Mother Mary recensione: quando l’arte incontra l’amore e i fantasmi in un mix sorprendente

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Mother Mary recensione: quando l’arte incontra l’amore e i fantasmi in un mix sorprendente

Il film Mother Mary arriva con il peso di un nome capace di muoversi tra imprevedibilità e rigore autoriale: la regia di David Lowery. Un percorso che, partendo dal cinema indipendente vicino a Sundance, ha portato Lowery a firmare due remake live action Disney, Il drago invisibile e Peter Pan & Wendy. A questo si aggiunge Old Man & the Gun, indicato come ultimo film dell’icona Robert Redford. L’incontro con A24 consegna a Mother Mary un impianto riconoscibile: ritmo tagliente e una sottile vena ironica, affiancati da un’estetica imponente, cosmica e terrificante. Il risultato non segue le aspettative di un semplice prodotto “pop”, anche quando la sua superficie richiama concerti, performance e un immaginario musicale.

mother mary: un concerto inaspettato che innesca il dramma

Al centro della storia c’è Mother Mary, la pop star interpretata da Anne Hathaway, che all’inizio del suo nuovo tour si ricongiunge con una vecchia conoscenza: la sua ex costumista e stilista Sam Anselm, portata sullo schermo da Michaela Coel. L’incontro avviene nel momento in cui Sam viene raggiunta per realizzare un abito su misura per il ritorno sulle scene. A rendere l’operazione tutt’altro che semplice è il riemergere delle ferite di un rapporto turbolento rimasto a lungo sepolto dal tempo.

Le anteprime, le immagini e i trailer hanno presentato un’Anne Hathaway cantante e ballerina, in un registro che richiama contaminazioni pop con citazioni di figure musicali note al pubblico. L’elemento musicale non manca: la colonna sonora è attribuita a Charli xcx, Jack Antonoff e FKA twigs, con quest’ultima indicata anche in un piccolo ruolo nel film. Le sequenze da concerto esistono e si integrano nella visione di Lowery, capace di dare personalità anche a momenti brevi, costruiti come se fossero tasselli di un visual album. In queste scene, l’andamento sembra orientato a un utilizzo funzionale: ciò che si vede nasce e finisce nel proprio ruolo all’interno del tema narrativo.

In particolare, la cornice delle esibizioni si connette a un’idea precisa: Mother Mary è un film sul perdono.

mother mary e l’arte: peccati, peccatori e un duello su due palcoscenici

L’arte diventa l’imbuto dove confluiscono traumi e peccati. Mother Mary mette in scena questa dinamica attraverso la musica per Anne Hathaway e la moda per Sam: due strumenti capaci di funzionare da filtro nel rapporto tra le protagoniste, tra amicizia e dolore. Il cuore del conflitto è un duello verbale che si sviluppa tra due ex amiche, descritte come possibili ex amanti, organizzato come se avvenisse su un doppio palcoscenico.

Quasi tutto il film si svolge nell’atelier di Sam, richiamando l’atmosfera di un teatro. Questo luogo, con il suo stage, si sovrappone al palco dove si esibisce Mother Mary. Da un inizio impostato su uno scontro realistico—con Anne Hathaway inquieta e Michaela Coel feroce, tagliente e desiderosa di vendetta—la storia evolve verso un registro sempre più rarefatto e “lisergico”. Il percorso conduce a una storia di fantasmi che assorbe la tensione accumulata tra i personaggi.

mother mary: una storia di fantasmi intensa, senza trasformarsi in horror

Lowery non spinge il racconto nella direzione di un horror convenzionale. La presenza del fantasma viene trattata come più di una semplice manifestazione: diventa una metafora del rapporto tra le protagoniste. In questo equilibrio narrativo, la parte più difficile è attribuita a Michaela Coel, più arrabbiata e concentrata sul rancore, mentre Anne Hathaway e Coel vengono presentate come una combinazione di forza e intensità.

La diva, descritta come fresca del successo legato a Il Diavolo veste Prada 2, riesce a muoversi tra registri differenti: intimorita di fronte all’ex amica e, allo stesso tempo, esplosiva sul palco. La trasfigurazione fantasmagorica tra lei e Sam opera come velo sull’aldilà, ma porta con sé anche un legame più concreto, descritto come un filo lungo di un vestito che intreccia tossicità e senso di colpa.

Il film costruisce così un immaginario collegato a un body horror, coerente con la storia: il dolore viene indicato come motore dell’arte. La narrazione sostiene un’intensità alta, anche se non arriva a superare il livello di volume emotivo delle sequenze cantate. La visione di Lowery appare ancorata a obiettivi chiari, sapendo cosa mostrare e come farlo.

Il controllo della regia è segnalato come possibile fattore di destabilizzazione per spettatori meno preparati o con aspettative diverse, ma la forza complessiva di Mother Mary viene definita inequivocabile.

personaggi principali di mother mary

  • Anne Hathaway nel ruolo di Mother Mary
  • Michaela Coel nel ruolo di Sam Anselm
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Categorie: TV e Spettacolo

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