Sciopero contro la chiusura e 108 licenziamenti British Council Italia
Con oltre ottant’anni di attività in Italia, il British Council avvia un processo che ridisegna in modo drastico la propria presenza educativa nel Paese. La decisione riguarda 108 licenziamenti su 130 dipendenti e la chiusura delle attività di insegnamento dell’inglese. Tra Roma, Milano e Napoli, lavoratrici e lavoratori hanno dato vita al primo sciopero promosso da FLC CGIL, contestando quella che il sindacato definisce una scelta politica mascherata da crisi industriale.
british council licenziamenti e chiusura dell’insegnamento dell’inglese
Il quadro delineato riguarda una soppressione di 108 posti e una cancellazione delle attività del British Council in Italia. Il sindacato ha indicato come conseguenza dei tagli una riduzione di circa l’80% della forza lavoro.
Il provvedimento è stato avviato con una comunicazione formale: l’11 maggio il British Council ha trasmesso alle Rappresenti Sindacali Aziendali e a FLC CGIL l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo. Nella documentazione è riportata la motivazione legata a una difficile crisi finanziaria che starebbe colpendo l’organizzazione.
motivazioni aziendali: crisi finanziaria, pandemia e deficit di finanziamento
Secondo quanto riportato da una portavoce del British Council, le difficoltà sarebbero legate anche agli effetti della pandemia. Tra i punti citati rientrerebbero:
- la necessità di colmare un significativo deficit di finanziamento;
- il rimborso di un prestito di 197 milioni di sterline concesso dal governo britannico durante quel periodo.
La stessa portavoce ha collegato la risposta a queste criticità alle sedi italiane, affermando che l’ente sta rivedendo le attività in diversi Paesi e valutando modifiche. Nel quadro delle valutazioni sarebbe stata indicata una proposta per chiudere i centri di formazione del British Council in Italia, attribuendo la scelta ai cambiamenti profondi nella domanda degli studenti.
flc cgil contestazione sindacale e protesta nei principali capoluoghi
Per lavoratrici e lavoratori, la ricostruzione aziendale non corrisponderebbe alla lettura della realtà. In un’intervista riportata da FLC CGIL, Leonardo Croatto ha sostenuto che il British Council nasce nel 1951 in Italia da un accordo bilaterale tra Regno Unito e Italia, finalizzato a promuovere scambio culturale e collaborazione educativa.
Secondo la ricostruzione sindacale, l’annuncio del licenziamento quasi completo del personale italiano sarebbe una scelta politica mascherata da crisi industriale, sottolineando anche che l’ente non opererebbe come realtà commerciale. La contestazione si concentra inoltre sul tradimento di quell’accordo e sull’impatto diretto su 108 lavoratori.
sciopero a roma, milano e napoli
La risposta è partita con un’azione di sciopero in contemporanea tra Roma, Milano e Napoli, con una grandissima adesione nella prima delle due giornate di sciopero annunciate. Nel racconto riportato da FLC CGIL, l’insieme delle iniziative mira a contestare decisioni unilaterali che determinerebbero la cancellazione di decenni di cooperazione culturale e di competenze professionali.
risposta dello sciopero e posizione della federazione lavoratori della conoscenza
In una nota della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, la prima protesta viene definita “straordinaria”. La federazione evidenzia che lo sciopero ha mostrato l’intenzione delle lavoratrici e dei lavoratori di non subire passivamente scelte assunte unilateralmente, in grado di interrompere un percorso di cooperazione costruito negli anni.
personaggi e rappresentanti citati
Nel quadro delle comunicazioni e delle contestazioni sindacali risultano citate le seguenti figure:
- Leonardo Croatto (FLC CGIL)
