Morte improvvisa nei giovani e negli sportivi: il pericolo invisibile che può fermare il cuore

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Morte improvvisa nei giovani e negli sportivi: il pericolo invisibile che può fermare il cuore

La morte cardiaca improvvisa può celarsi anche dietro un quadro clinico apparentemente rassicurante, soprattutto in giovani e sportivi che risultano sani ai controlli di routine. Tre studi internazionali, coordinati dalla Società Italiana di Cardiologia (Sic), indicano che mutazioni genetiche e cicatrici nel tessuto muscolare cardiaco possono rappresentare segnali determinanti, rilevabili tramite risonanza magnetica cardiaca, e spiegano come questo cambi la valutazione del rischio e la prevenzione. I risultati vengono pubblicati su JAMA Cardiology, European Heart Journal e JACC: Heart Failure, con un messaggio comune: la decisione di intervenire, incluso l’uso del defibrillatore, non può più basarsi su un solo parametro.

morte cardiaca improvvisa: genetica e cicatrici cardiache come cause nascoste

Le ricerche Sic descrivono un “nuovo paradigma” per interpretare il pericolo di eventi fatali. Alcune varianti genetiche associate a vulnerabilità del muscolo cardiaco e la presenza di fibrosi o cicatrici possono favorire arresti cardiaci improvvisi e aritmie anche quando gli esami di primo livello, come l’ecocardiogramma, appaiono nella norma. In tale contesto, il rischio risulta meno spiegabile con una visione centrata esclusivamente sulla funzione contrattile rilevata in modo tradizionale.

nuovi parametri per decidere il defibrillatore anche con cuore “apparentemente sano”

La Sic sottolinea che le evidenze convergono su un approccio più ampio rispetto al passato, superando l’uso esclusivo della frazione di eiezione come indicatore “grossolano” della capacità di pompaggio. La prospettiva descritta porta alla necessità di integrare genetica, valutazione del tessuto muscolare con imaging avanzato e storia clinica individuale, in modo da calibrare le decisioni cliniche sulla situazione specifica di ciascun paziente.

limiti della frazione di eiezione nella stima del rischio aritmico

Secondo le indicazioni della Sic, il parametro della funzione sistolica del ventricolo sinistro ha guidato per decenni la valutazione del rischio di aritmie fatali. Le nuove analisi mostrano però scenari differenti: alcuni pazienti portatori di mutazioni genetiche maligne possono andare incontro ad aritmie gravi senza sintomi premonitori, mentre altri con un’importante compromissione della funzione sistolica possono risultare relativamente “protetti” rispetto a eventi aritmici maggiori. Questo implica che la sola valutazione della capacità di pompare sangue non garantisce una stratificazione sufficientemente accurata.

medicina di precisione: integrazione di più segnali clinici e biologici

I risultati complessivi dei tre studi descrivono un inquadramento che non può ridursi a un singolo indice. La prevenzione della morte improvvisa nei giovani richiede una stima del rischio che combini mutazioni, presenza e caratteristiche del tessuto cicatriziale e dati clinici personali, così da costruire strumenti più affidabili per orientare la terapia, compresa la strategia legata all’eventuale impianto di defibrillatori.

studio su filamin c: rischio aritmico in pazienti con cuore normale

Il primo lavoro, pubblicato su JAMA Cardiology, ha analizzato 308 portatori di una mutazione della proteina strutturale del muscolo cardiaco filamin C, indicata come Flnc, reclutati in 19 centri internazionali specializzati nella gestione delle malattie del muscolo cardiaco. Il ruolo della proteina è mantenere l’ancoraggio delle fibre muscolari durante le contrazioni. Quando il gene presenta una variante troncante, la proteina può essere prodotta in modo incompleto o non prodotta affatto, causando una perdita di stabilità delle cellule cardiache e una vulnerabilità aumentata alle aritmie maligne.

evento maggiore durante il follow-up e identificazione di variabili

Nei partecipanti, il cuore può presentare dimensioni e morfologia normali e una funzione di pompa compatibile con un quadro rassicurante, senza sintomi rilevanti. In questi casi, il criterio tradizionale basato sulla funzione sistolica ventricolare sinistra stimata con ecocardiografia può risultare fallace. Nel follow-up è emerso che quasi 1 paziente su 5 ha avuto un evento maggiore, con un’incidenza annuale di 4 casi ogni 100 persone, destinata a salire a 8 nel primo anno dalla diagnosi, confermando l’importanza di un inquadramento tempestivo.

