe stato successivamente liberato dopo 20 giorni a fronte del pagamento di una cauzione.
denunce familiari: indagini avviate in ritardo
Le denunce dei familiari indicano che le ricerche per la scomparsa di Agostina Vega siano partite in ritardo. Nonostante testimonianze ed elementi raccolti, fin dall’inizio avrebbero già puntato verso il principale sospettato oggi in carcere.
tendenze e numeri: femminicidi in argentina ogni 31 ore
Il quadro nazionale descritto nel materiale di riferimento segnala una frequenza allarmante: in Argentina si registra un femminicidio ogni 31 ore. Il contesto è aggravato da cambiamenti politici che incidono sulle misure di prevenzione e assistenza.
tagli ai programmi e chiusura di strutture dedicate
Dal 2023, con l’insediamento del governo di Javier Milei, vengono riportati tagli drastici ai finanziamenti legati ai programmi di prevenzione della violenza di genere. Tra le prime decisioni citate rientra la chiusura del Ministero delle Donne, Genere e Diversità, poi ridotto a una sottosegreteria e successivamente eliminato.
Un’analisi elaborata dall’Equipo Latinoamericano de Justicia y Género indica che nel 2026 le politiche di prevenzione hanno subito un taglio del 89% rispetto al 2023.
programma acompañar e linea 144: riduzione e smantellamento dei servizi
Nel dettaglio, il programma Acompañar, che fornisce supporto economico alle donne in situazioni di violenza, viene descritto come fortemente ridimensionato: l’assistenza passa dalle 102mila donne seguite nel 2023 a zero nel 2025.
Anche la linea telefonica 144, servizio gratuito nazionale dedicato ad assistenza, ascolto e orientamento per chi subisce violenza di genere, viene indicata come smantellata.
posizione politica sul femminicidio e risposta delle attiviste
Nel materiale di riferimento viene riportato che il presidente Milei ha criticato la specificità del reato di femminicidio, arrivando a minacciare l’eventuale eliminazione dal codice penale. Inoltre, sono ricordate dichiarazioni pubbliche considerate omofobe e contrarie ai diritti LGBTQ+.
Le attiviste di Ni Una Menos definiscono queste scelte come una forma di anti-femminismo di Stato. La risposta formulata durante la mobilitazione richiama la necessità di non accettare la violenza patriarcale: le vite delle donne vengono indicate come non sacrificabili.
nominativi citati nei casi e nel contesto
All’interno delle ricostruzioni presentate compaiono persone collegate ai fatti e ai commenti raccolti:
- Catalina Escardó
- Dulce María Beatriz Candia
- Mario Yung
- Noelia Carolina Romero
- Tomás Adrián Núñez
- Agostina Vega
- Claudio Barrelier
- Javier Milei
