Flotilla dieci attivisti ancora in carcere in libia non sappiamo niente di loro
Sono detenuti a Bengasi, ormai da undici giorni, i dieci componenti della carovana di terra Global Sumud Land Convoy, impegnata nel tentativo di portare case mobili e aiuti umanitari nella Striscia di Gaza durante la navigazione della Flotilla. Tra loro risultano anche due italiani: Dina Alberizia e Domenico Centrone. La richiesta di intervento e chiarimenti da parte delle persone coinvolte ha portato una delegazione della Flotilla a presentarsi alla Farnesina davanti al ministero degli Esteri, chiedendo maggiore pressione e massimo impegno per la liberazione.
global sumud land convoy: detenuti a bengasi da undici giorni
La mattina del 3 giugno una delegazione della Flotilla si è recata alla Farnesina per sollecitare il governo italiano. L’esigenza principale espressa riguarda l’assenza di aggiornamenti: da giorni non si hanno notizie né delle condizioni di detenzione. A riportare la richiesta di intervento è Tony Lapiccirella, membro del comitato direttivo internazionale della Global Sumud, che ha chiesto più chiarezza e ulteriore pressione da parte delle istituzioni.
farnesina e contatti istituzionali per i due italiani
Ad accogliere la delegazione è sceso Vincenzo Nigro, portavoce del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, per confermare che l’esecutivo sta facendo tutto il possibile. In parallelo, il console d’Italia a Bengasi, Filippo Colombo, aveva già incontrato nei giorni precedenti i due italiani detenuti e, secondo quanto riportato, avrebbe ottenuto condizioni di detenzione considerate meno dure rispetto al quadro iniziale: docce e ricambi di vestiti.
Ora è stata formulata la richiesta di un nuovo incontro per verificare ulteriori sviluppi sul trattamento riservato ai detenuti.
arresto a sirte e accuse: ingresso illegale e manifestazione illegale
La situazione in Libia risulta complessa. I dieci sono stati catturati il 24 maggio nei pressi di Sirte, all’estremità occidentale del territorio della Libia Orientale controllato dal generale Khalifa Haftar, che non è riconosciuto a livello internazionale. Nello stesso quadro, risulta in buoni rapporti con l’Egitto e, in una certa misura, con Russia e Turchia.
Le accuse contestate includono ingresso illegale nel Paese. In aggiunta si sarebbe affiancata quella di manifestazione illegale, indicata come più grave. La dinamica descritta segnala che, pur avendo superato i check point per provare a negoziare un passaggio sicuro verso l’Egitto, gli altri partecipanti risultavano più indietro di dieci chilometri, in attesa.
detenuti del convoglio: nazionalità e numero dei componenti
Oltre ai due italiani, tra i detenuti compaiono una cittadina spagnola, una polacca, una statunitense, un uruguaiano, due argentini, una portoghese e un tunisino. A quanto risulta, il giudice di Bengasi mercoledì 3 giugno avrebbe deciso di prolungare la detenzione.
precedenti in cirenaica ed egitto: fermate e nuovo convoglio
In Cirenaica, nel mese di giugno, era stato bloccato Sumud Convoy diretto a Gaza. In Egitto erano stati invece fermati attivisti europei e occidentali della Global March. La prima Global Sumud Flotilla, datata settembre 2025, avrebbe preso origine proprio da quel fallimento.
partenza da mauritania e arrivo a tripoli con partecipazione italiana
Il nuovo convoglio di terra era articolato in un primo troncone, composto da attivisti del Maghreb, partito dalla Mauritania. A Tripoli si erano aggiunti i partecipanti europei, tra i quali 13 italiani. Da Tripoli, su cinque pullman, circa 200 persone hanno proseguito verso est con la presenza, tra gli altri, di medici e di aiuti umanitari. Erano previsti sette ambulanze e 5 o 6 camion con case mobili destinate alla popolazione palestinese di Gaza.
racconto da tripoli: check point di tripoli e mancato ritorno
Il resoconto fornito da Sara Suriano, un’attivista pugliese, indica che il gruppo non superava il primo check point, controllato dalle autorità di Tripoli. Secondo il racconto, il 24 maggio i dieci si sarebbero mossi in avanti per negoziare un passaggio sicuro verso l’Egitto, senza fare ritorno. La sera del 25, secondo quanto riferito, il resto del gruppo sarebbe stato allontanato dall’accampamento; il 26 sarebbe stato avviato il rientro, con una ripartenza verso l’Italia. L’uscita di scena dal quadro organizzativo sarebbe stata legata anche alla scadenza dei visti: il consolato avrebbe comunicato che fosse meglio ripartire subito perché il 26 scadevano i visti.
Un ulteriore passaggio riguarda quanto riportato da Marco Contadini, ingegnere romano, che ricorda l’idea di lasciare gli aiuti sul posto, con l’ipotesi di far transitare solo medici e tecnici oppure di affidare i materiali alla Mezzaluna Rossa, proposta che però non sarebbe risultata realizzabile.
dina alberizia e domenico centrone: profili e iniziative per la liberazione
Leonarda Alberizia, conosciuta come Dina, ha 67 anni ed è un’educatrice in pensione, originaria di Foggia, molto conosciuta a Torino dove vive da tempo. Domenico Centrone, detto Nico, ha 33 anni ed è residente a Molfetta (Bari); tiene anche un corso di cinematografia presso l’Università di Bari.
Per la loro liberazione sono intervenuti nel corso dei giorni il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, Legacoop Puglia e diversi esponenti del centrosinistra. Un appello al ministro Tajani è stato espresso anche da Chiara Appendino, deputata M5S ed ex sindaca di Torino, che ha collegato la vicenda al lavoro di Dina con i bambini a Torino e alla scelta di recarsi in un’area descritta come terra di guerra disarmata con l’obiettivo di portare aiuto. Nel messaggio è stata indicata la necessità di un intervento immediato e con azione diplomatica concreta e urgente.
persone citate direttamente nella vicenda
- Dina Alberizia (Leonarda Alberizia)
- Domenico Centrone (Nico)
- Tony Lapiccirella
- Vincenzo Nigro
- Antonio Tajani
- Filippo Colombo
- Khalifa Haftar
- Sara Suriano
- Marco Contadini
- Antonio Decaro
- Chiara Appendino
