Condanna per Moretti toni maestà, zero empatia con le vittime e ostilità alle regole

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Condanna per Moretti toni  maestà, zero empatia con le vittime e ostilità alle regole

La condanna definitiva nei confronti di Mauro Moretti, ex amministratore delegato delle Ferrovie, per la strage di Viareggio riaccende il dibattito pubblico su responsabilità, sicurezza e percezione della giustizia. A commentare la sentenza con toni netti è Dante De Angelis, ex macchinista, sindacalista e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che lega la fine di quella che definisce un’“impunità di classe” alle scelte aziendali e alla gestione del rischio nel trasporto ferroviario.

mauro moretti e la condanna definitiva per viareggio

Dante De Angelis descrive la decisione giudiziaria come l’esito di un percorso che pone fine a una presunta immunità dalle responsabilità penali riservata ai vertici aziendali. Il focus del suo intervento non riguarda soltanto l’affermazione di responsabilità, ma anche il modo in cui l’opinione pubblica ha reagito all’arrivo del carcere, secondo De Angelis accompagnato da reazioni eccessivamente concentrate su una sola figura.

De Angelis sottolinea che, a suo avviso, la risposta mediatica e l’atteggiamento della difesa non mostrano adeguata comprensione della gravità dei fatti contestati. Nel suo racconto emergono anche le dinamiche interne al processo: più gradi di giudizio, numerose udienze e l’ampia presenza di magistrati e avvocati.

dante de angelis e le segnalazioni sulla sicurezza ferroviaria

Nel suo intervento, De Angelis collega la vicenda giudiziaria a anni di denunce sui rischi del trasporto ferroviario. La base delle sue contestazioni è, secondo il racconto riportato, la scarsa manutenzione, l’usura e i mancati controlli. Le segnalazioni, inoltre, avrebbero avuto conseguenze dirette: De Angelis afferma di essere stato licenziato due volte da Ferrovie per le proprie prese di posizione.

La parte più rilevante riguarda l’esito di tali provvedimenti. Due volte, secondo De Angelis, i tribunali del lavoro hanno disposto la reintegrazione.

le critiche di de angelis alla difesa di moretti

De Angelis contesta quanto dichiarato dall’avvocata di Moretti, Ambra Giovene, che sostiene un presunto carattere ingiusto della decisione e afferma che l’innocenza emergerebbe dalle carte. La risposta è netta: per De Angelis, in questo processo non sarebbe possibile sostenere quel tipo di lettura.

De Angelis afferma che le analisi e la mole di documentazione raccolta in anni di procedimento dimostrerebbero la responsabilità dei condannati a vario titolo. La responsabilità principale attribuita a Moretti sarebbe, nel suo racconto, l’aver tagliato sulla sicurezza.

garanzie processuali e sette gradi di giudizio

De Angelis affronta anche il tema del carcere, ribadendo che non si tratta di una circostanza augurabile o celebrabile. Il punto centrale del suo argomento riguarda, però, il fatto che nella vicenda gli imputati avrebbero potuto fruire di un sistema di garanzie processuali ampio e strutturato.

Nel dettaglio, De Angelis richiama sette gradi di giudizio e oltre 250 udienze necessarie per arrivare alla conferma delle condanne tramite la sentenza di “Cassazione ter”, pronunciata pochi giorni fa. Nel suo racconto, a prendere parte al percorso sarebbero stati coinvolti oltre trenta magistrati, con interventi omogenei “a vario titolo”.

Accanto alla magistratura, De Angelis sottolinea il numero e il ruolo dei difensori: afferma che tutti gli imputati si sono avvalsi di una folla di avvocati e che la difesa avrebbe occupato in modo rilevante gli spazi del processo, fino a utilizzare “tutti i commi” del codice di procedura penale disponibili per la parte.

il massimo livello di garanzia secondo l’impostazione di de angelis

De Angelis descrive il processo come esempio di massimo livello di garanzia previsto dall’ordinamento in materia penale. Nel suo intervento, tale livello viene presentato come difficilmente accessibile per la maggioranza dei cittadini e, secondo la formulazione riportata, anche per gli stranieri coinvolti in procedimenti giudiziari.

la “singolare dinamica informativa” sui condannati

Un ulteriore elemento centrale è la rappresentazione mediatica della sentenza. De Angelis parla di una dinamica informativa singolare che avrebbe messo in ombra gli altri condannati. Secondo la sua ricostruzione, molti di loro avrebbero reagito con umiltà e moderazione, senza un atteggiamento aggressivo verso la decisione.

Tra le figure richiamate, De Angelis cita Uwe Kriebel, indicato come operaio tedesco addetto alla manutenzione dell’officina Junghental, condannato a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni, insieme ai suoi superiori. De Angelis afferma che, quando gli operai vengono condannati, non emergerebbe lo stesso livello di attenzione pubblica.

Viene menzionato anche Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia, che secondo quanto riportato starebbe già scontando la pena con dignità.

Nel racconto di De Angelis, l’attenzione mediatica e un certo spazio riconosciuto alle voci che difendono Moretti sarebbero sproporzionati rispetto agli altri. Il riferimento finale è a una presunta differenza nella considerazione riservata ai vertici: per De Angelis esisterebbe una “gerarchia” e Moretti sarebbe stato tenuto in grande conto da stampa e potere economico e politico.

giustizia uguale per tutti secondo de angelis

La chiusura dell’intervento di De Angelis riprende il significato simbolico della sentenza. In base alle sue parole, la giustizia sarebbe stata davvero “uguale per tutti”, grazie soprattutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime e della procura di Lucca.

Personaggi menzionati:

  • Dante De Angelis
  • Mauro Moretti
  • Ambra Giovene
  • Uwe Kriebel
  • Vincenzo Soprano
“Sulla condanna per Moretti toni da lesa maestà, stupore per la fine del regime di impunità. Zero empatia con le vittime e ostilità alle regole sociali”
Categorie: Cronaca

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