Navi : cinque buoni motivi per evitare oltre l’hantavirus

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Navi : cinque buoni motivi per evitare oltre l’hantavirus

Le crociere stanno vivendo un’espansione rapidissima: nel mondo sono quasi seimila navi, mentre nei porti italiani se ne contano oltre centottanta. I numeri dei passeggeri continuano a salire, con una stima per l’Italia che indica 1,1 milioni nel 2025. In parallelo, il settore spinge sempre di più su un modello pensato per il lusso, o comunque per l’imitazione del lusso, tra ambienti barocchi e scenografie scintillanti, buffet illimitati, piscine e intrattenimenti assortiti. Una scelta diffusa ha inevitabilmente cause precise, ma emergono anche motivazioni concrete per considerare con attenzione l’impatto di questa forma di viaggio.

impatto ambientale delle crociere: combustibili ed emissioni

Uno dei nodi principali riguarda l’impronta ecologica. Nonostante i tentativi di rendere le crociere “sostenibili”, le navi continuano a funzionare come grandi sistemi energivori. Il punto di partenza è il carburante: le quantità consumate sono elevate, e la necessità non riguarda soltanto i motori, ma anche la produzione di energia necessaria a bordo, in un processo che non può essere considerato basato su risorse rinnovabili.

Le conseguenze si riflettono in un’emissione significativa: non solo CO2, ma anche ossidi di azoto, ossidi di zolfo e black carbon, indicato come componente del particolato fine. In parallelo, il testo richiama la presenza di strategie orientate alla riduzione di alcune sostanze tramite l’uso di gas liquefatto, presentandolo però come una soluzione che non equivale a una vera decarbonizzazione, rispetto a opzioni come l’idrogeno verde che restano lontane.

Esistono anche prototipi pensati per abbattere le emissioni, con pannelli fotovoltaici e riduzioni indicate come molto rilevanti: viene citata la nave norvegese Sea Zero. Il quadro descritto però sottolinea che tali unità non sono ancora in acqua e che difficilmente potranno diventare una presenza di massa.

inquinamento e ingombro nei porti: ecosistemi sotto pressione

Il problema non si limita alle emissioni: le navi da crociera risultano anche ingombranti e in grado di alterare l’equilibrio dei luoghi. La loro presenza vicino ai porti comporta inquinamento e rumore, con il rischio di impattare ecosistemi fragili.

Un caso richiamato riguarda Venezia, dove il confronto tra cittadini e associazioni si protrae da anni, addirittura da decenni, e il tema non risulta ancora completamente risolto. Il testo collega questa dinamica anche alla tendenza a far crescere porti di dimensioni importanti, citando l’ipotesi di un grande scalo in una zona naturalistica fragile.

Viene indicato che a Fiumicino dovrebbe sorgere un porto, descritto come abnorme, destinato ad ospitare le navi da crociera della Royal Caribbean. L’affermazione include anche la critica secondo cui il progetto, secondo il testo, dovrebbe scontrarsi con vincoli ambientali e giuridici, oltre a tener conto della prossimità del Porto di Civitavecchia. La narrazione evidenzia inoltre il ruolo attribuito a Comune di Fiumicino e alla scelta di Roma di inserire la misura nei progetti del Giubileo, pur non risultando avviata. Sullo sfondo, viene presentata come totale la battaglia delle associazioni, con lo scenario di amministrazioni considerate favorevoli.

sprechi e danni da presenza massiva: acqua, cibo e calpestio

Un’altra criticità riguarda lo spreco, presentato come strutturale. Le crociere muovono immense quantità di acqua e immense quantità di cibo. Sebbene lo spreco possa esistere anche in contesti come gli alberghi tradizionali, la descrizione sostiene che in crociera si amplifica “all’ennesima potenza”, legando la questione all’impossibilità, per questa tipologia di viaggio, di perseguire un modello di economia circolare.

Il testo include anche l’impatto della discesa in massa in luoghi anche definiti incontaminati. L’arrivo contemporaneo di migliaia di persone per poche ore porta, secondo la ricostruzione, a danni diretti ai luoghi attraverso il calpestio. Il quadro presentato evidenzia poi un potenziale effetto anche sulle persone: viene citato l’episodio di un ornitologo olandese che sarebbe deceduto per un’ infezione da hantavirus contratta durante una discesa dalla nave, sostenendo che l’esperienza può condurre i passeggeri in contesti che andrebbero lasciati senza interferenze.

rischi sanitari a bordo e durante i viaggi: virus e complicanze

Il testo affronta un ulteriore aspetto collegato all’isolamento della nave: la possibilità che i contesti marittimi funzionino come ambienti favorevoli alla circolazione di virus o batteri. Tra i rischi citati compare il hantavirus, già menzionato, e il norovirus, indicato come causa di sintomi differenti. Viene inoltre richiamata la probabilità di intossicazioni alimentari, motivate dall’idea che in crociera tutti consumino lo stesso cibo.

La narrazione aggiunge anche la dimensione dell’emergenza medica, includendo la gestione di situazioni acute come un arresto cardiaco o altre complicanze, considerate difficili da affrontare nel contesto descritto: viaggio di notte, distanza dalla terra e vincoli operativi. Pur essendo presenti medici a bordo e talvolta sale operatorie, il testo sottolinea che non tutte le navi sarebbero realmente attrezzate per gestire questi eventi e anche eventuali focolai pandemici.

fascino delle crociere e aspetti morali: status symbol e viaggio senza vero contatto

L’ultima considerazione viene presentata come morale, con l’idea che la riflessione nasca da una forma di stupore legata all’immaginario della vacanza. Nel testo, il modello descritto appare come un periodo in cui il viaggio si consuma dentro una nave di lusso o “simil lusso”, tra spettacoli e intrattenimenti, senza vedere ciò che esiste fuori. Il tema centrale è la distanza tra l’idea di vacanza come scelta autonoma dei luoghi e il concetto di crociera come spazio in cui tempo e spazio risultano quasi annullati.

Viene introdotta l’ipotesi che la crociera sia divenuta una forma di status symbol, emblema di un viaggio considerato rilassante e “perfetto”, capace di far vivere l’esperienza “come se” si fosse parte di un mondo esclusivo. La descrizione collega questa tendenza a una dinamica di imitazione e a un immaginario influenzato da pubblicità e contenuti sui social, con il risultato che l’opulenza percepita rimane spesso confinata alla durata della crociera. Quando si rientra, la prospettiva cambia, e viene evocata la metafora di un ritorno alla realtà.

Il testo conclude indicando l’esigenza di un futuro con meno navi da crociera e non con un numero maggiore, motivando la posizione con l’idea che queste non siano sostenibili. L’immagine proposta è quella di un simbolo della civiltà contemporanea: un parallelo tra una nave che consuma grandi quantità di petrolio, energia, cibo e acqua e un contesto in cui la percezione dell’impoverimento dell’ambiente circostante viene messa in ombra da distrazioni a bordo.

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Categorie: Salute

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