Lo studio ha individuato 5 variabili combinate per stimare precocemente il rischio individuale, includendo età, sesso maschile, storia di sincopi, episodi di tachicardia ventricolare non sostenuta e frazione di eiezione. La stima del rischio di evento aritmico può essere calcolata per un orizzonte compreso tra 12 e 72 mesi, con un’accuratezza che supera quella fornita dai mezzi raccomandati dalle linee guida europee.

rischio non progressivo al peggioramento della funzione contrattile

Un ulteriore punto riguarda la relazione tra funzione contrattile e pericolo: il rischio di aritmie non cresce in modo graduale al peggiorare della capacità contrattile. Al di sotto del 58%, il rischio risulta sostanzialmente invariato. In pratica, valori molto bassi o lievemente ridotti non modificano in modo coerente il livello di rischio, riducendo l’utilità predittiva della frazione di eiezione come unico criterio e aumentando il rischio di non proteggere chi è effettivamente in condizioni pericolose.

studio sulla cardiomiopatia non-dilatata del ventricolo sinistro: cicatrici visibili solo con risonanza

Il secondo studio, pubblicato su European Heart Journal, si concentra sulle forme di cardiomiopatia non-dilatata del ventricolo sinistro (Ndlvc), un sottotipo definito formalmente dalle linee guida europee nel 2023. In questa condizione il cuore non si dilata e la funzione sistolica può risultare normale all’ecocardiogramma, mentre nel tessuto muscolare sono presenti cicatrici legate a fibrosi, evidenziabili soltanto con risonanza magnetica con mezzo di contrasto.

classi di rischio e probabilità di eventi a 5 anni

La ricerca include 337 pazienti seguiti in due grandi centri italiani e valida i risultati su una coorte indipendente di 216 casi in 11 centri europei. Nei follow-up, il 15% dei pazienti ha riportato un evento aritmico maggiore entro i successivi 5 anni. Lo studio identifica 7 parametri e da essi nasce un nuovo punteggio capace di raggruppare i soggetti in 4 classi di rischio. La probabilità di eventi a 5 anni varia da meno del 5% a oltre il 40%, fornendo così indicazioni operative su se procedere o meno con l’impianto di un defibrillatore.

riduzione degli errori: sovra-trattamento e mancato trattamento

Le evidenze presentate indicano che, prima di questo lavoro, mancavano strumenti specifici per questa forma di malattia, aumentando la possibilità sia di sovra-trattare chi non ne aveva bisogno sia di non trattare chi risultava realmente a rischio.

studio su nexin (nexn): cardiomiopatia aritmogena legata a varianti troncanti

Il terzo tassello arriva da JACC: Heart Failure. L’ultima ricerca firmata dalla Sic analizza un gene Nexn, finora poco noto, che codifica per la proteina nexilin e potrebbe essere alla base di una nuova forma di cardiomiopatia aritmogena non ancora ampiamente descritta. Lo studio viene condotto tramite la collaborazione di 12 centri internazionali, coordinata da ricercatori italiani e con la partecipazione delle università di Udine, Brescia, Firenze e Trieste.

frequenza più alta delle varianti troncanti nei pazienti rispetto alla popolazione generale

Le analisi indicano che le varianti troncanti di Nexn risultano significativamente più frequenti nei pazienti con cardiomiopatia rispetto alla popolazione generale. Anche in questo caso, il quadro funzionale può apparire moderato: il cuore può risultare normale, il ventricolo non essere dilatato e la funzione sistolica apparire solo moderatamente ridotta. Nonostante ciò, nel 64% dei casi la fibrosi del muscolo cardiaco risulta estesa, e 1 paziente su 4 sviluppa aritmie ventricolari maggiori durante il follow-up, con un rischio descritto come simile nelle osservazioni riportate.

sinergia tra ricerca clinica e genetica nella stratificazione del rischio

Nel complesso, i tre studi evidenziano come la stima del rischio di morte cardiaca improvvisa debba essere costruita su elementi complementari. La genetica contribuisce a identificare fragilità del muscolo cardiaco, mentre l’imaging avanzato permette di individuare cicatrici e fibrosi che non emergono necessariamente dall’ecocardiogramma. La storia clinica, insieme alle variabili misurabili, sostiene la definizione di strumenti più accurati per prevedere gli eventi e orientare le decisioni legate alla prevenzione.

Personaggi e figure citate nei contributi della Sic:

  • Gianfranco Sinagra
  • Marta Gigli
  • Marco Canepa
  • Marco Merlo
  • Matteo Dal Ferro
Categorie: Salute

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