Uno maggio a taranto, giornata dei lavoratori: commemorare non festeggiare, parola a francesca albanese
La relatrice speciale dell’Onu per il territorio palestinese, Francesca Albanese, è salita sul palco dell’Uno Maggio Libero e Pensante di Taranto, richiamando l’attenzione del pubblico su un passaggio centrale: il 1° maggio come giornata da commemorare, non come occasione di celebrazione. Il suo intervento ha intrecciato memoria, denuncia e collegamenti politici, costruendo un parallelismo diretto tra Taranto e la Palestina, con richiami a lavoro, diritti e responsabilità collettiva.
Secondo Albanese, il giorno dei lavoratori deve trasformarsi in un momento di consapevolezza che attivi processi di liberazione, a Taranto come a Gaza, in Palestina come in Italia, in Europa. Le parole rivolte al pubblico hanno trovato eco in un clima di partecipazione, culminando in un coro che ha scandito “Free, free Palestine”.
francesca albanese all’uno maggio taranto: commemorare il lavoro
Nel corso dell’intervento, Albanese ha sottolineato che la ricorrenza del lavoro non va interpretata come festa, ma come momento di commemorazione. La relatrice ha impostato il discorso su un’idea di responsabilità e di attivazione: la consapevolezza diventa il punto di partenza per avviare un processo dialettico di liberazione.
taranto e palestina: il parallelismo tra zone di sacrificio e sospensione delle regole
Albanese ha tracciato un collegamento tra i contesti, affermando che Taranto, come la Palestina, sarebbe una zona di sacrificio e un’area in cui il diritto e la giustizia subiscono eccezioni. Il ragionamento si è sviluppato attorno all’idea che le regole vengano sospese, violate e interpretate per volontà di pochi, con conseguenze a carico di molti.
Nelle frasi pronunciate sul palco, il contrasto centrale riguarda chi trae vantaggio dalla situazione e chi paga il prezzo più alto: pochi continuano ad arricchirsi, mentre tanti continuano a morire e ad ammalarsi. Albanese ha collegato questa dinamica alla necessità di un’azione di consapevolezza che superi la distanza tra i luoghi e le sofferenze.
concertone di roma e en i: critica e collegamento al tema dello sfruttamento
Albanese ha rivolto anche una critica al Concertone di Roma, descritto come sponsorizzato, tra gli altri, da Eni. La contestazione si inserisce nel filo conduttore del discorso, che mette in relazione logiche economiche, scelte politiche e impatti concreti sulla vita delle persone.
logica dello sfruttamento: lavoro, malattie, manutenzione impianti e scelte politiche
Nel parallelismo tra i due contesti, la relatrice ha evidenziato il nesso tra potere politico ed economico, definendolo “evidente”. Le conseguenze descritte riguardano la normalizzazione di morte e malattia: la morte di un lavoratore o la malattia delle sue famiglie viene presentata come più accettabile della manutenzione di un impianto.
Albanese ha poi posto un altro confronto: le spese militari risulterebbero più sostenibili della sicurezza sul lavoro. Nel suo ragionamento, la politica avrebbe scelto di condonare, di non vedere e di non intervenire, richiamando l’esistenza della Costituzione e del diritto internazionale.
La denuncia ha raggiunto un passaggio formulato con forza: i bambini di Taranto sarebbero sacrificabili come i bambini di Gaza.
taranto come emblema: industria estrattiva, nemici e legittimazione delle guerre
Taranto viene indicata come “l’emblema”, ma non come un caso isolato. Albanese ha affermato che non si tratterebbe di eccezione, bensì di una delle tante dinamiche replicatesi. Secondo la relatrice, ciò che viene definito come industria estrattiva, insieme alle attività che sottraggono terra per concentrare ricchezza nelle mani di pochi, riprodurrebbe uno stesso schema.
Lo schema descritto porta alla creazione di nemici per legittimare le guerre. Nel quadro del suo ragionamento, il “nemico” rischierebbe di diventare sempre “l’altro”: il palestinese, il migrante o chiunque possa essere separato, isolato e disumanizzato.
israelizzazione delle società e palestinizzazione delle vite: un messaggio politico
Da qui deriva il riferimento dell’intervento a “israelizzazione delle nostre società” e a “palestinizzazione delle nostre vite”. La relazione presentata sul palco collega questi concetti all’idea che le società possano subire meccanismi di normalizzazione e che le esistenze possano venire ridotte a categorie, fino a perdere la propria umanità.
un movimento globale: tagliare la complicità dal basso e praticare solidarietà
Albanese ha indicato l’importanza di un movimento globale che proponga una strategia concreta: tagliare la complicità dal basso, attraverso ciò che si compra e attraverso gli investimenti adottati. La relatrice ha definito questa forma di lotta intelligente perché attiva un potere reale, non solo come elettori, ma anche come consumatori.
La chiusura dell’intervento è stata affidata a una metafora: se un gruppo fosse una foresta circondata da plastica, la sopravvivenza sarebbe possibile grazie alla capacità degli alberi di passarsi l’ossigeno attraverso le radici. Da qui l’invito a “fare come gli alberi”, unirsi e praticare una solidarietà descritta come necessaria.
applausi e coro “free, free palestine”
L’intervento di Albanese è stato seguito da applausi e, poco dopo, dal coro “Free, free Palestine”, a conferma della partecipazione del pubblico e della centralità del messaggio espresso sul palco.
personalità menzionate nell’intervento
- Francesca Albanese
- Eni