Trump boccia proposta Iran su Hormuz: nuove accuse all’Italia

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Trump boccia proposta Iran su Hormuz: nuove accuse all’Italia

Il presidente degli Stati Uniti valuta insufficiente la nuova proposta dell’Iran e, rispondendo alle domande della stampa nel giardino della Casa Bianca, ribadisce un giudizio netto: “Non sono soddisfatto”. Nel quadro delle discussioni legate a un potenziale percorso verso la fine della guerra e a nuove verifiche diplomatiche, il messaggio assume anche un taglio politico interno ed europeo, con stoccate rivolte a Paesi considerati non allineati agli sforzi americani.

donald trump e l’offerta iraniana: “non sono soddisfatto”

Trump respinge la proposta consegnata dall’Iran al Pakistan, mantenendo la posizione già espressa sulla cornice negoziale. Il Pakistan continua a figurare come mediatore mentre l’amministrazione statunitense concentra il proprio criterio su ciò che ritiene centrale per arrivare a un’intesa.

Alla sintesi della propria valutazione viene accostato anche un attacco politico: l’offerta non viene considerata all’altezza delle aspettative, con la frase “Non sono soddisfatto” riproposta come riassunto della linea complessiva. Nel discorso emerge anche l’idea che gli sviluppi diplomatici non siano sostenuti con chiarezza sufficiente, soprattutto sullo sfondo delle divisioni interne a Teheran.

attacco a italia e spagna e ipotesi di riduzione delle truppe usa

Il giudizio di Trump si allarga a Italia e Spagna, indicati come destinatari di una critica esplicita. La posizione viene legata anche alle mosse prospettate da giorni dal presidente, con l’ipotesi di ridurre il numero di soldati americani presenti in alcuni Paesi europei. Dopo aver sollevato l’attenzione sulla Germania, l’attenzione si sposta su Italia e Spagna.

Nel commentare il ruolo europeo nella cornice atlantica, Trump afferma che non sarebbero soddisfatti delle scelte di Roma e Madrid rispetto alla guerra e agli sforzi statunitensi. Viene inoltre richiamata una critica al mancato sostegno agli obiettivi americani nella fase negoziale.

precedenti critiche: meloni e il quadro nato

Le accuse rivolte a Italia e Spagna si aggiungono a rimproveri già formulati in precedenza. Nello Studio Ovale, il presidente ha risposto “probabilmente sì” a una domanda sull’ipotesi di ridurre le presenze di militari statunitensi sul suolo italiano. Sul versante politico, risalgono a metà aprile le parole su Giorgia Meloni: non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare, e la presidente viene descritta come “molto diversa” da quanto Trump si aspettava.

la nuova proposta di teheran: uranio, hormuz e garanzie usa

Nel merito del confronto, la nuova proposta dell’Iran viene letta da Trump attraverso il parametro principale dello stop al programma di arricchimento dell’uranio. Il presidente sostiene che la trattativa verterebbe su una condizione che, nella sua ricostruzione, dovrebbe permettere di superare l’impasse, ma giudica problematiche le premesse politiche.

Trump descrive la situazione a Teheran come caratterizzata da contrasti interni e da una leadership divisa in gruppi, ricordando anche l’esistenza di posizioni differenti all’interno dello stesso schieramento iraniano. Nel complesso, la proposta viene considerata non allineata su punti ritenuti fondamentali: l’Iran starebbe chiedendo elementi su cui non può essere d’accordo, e non sarebbe chiaro nemmeno l’assetto di riferimento della leadership.

ammorbidimento iraniano e tentativo di rilanciare i colloqui

Secondo un’interpretazione riportata dal Wall Street Journal, l’Iran avrebbe ammorbidito le proprie posizioni nel tentativo di rilanciare i colloqui. L’obiettivo sarebbe superare uno stallo che si starebbe rivelando costoso per l’economia.

orizzonti negoziali: hormuz e dossier nucleare in parallelo

La proposta rappresenta un passaggio verso gli Stati Uniti includendo la disponibilità a discutere le condizioni per l’apertura dello Stretto di Hormuz in parallelo alla valutazione delle garanzie americane per fermare gli attacchi e allentare il blocco dei porti iraniani. Finora l’Iran avrebbe considerato la rimozione del blocco navale come condizione primaria; ora i vertici iraniani sarebbero più orientati a trattare anche il dossier nucleare in cambio di un alleggerimento delle sanzioni statunitensi.

no di trump sulle armi nucleari: opzioni tra negoziato e escalation

La linea della Casa Bianca resta incentrata su un punto non negoziabile: “L’Iran non può avere armi nucleari”. Su questo confine, il presidente prospetta un ventaglio di opzioni che include tanto un possibile sviluppo del negoziato quanto la possibilità di un confronto più duro.

Trump formula l’alternativa tra un’intesa e una soluzione drastica, evocando la prospettiva di “scatenare l’inferno” e finire per sempre con la minaccia. Pur dicendo di preferire, dal punto di vista umano, la strada del non conflitto, il messaggio resta accompagnato dall’idea che una ripresa delle ostilità non possa essere esclusa.

briefing militare: piani d’attacco e centcom

Il presidente viene indicato come informato sui possibili piani d’attacco durante un briefing con il comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, e con il generale Dan Caine, Capo dello Stato Maggiore congiunto americano, presentato come riferimento ai nuovi piani per possibili attacchi contro l’Iran.

Nella comunicazione emerge anche un riferimento alle capacità operative: più armi che mai, con un livello di dotazioni che Trump descrive come più del doppio rispetto all’inizio della guerra. L’idea di non dover chiedere autorizzazione al Congresso viene collegata alla cornice costituzionale contestata da una parte dell’opinione pubblica.

war powers resolution, congresso e “giorno zero”

Trump sostiene che non ritiene necessario un via libera del Congresso per un eventuale ritorno delle ostilità. La War Powers Resolution prevede che, entro due mesi dall’inizio di una campagna militare, il presidente debba ottenere l’approvazione del Congresso per proseguire l’azione; la norma viene descritta come considerata incostituzionale da molte persone.

Nel quadro della gestione del tempo, viene citata una tregua in vigore come elemento che offrirebbe ulteriore spazio decisionale. Per evitare lo stop, viene indicato che il presidente abbia compiuto passi formali: il 7 aprile, secondo la Cnn, sarebbe stata notificata al Congresso la fine delle ostilità. La Casa Bianca afferma che una nuova azione ripartirebbe dal concetto di “giorno zero”.

figure citate nei briefing e nel quadro operativo

Nel racconto delle informazioni operative fornite al presidente compaiono i seguenti riferimenti:

  • ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom
  • generale Dan Caine, Capo dello Stato Maggiore congiunto americano

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