Flat tax per i super ricchi stranieri: corte dei conti solleva dubbi di incostituzionalità

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Flat tax per i super ricchi stranieri: corte dei conti solleva dubbi di incostituzionalità

La flat tax riservata ai super ricchi stranieri che trasferiscono la residenza in Italia è finita sotto la lente della Corte dei Conti. Nel giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato emerge una serie di criticità legate alla coerenza costituzionale del regime e, soprattutto, all’assenza di verifiche sull’effettiva efficacia della misura. A fronte di un numero di beneficiari in crescita, i magistrati sottolineano che mancano analisi fondamentali per valutare costi e risultati, con un conseguente dubbio sulla razionalità dell’incentivo e sulla sua capacità di attrarre investimenti produttivi.

flat tax per super ricchi stranieri: rilievi di costituzionalità e razionalità

La disciplina dedicata ai cosiddetti High Net Worth Individuals, introdotta nel 2017 dal governo Renzi, secondo la Corte dei Conti sarebbe potenzialmente in contrasto con la Costituzione. Il punto centrale riguarda l’idoneità della misura a produrre gravi disparità di trattamento, oltre alla possibile frizione con il principio del contributo alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva.

Nel documento contabile viene quindi indicata la necessità di un controllo più approfondito sulla razionalità effettiva del regime. La Corte richiama l’assenza di elementi che consentano di confermare, attraverso una verifica concreta, la tenuta della misura rispetto agli obiettivi e alle implicazioni per la finanza pubblica.

corte dei conti: manca l’analisi sui risparmi e sull’impatto economico

La Corte dei Conti ribadisce che non risulta stata svolta alcuna analisi volta a quantificare quanto i beneficiari abbiano realmente risparmiato grazie all’imposta sostitutiva sui redditi esteri. In altre parole, non viene determinato se l’agevolazione abbia effettivamente consentito al gruppo interessato di ottenere vantaggi economici misurabili in relazione alla tassazione ordinaria.

Un ulteriore aspetto segnalato riguarda l’impossibilità di stabilire se la misura abbia raggiunto l’obiettivo dichiarato: attrarre nuovi investimenti. In assenza di una verifica, il regime resta senza dimostrazione di efficacia rispetto alla finalità annunciata.

numeri della misura: crescita dei beneficiari e incasso del forfait

Sul piano dei dati, il meccanismo collegato al trasferimento della residenza in Italia da parte di soggetti che hanno vissuto all’estero per almeno nove degli ultimi dieci anni prevede, in luogo dell’Irpef sui redditi prodotti fuori dal Paese, un’imposta forfettaria. La soglia del forfait è stata portata da 200mila a 300mila euro con l’ultima legge di Bilancio.

Nel 2024 il numero dei beneficiari risulta salito a 1.923, così ripartiti: 1.374 contribuenti principali e 549 familiari.

Quanto ai versamenti all’erario, tra il 2020 e il 2024 chi ha chiesto e ottenuto di versare il forfait ha versato complessivamente circa 469 milioni di euro, di cui 153 milioni nel solo 2024.

La Corte evidenzia che non è possibile valutare se l’importo sia alto o basso, perché non è disponibile l’ammontare dei redditi esteri dei beneficiari e quindi non si conosce quanta tassazione ordinaria l’erario avrebbe riscosso in assenza del regime agevolato.

costo effettivo e obiettivi sugli investimenti: verifiche assenti e conseguenze

Sulla base delle carenze informative, i magistrati affermano che senza un’analisi completa non è possibile stimare né il costo reale dell’incentivo per le finanze pubbliche né verificare se il trattamento privilegiato sia giustificato dai benefici prodotti per l’economia italiana.

La Corte richiama inoltre l’assenza di controlli sul mantenimento della promessa contenuta nella relazione illustrativa della legge istitutiva: il regime avrebbe dovuto favorire nuovi investimenti produttivi nel Paese. In mancanza di un riscontro, la disciplina viene descritta come una misura che sembrerebbe avvantaggiare soprattutto soggetti con redditi distribuiti in più Stati che scelgono di trasferirsi in Italia per ragioni di lavoro o personali.

Tra i casi evocati, viene indicata la situazione, considerata probabilmente frequente, degli sportivi professionisti, portando così l’attenzione sul profilo dei beneficiari come elemento coerente con l’osservazione della Corte.

profilo dei beneficiari nel 2024: redditi in Italia e prevalenza del lavoro dipendente

Un indicatore utile, secondo quanto riportato, è la distribuzione delle dichiarazioni nel 2024. Risulta che meno della metà dei beneficiari del regime (48,4%) ha dichiarato anche redditi prodotti in Italia, per un ammontare complessivo di 102,5 milioni di euro.

La composizione dei redditi evidenzia una prevalenza del lavoro dipendente: circa 73% dei redditi deriverebbe da questa tipologia. Questo dato risulta coerente con la lettura della Corte, secondo cui il regime attirerebbe prevalentemente persone che trasferiscono la residenza nel Paese per ragioni lavorative, più che soggetti orientati a realizzare nuovi investimenti produttivi.

lavoratori impatriati e regimi docenti/ricercatori: rilievi diversi dalla flat tax

Accanto alla flat tax per nuovi residenti, viene richiamato il regime per i lavoratori impatriati, rivisto dal governo dal 2024 con requisiti più stringenti. Secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, nel 2024 hanno beneficiato del regime 44.881 lavoratori dipendenti, con un reddito lordo medio di 120.922 euro.

Per il regime speciale per docenti e ricercatori, le persone coinvolte risultano 4.774 con un reddito medio di 56.411 euro. La Corte, rispetto a questi assetti normativi, segnala nessun rilievo.

profili e categorie citate

  • High Net Worth Individuals (beneficiari del regime introdotto nel 2017)
  • sportivi professionisti (caso indicato come probabilmente frequente)
  • lavoratori impatriati
  • docenti e ricercatori
La Corte dei conti: “Flat tax per i super ricchi stranieri? Crea gravi disparità di trattamento, verificare se è compatibile con la Costituzione”

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