Bambino di sette mesi morto tra le braccia della madre, giustizia per sam
Dopo anni di guerre, bombardamenti e massacri, l’orrore passa davanti agli occhi con una regolarità che rischia di diventare abitudine. Notizie di morti, immagini che tornano ogni sera e scorrono anche sui telefoni: in molti, nel tempo, si insinua una sorta di assuefazione. È un termine duro, ma rende l’idea di una anestesia morale, una risposta di autodifesa che porta a registrare la tragedia senza reagire più come sarebbe necessario.
Ogni giorno il dolore appare e, dopo qualche minuto, lascia spazio ad altro. L’indignazione dura poco: la ripetizione continua del male può consumare la capacità di provare dolore. Poi, però, arriva qualcosa che interrompe il meccanismo: un’immagine si ferma, si rompe dentro e fa male. Da quel momento non è più possibile archiviare ciò che si è visto con leggerezza.
assuefazione e rottura interiore di fronte alla morte
Qualche giorno fa è stato raccontato, tramite un servizio del TG3, l’episodio della morte di Sam, un bambino palestinese di appena sette mesi. Sam sarebbe stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco mentre si trovava in auto con i suoi genitori in Cisgiordania. Nel racconto, il piccolo corpo viene descritto avvolto in una bandiera, e proprio quell’immagine diventa un pensiero ricorrente.
Il punto centrale non riguarda l’identità politica o la contrapposizione tra schieramenti: viene indicato che non emerge “un palestinese” o “un israeliano”, né una bandiera o una ragione geopolitica. Si impone invece la percezione di un bambino morto tra le braccia della madre. Da qui nasce la sensazione che qualcosa vada oltre la politica, le appartenenze religiose e le divisioni, scavando nel senso più profondo di umanità. L’effetto è una richiesta di giustizia che si fa strada come risposta alla distanza che spesso protegge dall’emozione.
giustizia per sam come principio comune
Le parole non mirano ad alimentare l’odio verso qualcuno e non intendono partecipare alla “gara delle tifoserie” che troppo spesso accompagna i conflitti. Non vengono indicate condanne sommarie attribuite a priori: l’obiettivo dichiarato è chiedere giustizia.
Se la morte di Sam fosse stata il risultato di un errore, così come riferito, l’errore dovrebbe essere accertato. Nel caso in cui esistano responsabilità, dovrebbero essere individuate. L’appello è rivolto a chiunque possa far sentire la propria voce, includendo organizzazioni internazionali, associazioni che si occupano della tutela dell’infanzia, e i governi, con riferimento anche al governo italiano. Si richiama, inoltre, la responsabilità collettiva dei cittadini di Israele.
Il passaggio ribadisce un punto: se un soldato, “quell soldato”, ha sbagliato, deve rispondere davanti a una giustizia indipendente e imparziale, con la possibilità di difendersi. La verità, secondo il messaggio, non può essere sacrificata alla guerra.
perché non tacere: il valore morale dietro ogni vittima innocente
La richiesta di giustizia viene presentata come un atto a favore della comune umanità, non come una scelta contro qualcuno. Se un bambino muore in quel modo e nessuno si sente obbligato ad accertare fino in fondo cosa sia accaduto, viene indicato che si perde qualcosa collettivamente: un pezzo di patrimonio morale che separa dalla barbarie.
Le guerre producono vittime innocenti e vengono citate le espressioni usate per descriverle, come “vittime collaterali”, definite fredde e burocratiche. Dietro quelle parole, però, vengono richiamati volti, nomi, famiglie e vite spezzate. Nel testo è presente un richiamo a Sam e a bambini ucraini, bambini sudanesi e, più in generale, ai bambini di tutte le guerre. In ogni caso indicato, il primo dovere non è scegliere una bandiera, ma non tacere.
Da questa cornice nasce una richiesta formulata con semplicità: chiedere giustizia per Sam, non per trasformare la morte in uno slogan. L’istanza è legata al diritto alla verità e al rifiuto dell’indifferenza, affermando che nessun bambino dovrebbe morire senza che la responsabilità venga chiarita.
Chiediamo giustizia per Sam. Solo giustizia.
Personaggi citati:
- Sam
- i genitori di Sam
- un soldato
