Fiischiattarella nel golfo la modernità non deve copiare l’occidente
Costruire nel Golfo apre una prospettiva che va oltre la semplice replica di modelli esteri: il punto centrale diventa sostenere i Paesi emergenti nel definire una propria contemporaneità. Durante una diretta Adnkronos da Fii Priority Europe, a Roma, Andrea Schiattarella, CEO di Schiattarella Associati, studio romano di architettura con una presenza pluriennale in Arabia Saudita, ha illustrato come l’esperienza maturata nel Paese abbia guidato una diversa impostazione progettuale, fondata sull’ascolto del contesto e sullo sviluppo di un linguaggio radicato localmente.
esperienza in arabia saudita e focus sugli asset culturali
Andrea Schiattarella ha spiegato che lo studio è presente in Arabia Saudita dal 2010, con un lavoro sviluppato in modo particolare sugli asset culturali. Tra i progetti citati, emerge Diriyah Art Futures, descritto come il primo centro di arte digitale del Middle East. Un ulteriore intervento riguarda il lavoro relativo alla sede del Red Sea Film Festival a Gedda.
Nel racconto dell’attività svolta, la presenza nel Paese viene associata a un impegno intenso che ha portato a una discreta notorietà all’interno del contesto locale.
approccio progettuale: dal modello occidentale all’ascolto della realtà locale
Il cambiamento di prospettiva, secondo Schiattarella Associati, nasce da come il sistema si presentava all’arrivo dello studio: l’impostazione dominante tendeva a importare modelli occidentali. Tra gli esempi riportati rientrano città costruite su maglie cartesiane, grandi autostrade definite di stampo americano e edifici, inclusi grattacieli potenzialmente replicabili, descritti come facilmente riconducibili a immagini già viste in altri contesti.
La risposta progettuale dello studio è stata diversa: ascoltare la realtà locale, valorizzare la cultura del posto e lavorare sul patrimonio esistente per far emergere un linguaggio contemporaneo radicato nel contesto. L’obiettivo diventa costruire luoghi moderni che non risultino solo estensioni di metropoli europee o nordamericane, mantenendo invece un’impronta riconoscibile e collegata alle specificità culturali.
biodiversità culturale e architettonica come antidoto all’omologazione
Un passaggio centrale riguarda il concetto di biodiversità culturale e biodiversità architettonica. Il ragionamento proposto richiama l’ecologia: la perdita di biodiversità riduce la ricchezza del pianeta; analogamente, l’omologazione globale dei linguaggi architettonici rischia di impoverire le culture.
Pur riconoscendo il ruolo della circolazione internazionale delle idee, viene indicato che la globalizzazione non va contrastata, perché lo scambio rappresenta un valore concreto. La condizione fondamentale, però, è che lo scambio avvenga alla pari, tra culture differenti e autonome.
la contemporaneità come sfida per i Paesi emergenti
La vera sfida, secondo le parole riportate, riguarda il modo in cui culture non occidentali possano esprimere una propria contemporaneità e un proprio futuro. In questo quadro, l’architettura è chiamata a dare forma a modernità che mantengano un legame con il territorio, evitando che l’evoluzione costruita diventi semplice trasferimento di immagini già definite altrove.
figure citate
Nel corso del contenuto viene menzionata la presenza e l’attività professionale di:
- Andrea Schiattarella