Tassare i ricchi: cosa dicono i sui miliardari e la paura di scappare

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Tassare i ricchi: cosa dicono i  sui miliardari e la paura di scappare

Negli Stati Uniti la spinta a colpire patrimoni molto elevati e rendite immobiliari sta guadagnando terreno, soprattutto nelle aree dove il bilancio pubblico dipende in modo marcato dai contribuenti ad altissimo reddito. Da New York alla California, le proposte fiscali stanno innescando una reazione netta da parte di una parte delle élite economiche, con accuse di voler “punire il successo”, campagne di finanziamento e minacce di delocalizzare attività e residenze. Al centro della discussione emergono anche dettagli operativi del sistema tributario locale: criteri di valutazione basati su redditi potenziali invece che sul valore di mercato e conseguenze dirette su immobili, affitti e disponibilità di abitazioni.

tassare grandi patrimoni negli stati uniti: da new york alla california

La pressione politica e sociale cresce in modo parallelo in contesti diversi, accomunati da due elementi: concentrazione di ricchezza e costi elevati per chi dispone di redditi ordinari. In questi territori le riforme fiscali proposte mirano a intercettare risorse dai grandi patrimoni, ma si confrontano con l’idea che l’imposizione possa incidere sulla stabilità economica e ridurre il gettito atteso.

pied-à-terre tax a new york: tassa sulle seconde case di lusso

Nel distretto di New York il sindaco Zohran Mamdani ha introdotto la “pied-à-terre tax”, pensata come prelievo sulle seconde case di fascia molto alta acquistate come investimento e usate in modo sporadico dai super ricchi. L’obiettivo dichiarato è un gettito stimato in 500 milioni di dollari.

La reazione di una parte dell’alta finanza è stata immediata e intensa, con minacce di trasferimento e una campagna di opposizione finanziata per contestare le nuove tasse. Sullo sfondo, l’accusa alla politica progressista è quella di colpire il successo invece di favorire sviluppo e attrazione di capitali.

california: patrimoniale del 5% sui miliardari e referendum in arrivo

In California la proposta di patrimoniale al 5% sui miliardari potrebbe finire direttamente sulla scheda elettorale di novembre. Due settimane prima del confronto elettorale, i promotori hanno annunciato di aver raccolto oltre 1,5 milioni di firme, quasi il doppio di quelle necessarie per portare la misura alle urne in autunno.

La misura prevede una tassa una tantum del 5% sui patrimoni dei miliardari residenti nello stato, includendo azioni, quote societarie, opere d’arte, proprietà intellettuale e altri asset finanziari. Le risorse dovrebbero servire a coprire tagli federali alla sanità e ai programmi di assistenza decisi dall’amministrazione Trump.

chi sostiene la proposta fiscale californiana e come viene costruita tecnicamente

La spinta politica alla patrimoniale si collega anche a una componente tecnica e accademica. Tra i nomi coinvolti nella stesura della misura figurano alcuni studiosi, con particolare rilievo per l’economista Emmanuel Saez dell’Università di Berkeley. Saez è indicato come uno dei principali studiosi delle disuguaglianze e come sostenitore delle wealth tax. È inoltre descritto come coautore di numerosi lavori con Thomas Piketty e con Gabriel Zucman, teorici della necessità di una tassazione minima dei grandi patrimoni su scala globale.

valutazione immobiliare a new york: case di lusso e tassazione basata su redditi potenziali

Un passaggio centrale della contestazione riguarda il funzionamento del sistema fiscale newyorkese e, in particolare, il modo in cui vengono stimati molti immobili di pregio ai fini delle imposte. Il sindaco Mamdani ha reso pubblico il provvedimento attraverso un video di annuncio della tassa sugli immobili del valore superiore a 5 milioni di dollari, non destinati a residenza principale, localizzati in aree di lusso come il grattacielo 220 Central Park South, dove si trova anche il grande attico del finanziere fondatore di Citadel, Ken Griffin.

