Petrolio scorte finite a giugno e stretto di hormuz ancora chiuso: cosa succede ai prezzi
La fase di attesa che precede l’escalation sta lasciando spazio a timori sempre più concreti sui mercati energetici. Dopo i primi attacchi di Usa e Israele contro l’Iran, con conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, gli analisti indicano una possibile fase di rottura a breve: l’effetto atteso riguarda scorte, costi dell’energia e prospettive economiche a livello globale.
stretto di hormuz bloccato: prezzi del petrolio verso livelli record
A circa nove settimane dagli eventi iniziali, la pressione sui flussi di greggio resta elevata. L’ipotesi delineata dagli operatori è che entro la fine di maggio le scorte di greggio, benzina, diesel e carburante per jet possano avvicinarsi a un esaurimento, con ripercussioni immediate su consumi e prezzi.
Parallelamente, sul piano politico, Donald Trump avrebbe scritto al Congresso sostenendo che “la guerra è finita”, allo scopo di non richiedere l’autorizzazione a proseguirla. La dinamica sul terreno, però, non mostra segnali di sblocco: la strozzatura attraverso lo Stretto di Hormuz viene descritta come ancora impraticabile.
Nel contesto mediatico, Javier Blas, esperto di materie prime di Bloomberg, ha richiamato l’idea di un nuovo acronimo nato in ambito trader, definito “Nacho”, con significato collegato all’impossibilità di una riapertura di Hormuz.
scorte in calo e rischio di recessione: scenari di mercato a breve termine
Frederic Lasserre, di Gunvor, ha sottolineato l’assenza di un margine temporale sufficiente: “non abbiamo a disposizione dei mesi” e sono previste enormi difficoltà. Secondo la sua valutazione, le economie dovrebbero ridurre l’uso di carburante, con conseguenze che potrebbero arrivare fino alla chiusura di industrie e a una recessione. Nello stesso ragionamento, anche nel caso di un ritorno dei flussi energetici, sarebbero necessari mesi prima di intravedere una ripresa economica favorevole.
L’elemento di svolta individuato viene collocato in giugno: “sarà chiaramente giugno”, momento in cui qualcosa dovrà cambiare. La stima di Amrita Sen, di Energy Aspects, indica che, qualora la prosecuzione del conflitto arrivasse fino alla fine di giugno, le scorte potrebbero esaurirsi. In tale scenario, il Brent, considerato riferimento internazionale, potrebbe muoversi verso una forchetta di 150-200 dollari al barile.
brent oltre 150 dollari: impatto della produzione mediorientale e dei volumi
Eric Nuttall, partner e senior portfolio manager di Ninepoint Partners, ha evidenziato un crollo della produzione mediorientale pari a 14 milioni di barili al giorno. Sul fronte delle scorte, viene indicato che entro la fine di maggio quelle globali potrebbero raggiungere minimi storici. Anche per questo motivo, l’aspettativa formulata è che il petrolio possa attestarsi oltre i 150 dollari al barile.
Gli analisti aggiungono un punto ulteriore: anche nel caso in cui lo Stretto di Hormuz venisse riaperto rapidamente, entro tempi molto ravvicinati verrebbe considerata persa una quota stimata intorno al 3% della produzione mondiale annua, poiché occorrerebbero tempi tecnici per riportare le esportazioni alla normalità. Un deficit di questa dimensione viene trattato come un fattore difficile da ignorare a lungo.
dati usa e timori estivi: scorte di benzina ai minimi
La pressione emerge anche dalle rilevazioni settimanali dell’U.S. Energy Information Administration. Al 24 aprile, le scorte di benzina negli Stati Uniti risultano scese a 222 milioni di barili, il livello più basso per quel periodo dell’anno in oltre un decennio.
Con l’avvicinarsi della stagione estiva, gli operatori temono che possibili carenze possano aumentare pressioni sui prezzi in tempi rapidi. In Europa, l’analista Aldo Spanjer di BNP Paribas ha indicato che potrebbero trascorrere fino alla fine dell’estate prima che emergano problemi di disponibilità di carburante per jet.
accordo opec+: aumento dei target produttivi e limiti dovuti allo stretto
Sabato, secondo quanto riportato, sette Paesi membri di Opec+ – Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Algeria, Kazakistan, Russia e Oman – avrebbero raggiunto un accordo di principio per aumentare i target di produzione di circa 188.000 barili al giorno nel mese di giugno. L’intesa viene descritta come un passo che, però, avrebbe un valore quasi simbolico, poiché una parte rilevante delle spedizioni attraverso lo Stretto resta bloccata a causa della guerra.
La proposta risulta simile a quella dello scorso mese, indicata in 206.000 barili al giorno, con differenze legate all’uscita degli Emirati Arabi Uniti dal gruppo, annunciata con decorrenza dal 1° maggio.
produzione opec+ e tagli: calo di output e danni infrastrutturali
Secondo i dati Opec, la produzione totale dei membri del cartello avrebbe raggiunto in media 35,06 milioni di barili al giorno a marzo, in calo di 7,7 milioni rispetto a febbraio. Nel dettaglio, vengono segnalati tagli da parte di Iraq e Arabia Saudita legati a esportazioni limitate.
Al di fuori del Golfo, anche la Russia avrebbe ridotto l’output per effetto di danni alle infrastrutture causati da attacchi con droni ucraini.
figure citate: analisti e operatori coinvolti nelle stime
Le valutazioni presenti nel quadro considerano posizioni e stime formulate da diverse figure del settore, con riferimenti a società di trading, analisti di mercato e gestori di portafoglio.
- Frederic Lasserre (Gunvor)
- Amrita Sen (Energy Aspects)
- Eric Nuttall (Ninepoint Partners)
- Aldo Spanjer (BNP Paribas)
- Javier Blas (Bloomberg)
