Spese militari Meloni: il 5% Nato giudicato irrealistico
All’Aja, a giugno 2025, è stato definito un traguardo ambizioso per la spesa in ambito Difesa, fissando l’obiettivo di arrivare al 5% fino al 2035. A distanza di tempo, un cambio di linea emerge in modo formale: una mozione depositata e pronta a essere approvata in Aula al Senato martedì pomeriggio indica la necessità di rivedere l’impegno, collegando le scelte di bilancio a situazione economica e priorità nazionali legate al contesto di guerra in Medio Oriente.
mozione al senato: revisione dell’obiettivo 5% difesa fino al 2035
La mozione, firmata dai capigruppo di maggioranza al Senato, mette nero su bianco l’intenzione di ricalibrare l’impegno previsto dopo il vertice dell’Aja. Nel documento si afferma che l’obiettivo del 5%—indicato come pari a 70 miliardi in più all’anno—deve essere rivisto. La motivazione viene ricondotta a “situazione economica” e “priorità nazionali”, con un passaggio centrale: la direzione politica dell’esecutivo punta a rendere l’impegno più compatibile con la sostenibilità dei conti pubblici.
difesa e conti pubblici: obiettivo 2% pil e spazio per rinegoziazione
La mozione richiama anche il mantenimento di un impegno nell’ambito Nato, indicando la conferma del traguardo del 2% del PIL per la spesa di difesa. In parallelo, viene disposto che l’esecutivo proceda con una revisione degli obiettivi più ambiziosi, quindi anche del 5%, alla luce delle condizioni economiche e delle priorità interne. Il documento specifica inoltre l’esigenza di includere nel computo gli investimenti per sicurezza energetica e infrastrutture critiche, così da assicurare una difesa collettiva efficace senza mettere a rischio la sostenibilità fiscale.
obiettivo definito irrealistico e scelta pragmatica
Nel testo, l’obiettivo del 5% viene descritto con il termine “irrealistico”, accompagnato dalla rivendicazione di una “visione pragmatica”. La mozione richiama inoltre l’origine dell’impegno legato al vertice, in cui il traguardo era stato proposto su richiesta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel giugno 2025.
cabina di regia energia-difesa-esteri-infrastrutture e piano integrato nazionale
Un punto rilevante della mozione riguarda il coordinamento tra politiche differenti. Per rivedere l’impegno del 5% e collegare le spese per la Difesa a quelle energetiche, la maggioranza chiede al governo di istituire una cabina di regia interministeriale con competenze su Energia, Difesa, Esteri e Infrastrutture.
monitoraggio e coordinamento strategico sugli obiettivi
Secondo quanto riportato nella mozione, la cabina di regia dovrebbe svolgere funzioni di coordinamento strategico e monitoraggio dell’attuazione degli obiettivi. Il testo richiede anche la predisposizione di un piano integrato nazionale di sicurezza energetica e infrastrutturale.
sicurezza energetica, cyber resilienza e protezione di infrastrutture critiche
Il piano integrato richiesto dalla mozione dovrebbe integrare sicurezza energetica, cyber resilienza, protezione fisica delle infrastrutture critiche, scenari di rischio e stress test periodici. L’impianto complessivo mira a far convergere la dimensione infrastrutturale e quella energetica con la strategia di difesa collettiva.
priorità energia e sicurezza: collegamento a crisi energetica e deroga patto di stabilità
La mozione collega la scelta di priorità agli investimenti energetici alla crisi prodotta dal blocco dello stretto di Hormuz, indicata come fattore che influenza l’aumento di accise e bollette. In questo quadro viene richiamata anche una richiesta politica già attivata: la domenica precedente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe scritto alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per ottenere una deroga del Patto di Stabilità, sia per l’energia sia per le armi.
allocazione risorse: 3,5% armi e 1,5% sicurezza
Il documento descrive la composizione dell’impegno indicato: 3,5% per spese in ambito armi e 1,5% per la Sicurezza. La ricalibratura richiesta mira a mantenere un percorso coerente con la strategia energetica, evitando effetti economici indesiderati collegati ai costi per famiglie e imprese.
nessun aumento 2026 e revisione dell’impegno nel medio periodo
La mozione esplicita che per il 2026 non sarebbe previsto un aumento della spesa militare. L’impostazione viene motivata anche con il contenimento di ricadute in termini di consenso in vista delle elezioni previste per il 2027. Nel testo compare inoltre l’intenzione di ridiscutere l’impegno del 5% per la spesa in ambito Difesa fino al 2035.
altri punti sulla strategia energetica nazionale e sull’approvvigionamento
Oltre alla revisione dell’obiettivo, la mozione include ulteriori indicazioni operative collegate ai temi energetici. I punti aggiuntivi prevedono una serie di azioni finalizzate alla diversificazione delle forniture, al contenimento dei costi e al rafforzamento della componente infrastrutturale e rinnovabile.
- Richiesta di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico tramite il Piano Mattei e rapporti con Algeria, Azerbaigian, Stati Uniti e Libia.
- Impegno a contenere i costi energetici per famiglie e imprese.
- Prosecuzione della trattativa europea per chiedere una deroga al Patto di Stabilità.
- Rafforzamento delle fonti di energia rinnovabile e promozione della sovranità energetica.
- Candidatura dell’Italia come hub energetico del Mediterraneo.
capigruppo di maggioranza firmatari della mozione senato
La mozione è firmata dai capigruppo di maggioranza al Senato:
- Lucio Malan
- Stefania Craxi
- Massimiliano Romeo
- Michaela Biancofiore