Nel caso citato, la penthouse di 7000 metri quadri associata a Griffin risulta avere un valore di acquisto di 238 milioni di dollari e viene presentata come una delle abitazioni più costose mai vendute negli Stati Uniti. Eppure, ai fini fiscali, l’immobile appare valutato dal comune in 9,4 milioni di dollari. Il motivo indicato è che il sistema non tassa gran parte degli immobili di lusso sul valore di mercato reale, ma attraverso formule collegate ai potenziali redditi da affitto.

La conseguenza richiamata è una distorsione simile a quelle note nel catasto italiano, con valori imponibili molto inferiori rispetto ai prezzi effettivi. Secondo la ricostruzione fornita, questo meccanismo alimenta sia la crisi abitativa sia l’esplosione dei prezzi.

scontro politico in california: opposizione tra democratici e timori sul gettito

La patrimoniale al 5% sui miliardari ha aperto un confronto acceso anche all’interno dell’area democratica. Il governatore Gavin Newsom, citato come possibile candidato presidenziale nel 2028, si è schierato contro il referendum, definendo la misura potenzialmente pericolosa per la stabilità economica dello stato.

Il timore principale riguarda una fuga dei grandi patrimoni, anche se limitata, con conseguenti perdite di gettito stimate nell’ordine di centinaia di milioni di dollari.

opposizione finanziata dalla silicon valley: contributi e spostamenti di residenza

Tra i principali oppositori sono indicati alcuni dei nomi più noti dell’industria tecnologica. Sergey Brin, cofondatore di Google, avrebbe donato almeno 45 milioni di dollari a un Super Pac finalizzato a contrastare il referendum. Eric Schmidt, ex amministratore delegato del motore di ricerca, risulta aver versato oltre 3 milioni di dollari. Larry Page, cofondatore di Google, viene descritto come autore di spostamenti societari fuori dalla California e come acquirente di proprietà in Florida.

Nel contesto viene inoltre citato Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato di Meta–Facebook, che avrebbe comprato una maxi-residenza a Miami.

Di fronte alle misure fiscali viene riportata anche una posizione diretta: Jensen Huang, nona persona più ricca al mondo e dirigente del gruppo dei semiconduttori Nvidia, avrebbe dichiarato di non avere intenzione di andarsene, con l’espressione: “Mi va benissimo”.

studi sulla fuga fiscale: cosa cambia davvero con nuove tasse

Oltre alle dichiarazioni e alle narrazioni sulla mobilità, viene richiamata l’analisi di studi relativi alla cosiddetta “fuga” dei contribuenti facoltosi. Il sociologo Cristobal Young, che studia da anni la mobilità fiscale dei milionari e ha dedicato il libro The Myth of Millionaire Tax Flight: How Place Still Matters for the Rich, sostiene che i milionari si spostano relativamente poco e che l’effetto di nuove tasse risulterebbe contenuto.

Viene citato anche uno studio di Young insieme a Charles Varner dello Stanford Center on Poverty and Inequality, focalizzato sulla California. Il lavoro attribuisce le variazioni nel numero di milionari soprattutto all’andamento dell’economia e dei mercati finanziari, piuttosto che a riforme fiscali.

Secondo questa ricostruzione, chi risulta spostarsi maggiormente sarebbe soprattutto una fascia diversa: famiglie “normali” con figli, costrette a lasciare le grandi città a causa di costo della vita e affitti fuori controllo.

personaggi citati nel confronto fiscale e nel dibattito pubblico

Nel materiale analizzato compaiono diverse figure collegate alle proposte fiscali, alle reazioni politiche e alle dinamiche imprenditoriali e finanziarie:

  • Zohran Mamdani
  • Ken Griffin
  • Emmanuel Saez
  • Thomas Piketty
  • Gabriel Zucman
  • Gavin Newsom
  • Sergey Brin
  • Eric Schmidt
  • Larry Page
  • Mark Zuckerberg
  • Jensen Huang
  • Cristobal Young
  • Charles Varner
Tassare i ricchi – New York e la California sfidano i miliardari, che minacciano la fuga. Ma i dati smentiscono l’esodo fiscale

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