Suicidio assistito in toscana: la storia di mariasole nel quarto caso

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Suicidio assistito in toscana: la storia di mariasole nel quarto caso

La vicenda di Mariasole, donna toscana di 63 anni affetta da una forma severa di parkinsonismo degenerativo, mette al centro il tema dell’accesso al suicidio medicalmente assistito e dei criteri collegati al trattamento di sostegno vitale. Secondo quanto comunicato dall’Associazione Luca Coscioni, la donna è morta il 4 maggio a casa sua dopo l’autosomministrazione del farmaco letale fornito dal Servizio sanitario regionale.

Il percorso che ha preceduto la procedura è stato descritto come lungo e complesso, con una fase iniziale di diniego da parte dell’Azienda sanitaria e un successivo riconoscimento dei requisiti necessari, reso possibile anche dall’aggravarsi delle condizioni cliniche e dall’intervento dell’autorità giudiziaria.

mariasole, parkinsonismo degenerativo e fine vita a casa

Mariasole, diagnosticata dal 2015, è stata progressivamente condotta verso una totale dipendenza da terzi. Nel tempo, l’impossibilità di camminare ha limitato la sua autonomia, mentre la comunicazione avveniva solo tramite un comunicatore a tastiera con sintesi vocale. Le condizioni riportate includevano inoltre grave disfagia e stipsi cronica, con necessità di assistenza continuativa del marito e di operatori sanitari per le funzioni vitali.

Per far rispettare la propria volontà, la donna avrebbe dovuto avviare un iter formale dedicato, delineato come una battaglia legale protrattasi per mesi: la prima richiesta risalirebbe a luglio 2025, con durata indicata in nove mesi, durante i quali l’Associazione Luca Coscioni ha assicurato supporto attraverso il collegio legale.

iter legale per il suicidio medicalmente assistito

Il comunicato dell’Associazione Luca Coscioni riporta che Mariasole ha cercato tutela rispetto alla possibilità di accedere alla procedura di suicidio medicalmente assistito. Nonostante patologia ritenuta irreversibile, sofferenze definite intollerabili e capacità di prendere decisioni considerate consapevoli, l’Azienda sanitaria avrebbe inizialmente negato l’accesso.

diniego e richieste respinte dalla asl

La motivazione indicata riguardava l’assenza, a giudizio dell’ente, del requisito del “trattamento di sostegno vitale”. Tale valutazione sarebbe stata formulata nonostante un parere del Comitato etico che riconosceva la presenza dei requisiti.

Per superare l’esito negativo, la donna avrebbe dovuto procedere tramite strumenti legali: una diffida, un ricorso d’urgenza presso il Tribunale di Pisa e l’ulteriore aggravamento del quadro clinico. In tale fase viene richiamato anche il rifiuto della nutrizione artificiale, indicata come Peg, elemento che avrebbe contribuito al cambiamento della valutazione.

riconoscimento dei requisiti e giurisprudenza citata

Dopo il percorso descritto, la commissione dell’Asl avrebbe riconosciuto la sussistenza di tutti i requisiti richiesti. Nel comunicato si segnala che tale decisione si sarebbe conformata alla recente giurisprudenza, citando le sentenze 135/2024 e 66/2025.

Le indicazioni riportate chiariscono un punto centrale: l’assistenza vitale includerebbe anche le manovre dei caregiver e il rifiuto di terapie o trattamenti invasivi. Con il nuovo parere, confermativo della presenza dei requisiti, Mariasole avrebbe potuto procedere con l’autosomministrazione del farmaco letale presso la propria abitazione.

autosomministrazione e assistenza del medico

La procedura descritta si è svolta a casa di Mariasole, con la fornitura del farmaco letale e della strumentazione da parte del Servizio sanitario regionale. Ad assistere la donna nella fase di attuazione della procedura sarebbe stato il suo medico di fiducia, indicato come dottor Paolo Malacarne.

le parole di mariasole: diritto, dignità e solitudine

Nel comunicato diffuso, Mariasole ha spiegato la scelta collegandola all’impossibilità di vivere una condizione definita non dignitosa e alla perdita progressiva di funzioni fondamentali. Il testo riferisce una situazione in cui non sarebbe stato possibile vedere, parlare e, quindi, comunicare; inoltre sarebbe risultata impossibile muoversi in alcun modo e mangiare, con la conseguenza di una condizione descritta come mancanza di vita.

Nel messaggio viene anche richiamato lo stato di attesa legato al percorso burocratico e legale: Mariasole dichiara di essersi sentita “defraudata di un diritto”, considerato inalienabile. Una parte significativa del contenuto è dedicata alla dimensione della lotta affrontata insieme a chi le stava accanto e alla speranza che nessuno sia costretto ad attendere nella sofferenza, trovandosi davanti ostacoli che, secondo la ricostruzione, non dovrebbero sussistere una volta accertata malattia e volontà libera della persona.

dichiarazioni dell’associazione: interpretazione del sostegno vitale

Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, hanno espresso il proprio pensiero alla famiglia di Mariasole. Le dichiarazioni riportano che la vicenda sarebbe stata una battaglia condotta con tenacia contro resistenze definite ideologiche e burocratiche in un sistema che, secondo la ricostruzione, opporrebbe ancora ostacoli.

Il testo sottolinea come Mariasole, nella sofferenza intollerabile che l’aveva portata a chiedere verifiche sulla propria condizione, si sia opposta a un primo diniego e abbia dovuto ricorrere a un giudice. Alla Regione Toscana viene quindi chiesto di organizzare una campagna informativa diretta principalmente ai medici, con l’obiettivo di consentire un rispetto tempestivo delle regole stabilite dalla Corte costituzionale e dalla Regione Toscana.

Le parole riportate insistono su un punto interpretativo: l’interpretazione evolutiva del “sostegno vitale” viene indicata come determinante, perché includerebbe l’assistenza dei caregiver e il diritto di rifiutare trattamenti come la Peg come componenti della libertà di scelta nel fine vita.

personaggi e figure citate nella vicenda

  • Mariasole
  • Francesca Re
  • Angioletto Calandrini
  • Alessia Cicatelli
  • Filomena Gallo
  • Marco Cappato
  • Paolo Malacarne
Toscana, quarto caso di suicidio assistito: “Durante l’attesa mi sono sentita defraudata di un diritto”

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