Tracciabilità e consorzi: proteggere made in italy con fiocchi e ue
L’idea di proteggere il Made in Italy e preservare la competitività della filiera agroalimentare emerge con forza dal confronto che ha animato il convegno dedicato a “L’Europa vista dagli italiani: speranze e incertezze sul Made in Europe”. Nel dibattito sono stati richiamati dati, percezioni e dinamiche del confronto digitale, con un’attenzione specifica alla partecipazione sociale e alle ricadute concrete sul settore produttivo.
controllo della filiera e tracciabilità per tutelare il made in italy
Secondo l’eurodeputato di Fratelli d’Italia (Ecr) Pietro Fiocchi, la tutela del Made in Italy passa da un controllo lungo l’intera filiera e da un richiamo costante alla tracciabilità. L’impostazione viene sintetizzata attraverso un esempio: realizzare un marchio italiano di grande impatto, ma basare la produzione su componenti acquistati all’estero—come nel caso di pelli provenienti dall’India poi assemblate in Italia—finisce per rendere meno veritiera l’etichetta di prodotto italiano.
Il punto centrale riguarda quindi la necessità di garantire che la narrazione commerciale corrisponda alle scelte effettive lungo tutto il percorso produttivo, così da evitare discrepanze tra origine, lavorazioni e attribuzione del marchio.
ruolo dei consorzi nella protezione dalla concorrenza extra-ue
Nel confronto sulle misure di difesa rispetto alla concorrenza extra-Ue, Fiocchi attribuisce ai consorzi una funzione determinante. Il ruolo indicato riguarda la capacità di risparmiare grazie agli acquisti di massa, oltre a proteggere i brand e a sostenere la valorizzazione tramite iniziative coordinate.
Come esempio di impostazione efficace, viene citata l’esperienza della Toscana con i vini negli Stati Uniti, indicata come caso in cui la strategia consortile consente di gestire in modo congiunto la promozione e l’affermazione del prodotto.
distinzione tra filiere e criticità del grano canadese
Fiocchi sottolinea inoltre la necessità di una distinzione su ciò che riguarda la filiera, evidenziando un caso ritenuto particolarmente significativo: il grano canadese. L’attenzione si concentra su più aspetti collegati alla produzione, al trasporto e al costo.
grano canadese: fitofarmaci, trasporto e impatto co2
Nel passaggio dedicato al caso, viene rilevato che per la produzione del grano canadese si impiegherebbero due volte e mezzo i fitofarmaci rispetto a quelli che gli agricoltori italiani non possono utilizzare. A questi elementi si aggiunge la distanza: il grano arriverebbe dopo circa 7.000 km di trasporto, con emissioni di CO2 nella Pianura Padana.
prezzo inferiore e problema di coerenza lungo la catena
Accanto alla questione ambientale e all’impiego di prodotti, viene richiamato anche il fattore economico: il grano canadese costerebbe meno rispetto al grano italiano. Da qui nasce l’argomentazione secondo cui nella filiera emergerebbe qualcosa che non quadra, con la richiesta che tali differenze vengano riconosciute e gestite in modo trasparente.
focus su pietro fiocchi e punti chiave del suo intervento
Nel corso del convegno, l’intervento ha messo al centro la necessità di rendere coerenti origine, lavorazioni e attribuzione del marchio, ponendo anche l’accento sul ruolo dei consorzi e su criticità individuate in specifici segmenti della filiera.
- Pietro Fiocchi, eurodeputato di Fratelli d’Italia (Ecr).