Armi Israele export record 19 miliardi nel 2025: l’Europa principale mercato

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Armi Israele export record 19 miliardi nel 2025: l’Europa principale mercato

Le critiche internazionali per le operazioni militari non hanno fermato l’espansione del mercato degli armamenti: nel 2025 Israele ha aumentato in modo deciso le esportazioni di sistemi d’arma, superando per la prima volta la soglia dei 19 miliardi di dollari. Il quadro complessivo evidenzia un’industria orientata soprattutto a tecnologie missilistiche e difesa aerea, con una domanda proveniente in larga parte dall’Europa, ma con un peso crescente della regione Asia-Pacifico.

esportazioni di sistemi d’arma israeliane nel 2025: oltre 19 miliardi di dollari

Nel 2025 lo Stato israeliano ha esportato sistemi d’arma per un valore di 19,2 miliardi di dollari, superando per la prima volta i 19 miliardi. La cifra rappresenta un incremento di circa il 30% rispetto al dato del 2024, quando le esportazioni si sono fermate a 14,8 miliardi di dollari.

Il ministero della Difesa di Tel Aviv ha collegato l’andamento a un’accelerazione nel tempo, sottolineando che la quota risulta “più che raddoppiata in cinque anni” e “quadruplicata nel decennio”.

Un elemento rilevante riguarda anche circa 10 miliardi di dollari provenienti da accordi G2G (Government-to-Government), cioè contratti stipulati direttamente tra il governo Netanyahu e gli Stati acquirenti.

mercati principali per le esportazioni: ue al primo posto

Le dinamiche geopolitiche degli ultimi anni hanno innescato una corsa agli armamenti anche a livello europeo, in particolare dopo l’invasione russa dell’Ucraina avvenuta nel febbraio 2022 e dopo le dichiarazioni statunitensi sulla possibilità di un abbandono della situazione da parte di Washington. In parallelo, alcuni Paesi hanno annullato contratti con aziende accusate di responsabilità per stragi di civili nella Striscia.

Secondo quanto comunicato dalla Sibat, l’agenzia governativa israeliana che svolge il ruolo di collegamento tra autorità statali, esercito e aziende del settore strategico, l’Europa resta il principale mercato per Tel Aviv.

I Paesi dell’Unione europea hanno acquistato il 36% delle esportazioni totali del 2025, pari a 6,9 miliardi di dollari. Il dato è indicato come in calo rispetto al 54% registrato nel 2024, quando le esportazioni verso l’Ue ammontavano a 7,9 miliardi di dollari.

La crescita di alcuni segmenti emerge anche confrontando l’anno precedente: nel 2023, la quota dell’Ue era pari al 35%. In quel periodo, viene ricordato come la Germania avesse acquisito il sistema di difesa missilistica a lungo raggio Arrow 3 per un valore di 4,6 miliardi.

paesi europei citati per i contratti: difesa aerea rafforzata

La Difesa israeliana non ha pubblicato un elenco dei singoli Stati acquirenti. Tuttavia, sulla base dei contratti firmati negli ultimi anni con i principali clienti, sono indicati Finlandia, Grecia, Polonia e Romania, tutti impegnati nel rafforzamento delle difese aeree.

asia-pacifico e medio oriente: quote in crescita e normalizzazione dei rapporti

La regione Asia-Pacifico si colloca al secondo posto con il 32% delle esportazioni nel 2025. La percentuale risulta in forte aumento rispetto al 23% del 2024.

Seguono i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, inclusi tra gli altri Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Marocco. La quota si attesta al 15% nel 2025, contro il 12% dell’anno precedente.

Il testo attribuisce la progressione alla normalizzazione delle relazioni con Israele avvenuta nel 2020 grazie agli Accordi di Abramo, promossi da Donald Trump, definito come principale alleato di Netanyahu.

Per quanto riguarda gli altri mercati: il Nord America, dove le armi si producono internamente, rappresenta appena il 13% delle esportazioni di Tel Aviv; l’America Latina pesa per il 2%; l’Africa subsahariana per il 2%. I valori vengono indicati come stabili negli ultimi anni.

quali sistemi trainano l’export: missili e difesa aerea al centro

La crescita dell’export è sostenuta soprattutto dai sistemi missilistici, dai razzi e dalla difesa aerea, che insieme rappresentano il 29% delle vendite.

Una quota rilevante è attribuita ai sistemi di sorveglianza e al puntamento dei bersagli, con il 22%. Radar e guerra elettronica, così come il comparto aeronautico, pesano entrambi per 11%.

Seguono poi i sistemi di comando, controllo e comunicazione con il 7% e le postazioni di lancio e i sistemi d’arma terrestri con il 6%.

Con contributi più contenuti, ma comunque presenti: droni e UAV al 4%; satelliti e tecnologie spaziali al 3%; veicoli militari blindati al 2%; sistemi di intelligence e cybersicurezza al 2%; piattaforme navali al 2%.

Le munizioni rappresentano infine soltanto l’1% del totale, a conferma del focus dell’industria su sistemi ad alta tecnologia.

impulso economico e legame con i conflitti: la posizione del governo israeliano

Nonostante il raffreddamento dei rapporti con alcuni Stati occidentali, le guerre di Israele vengono collegate a un impatto positivo sull’economia. L’esecutivo di Tel Aviv collega esplicitamente il “record di tutti i tempi” nelle esportazioni ai risultati ottenuti dall’esercito nei conflitti descritti come avvenuti a Gaza, in Libano, in Iran e in Yemen.

Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che esisterebbe un “filo conduttore” tra i successi sul campo delle Israel Defense Forces su tutti i fronti, le capacità dell’industria della difesa israeliana e l’accoglienza internazionale del materiale bellico esportato.

Secondo quanto riportato dagli uffici di Katz, l’aumento delle esportazioni viene indicato anche come strumento per promuovere gli obiettivi di politica estera.

figure citate nelle dichiarazioni e nel contesto degli accordi

Nel materiale fornito compaiono esplicitamente le seguenti personalità:

  • Benjamin Netanyahu
  • Israel Katz
  • Donald Trump
Altro che sanzioni a Netanyahu, l’Europa continua a fare shopping di armi da Israele: cifra record di 19 miliardi di dollari export. In un anno incassi aumentati di un terzo

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