Mala foggiana bande dei bancomat giovani leve in azione in tutta italia

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Mala foggiana bande dei bancomat giovani leve in azione in tutta italia

Un nuovo allarme attraversa il territorio, mentre la macchina investigativa è ancora impegnata a bloccare una delle bande coinvolte. Tre assalti in una sola notte, tra Salento e Foggiano, consumati a meno di ventiquattr’ore da un blitz della Procura di Foggia contro un gruppo ritenuto dedito agli attacchi agli sportelli bancomat con la tecnica della marmotta. Il quadro che emerge è quello di un’emergenza che non rallenta, sostenuta da una criminalità organizzata, diffusa e capace di ripresentarsi rapidamente con modalità operative sovrapponibili.

assalti a bancomat marmotta tra salento e foggiano

Nel Salento, tra Scorrano e Muro Leccese, sei persone a bordo di un’Alfa Romeo Giulietta avrebbero tentato di mettere a segno due azioni. Nel Foggiano, invece, quattro uomini avrebbero fatto esplodere lo sportello Atm della BPM di Cerignola.

La sequenza dei fatti si inserisce in un contesto già documentato da indagini avviate sul territorio. La ripetizione di interventi in rapida successione alimenta la percezione di un fenomeno strutturato, in grado di riattivarsi nonostante arresti e operazioni.

banda mobile e rigenerazione criminale dopo gli arresti

Il punto centrale dell’inchiesta è la persistenza di cellule operative con rapidità e stessi schemi d’azione. Il provvedimento collegato all’indagine della Procura di Foggia ha portato all’arresto di sette persone, ritenute parte di una struttura dedita agli assalti agli sportelli automatici tramite l’uso della marmotta, un ordigno artigianale inserito nelle bocchette dei bancomat per far saltare le casseforti e sottrarre il denaro.

Secondo gli investigatori, si tratterebbe di gruppi con capacità di spostamento su lunghe distanze, colpendo in Toscana, Campania e in numerose province del Centro-Sud. Le caratteristiche descritte indicano un assetto mobile basato su auto rubate o noleggiate, disponibilità di esplosivi, strumenti da effrazione e una divisione dei ruoli.

La dinamica delineata vede una partenza dal Tavoliere e la scelta di obiettivi lontani dai luoghi di residenza, con l’obiettivo di ridurre i rischi investigativi. Il modello viene collegato a un’evoluzione già osservata in precedenza, riferita a bande specializzate in azioni contro portavalori e responsabili di attività su scala nazionale.

indagine della procura di foggia: struttura, ruoli e figure chiave

Nelle carte dell’inchiesta emerge una figura considerata centrale per la presunta organizzazione. Il diciannovenne Ivan Ameri, indicato come capo, promotore e organizzatore, risulterebbe a Borgo Mezzanone (Manfredonia). Il profilo dei componenti, secondo quanto riportato, sarebbe composto da soggetti con età variabile, ma con un’organizzazione descritta come operativa e coerente.

Oltre ad Ameri, il provvedimento del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia colpisce anche Enea Dervishi, Andrea Cordisco, Gaetano Lopes, Michele Montesano, Raffaele Cara e Denis Cara, tutti indicati come parte del gruppo ritenuto responsabile degli assalti.

fatti e intercettazioni: comunicazioni durante la trasferta

Le intercettazioni riportate delineano un funzionamento della banda con una logica di coordinamento. Il 16 gennaio, mentre il gruppo si muove verso la Toscana per l’assalto all’Atm di Quarrata, Ameri comunica a Lopes: “Ora ci siamo avviati, ci siamo messi sulla Candela (A16, ndr) che abbiamo cambiato la batteria”. La risposta ricevuta richiama la necessità di anticipare per evitare complicazioni negli spostamenti.

Poco prima dell’azione, mentre Lopes monitora la presenza di una pattuglia dei carabinieri, il gruppo riceve indicazioni sul flusso e la direzione dei controlli. A quel punto arrivano istruzioni su come proseguire e su cosa osservare, con la definizione di attività e ruoli. L’ultima fase delle comunicazioni contiene anche indicazioni operative finali legate all’esito dell’intervento.

sequestro del denaro e gestione delle perdite nel gruppo

Il colpo avrebbe fruttato quasi 30mila euro. Il rientro sarebbe però stato segnato da un controllo della polizia sull’A1, con sequestro di parte del denaro.

Le comunicazioni interne descrivono una preoccupazione immediata e una risposta che chiarisce come il fermo e i sequestri sarebbero avvenuti solo su alcuni. Successivamente compare un ordine sintetico che invita a spegnere e a disfarsi del materiale. La gestione condivisa delle perdite economiche viene rappresentata da frasi in cui vengono indicati importi da corrispondere tra i membri presenti.

Nel medesimo scambio emergono anche elementi sul clima interno all’organizzazione, con riferimenti al comportamento di un partecipante e alla sua disponibilità a parlare.

portata dell’inchiesta e rischio di nuovi assalti

L’indagine coinvolge complessivamente 18 indagati. Secondo i carabinieri, avrebbe consentito di prevenire almeno dieci possibili assalti tra Marche, Lazio, Campania e Puglia. La successiva registrazione dei tre colpi, però, conferma un fenomeno che va oltre il singolo nucleo messo sotto i riflettori.

Secondo la lettura investigativa, ciò che preoccupa maggiormente è l’esistenza di un know-how criminale capace di continuare a circolare lungo le direttrici autostradali. Il modello operativo viene descritto come trasferibile e ripetibile, con una proiezione dalla provincia di Foggia fino agli sportelli bancomat di varie aree del Paese.

persone indicate nel provvedimento

Nel contesto dell’indagine emergono i seguenti nominativi, riportati come membri del gruppo ritenuto coinvolto:

  • Ivan Ameri
  • Enea Dervishi
  • Andrea Cordisco
  • Gaetano Lopes
  • Michele Montesano
  • Raffaele Cara
  • Denis Cara
L’ultima frontiera della mala foggiana, le bande dei bancomat: la rete delle giovani leve in azione in tutta Italia
Categorie: NewsCronaca

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