Ricina mamma e figlia avvelenate: le ultime ore nel racconto dell’infermiere

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Ricina mamma e figlia avvelenate: le ultime ore nel racconto dell’infermiere

Nuovi sviluppi nell’indagine sul caso di Pietracatella: l’infermiere indicato come possibile testimone chiave è stato ascoltato in Questura per la seconda volta, su richiesta della difesa di un medico del Pronto Soccorso del Cardarelli. L’audizione mira a ricostruire con maggiore precisione la cornice e la gravità delle ore successive ai fatti.

audizione in questura: infermiere ascoltato per la seconda volta

Nel corso dell’ascolto odierno, l’infermiere è stato chiamato a rispondere ancora una volta alle domande degli inquirenti. La richiesta è partita dal legale di un medico operante presso il Cardarelli, nell’ambito del procedimento collegato al giallo di Pietracatella.

Secondo quanto riportato, l’incontro in Questura sarebbe finalizzato a completare un passaggio ritenuto importante per valutare la gravità di un arco temporale specifico legato al caso.

ricostruzione del soccorso dopo le dimissioni

L’infermiere sarebbe stato contattato per fornire assistenza alla famiglia dopo le dimissioni dall’ospedale di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara. Il racconto attribuito all’uomo descrive una situazione estremamente critica al momento in cui la madre e la ragazza sarebbero state seguite all’esterno della struttura sanitaria.

condizioni di Antonella Di Ielsi e Sara Di Ielsi dopo il ritorno a casa

Per quanto riguarda la quindicenne Sara, la descrizione riporta uno stato interpretato come delirio, con una incapacità di connettersi con la realtà. Per Antonella Di Ielsi, invece, si parla di condizioni tanto gravi da far apparire la madre in una fase in cui la parola sarebbe stata quasi persa.

procedura delle flebo: sacche sigillate e testimoni presenti

Nel racconto presentato agli inquirenti, l’infermiere avrebbe ribadito aspetti tecnici ritenuti decisivi. La posizione attribuita all’uomo indica che le sacche per le flebo sarebbero risultate perfettamente sigillate e che l’intera procedura si sarebbe svolta alla presenza di testimoni.

La ricostruzione riferita dall’infermiere avrebbe escluso l’esistenza di errori medici o anomalie durante quel soccorso estremo, sostenendo che un veleno avrebbe continuato a operare nell’organismo delle due vittime.

assenza di anomalie secondo la versione dell’infermiere

Le affermazioni riportate pongono l’accento sul fatto che la somministrazione sarebbe avvenuta in condizioni controllate: sigilli integri, presenza di testimoni e nessuna deviazione nella procedura.

persone citate nel contesto dell’audizione

All’interno delle informazioni disponibili sono presenti i nominativi legati alle vittime e al contesto dell’assistenza:

  • Antonella Di Ielsi
  • Sara Di Ielsi
Categorie: SaluteCronaca

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